venerdì 20 novembre 2015

Libero chi legge #2: La diva Julia

Corteggio questo libro da quand'ero ragazzina. Credo che, banalmente, la prima cosa ad avermi attratta sia stato il mio nome contenuto nel titolo. Poi avevo letto da qualche parte che la diva protagonista del romanzo era una donna cinica – come da adolescente mi piaceva credermi – e spietata, così questo titolo mi restò impresso, conservato in qualche angolo della memoria fino ad un recente ordine su Libraccio: trovando questa vecchia edizione Adelphi a metà prezzo non ho più avuto motivi per rimandare.

Così è avvenuto il mio primo incontro con W. Somerset Maugham (1874 – 1965) e accidenti se non è stato quel che si può definire un colpo di fulmine. Era da tempo che non provavo un simile entusiasmo per lo stile di un autore, da tempo che non divoravo un libro in due giorni e che sentivo la smania di parlarne. La scrittura di Maugham è proprio pan per i miei denti.

La diva Julia, pubblicato per la prima volta nel 1937, è tutto incentrato sulla figura di Julia Lambert, la più grande attrice di teatro d'Inghilterra. Maugham ci introduce delicatamente nella sua vita invitandoci ad assistere ad una colazione con lei, suo marito – Michael Gosselyn – ed un giovane ragioniere che per tre giorni ha lavorato per il loro teatro. Nel corso di questo semplice evento il lettore scopre già alcuni tratti della personalità di Julia:
Julia parlava in modo assai diverso con se stessa e con gli altri; il suo linguaggio, parlando con se stessa, era piuttosto crudo. Aspirò con delizia la prima boccata della sigaretta. A pensarci, era davvero straordinario che bastasse pranzare con lei, discorrere con lei tre quarti d'ora, per rendere importante un uomo nella sua piccola cerchia meschina.
Tale è la visione che ha di se stessa. E nel corso di tutta la narrazione si ricevono spesso duplici risposte, nel corso di un dialogo: quella che Julia effettivamente dà al suo interlocutore e quella che pensa tra sé e sé.




Nella prima parte, attraverso un pretesto – Julia si perde in ricordi e nostalgie guardando vecchie foto di se stessa e di suo marito – Maugham ci racconta brevemente ma esaustivamente chi è e come è arrivata sin lì. Il talento innato per la recitazione, l'inizio della sua carriera, il duro lavoro dietro ogni battuta, lo studio incessante dei gesti e delle espressioni umane; e poi l'incontro con Michael, ingaggiato per una stagione nella stessa compagnia di cui lei stava già diventando la stella: Michael che era un attore appena mediocre e consapevole delle sue scarse capacità, ma compensava con l'essere l'uomo più bello di Londra, un dio greco in carne ed ossa. Julia se ne innamora a prima vista e gli fa una corte spietata, lui la ricambia con una sincera e costante amicizia, fin quando non la invita a passare le vacanze dai suoi per farglieli conoscere, lasciandole immaginare che se farà una buona impressione sulla sua famiglia lui le chiederà di sposarlo. Michael è di buona famiglia, un vero gentleman, ed i genitori non hanno certo fatto i salti di gioia quando il figlio intraprese la carriera teatrale; Julia, già svantaggiata dunque ai loro occhi dall'essere anche lei un'attrice, non può nemmeno vantare origini altrettanto altolocate. Allora interpreta il ruolo della ragazza che quei signori avrebbero desiderato per il figlio, una ragazza umile e semplice e di buon cuore, educata, gentile, altruista: nel giro di pochi giorni il signore e la signora Gosselyn erano pazzi di lei e la proposta di Michael porta a lacrime di gioia e bottiglie di champagne. Il piano di Michael è quella di risparmiare fino ad avere la somma necessaria per comprare un teatro e diventare impresario, metter su una loro compagnia di cui ovviamente Julia sarebbe stata la star. Se professionalmente sono una coppia che funziona – giovani, belli e presto famosi: i Brad e Angelina del loro tempo – la vita coniugale è un'altra storia: Julia è focosa, passionale, esplosiva tanto sul palco quanto nella vita. Sapeva anche prima di sposarlo che Michael era un uomo pacifico e tranquillo, di sani e rigorosi principi, ma non poteva aspettarsi che anche dopo sposati per lui il sesso sarebbe stata una necessità più che secondaria, al punto che troverà un sollievo che dopo aver dato alla luce il piccolo Roger Julia si fosse finalmente calmata. Michael ignora completamente – e non saprà mai – che Julia non si è "calmata": ha solo smesso di amarlo. Una circostanza che mi ha fatto ricordare le parole di Estella in Grandi speranze di Dickens, quando dice in un modo da far gelare il sangue che una donna è capace di esser sposata per tutta la vita con un uomo che non ama senza che lui se ne accorga.

Oltre questo ci viene raccontata la sua storia con Charles Tamerley, un ammiratore colto e raffinato come pochi, che decide di divorziare dalla moglie perché troppo innamorato di Julia. Tra loro non ci sarà mai niente, Julia non ricambia con sentimenti da amante, ma per puro egoismo gli impedisce di allontanarsi, tenendolo ancorato a sé per tutta la vita. Charles si dimostrerà un amico prezioso e fedele, che le sarà sempre accanto e che non avrà mai nessun altra donna. Julia deve a lui la capacità di citare Proust o parlare d'arte agli eventi mondani, è a lui che si rivolge quando ha bisogno di un consiglio, e benché sia stata terribilmente egoista con lui è l'unica persona verso la quale Julia senta un minimo di riconoscenza. Charles non è l'unica vittima di Julia: c'è anche una donna, Dolly de Vries, che non rivela mai nulla apertamente ma pur di ancorarsi alla vita della sua adorata entra in società con Michael e Julia agli albori del loro Siddons Theatre.

Dopo questo excursus nel passato, Maugham ci riporta nel presente. Julia ha quarantasei anni, è ancora la migliore attrice sulle scene e senz'altro è ancora una donna di gran fascino. Nonostante questo, inizia a sentirsi in bilico tra la paura che il sipario inizi a calare e la noia di una vita che fuori dal palco non le riserva da tempo grandi emozioni. Il colpo di scena nella sua esistenza avviene, sorprendentemente, ad opera di quel giovane ragioniere che lei aveva giudicato superbamente tanto timido e banale. Questo ragazzo che per l'età avrebbe potuto essere suo figlio, Tom Fennell, si dimostra al contrario audace ed intraprendente e lei si lascia trasportare da questa ventata d'aria fresca fino a ritrovarsi destabilizzata dalle correnti. Per tutto il tempo, durante questa sua relazione clandestina, si ha la sensazione che la fine della grande Julia Lambert abbia avuto inizio. Che lei stia cadendo, inesorabilmente, che stia perdendo tutto ciò che ne faceva in ogni caso una donna degna di tutto rispetto. Ma se il lasciarsi trasportare dai sentimenti le costa qualche caduta di stile, Julia è ben lontana dal cadere definitivamente: allenata com'è a gestire le scene, a portare lo spettacolo al suo apice e a concluderlo in ogni caso a suo favore, Julia ne esce più grande che mai.

Annette Bening in Being Julia
 Questo romanzo, oltre ad esser scritto egregiamente – scorre a meraviglia – è incentrato su una figura che non può non restare indelebilmente impressa nei ricordi del lettore: Julia è incredibilmente viva, esce dalle pagine con irruenza e immaginarla davanti a noi è fin troppo facile. E' una figura complessa e contraddittoria, questa attrice che ha completamente confuso la recitazione con la vita. Così abituata ai riflettori da essere totalmente assorta da se stessa, al punto da nutrire poco interesse persino per il figlio, che di punto in bianco scopre diciottenne e pieno di giudizi sul suo conto che lei non aveva neanche lontanamente immaginato: il capitolo sul confronto tra madre e figlio è uno dei più forti del romanzo ed è l'unico momento in cui davvero la diva viene messa in difficoltà. Attraverso il suo sguardo, sembra che quanti la circondano esistono solo in sua funzione e che è una vera fortuna per loro trovarsi accanto a lei, unica scintilla nelle loro vite monotone.
Nonostante sia falsa, manipolatrice, subdola ed egocentrica, per qualche strano motivo Julia Lambert non riesce a risultare antipatica. I moti delle sue passioni trasportano il lettore e come purtroppo le persone da lei continuamente ingannate, anche il lettore resta irretito dalla sua arte incantatrice.
Se non ha fatto altro che recitare anche nella vita, o se è la vita stessa ad essere solo un palcoscenico del resto non ha poi molta importanza. Julia conclude che:
«"Tutto il mondo è teatro, e uomini e donne solo commedianti". Ma l'illusione sono loro, oltre quegli archi; la realtà siamo noi, gli attori. (…) Quelli sono la nostra materia grezza. Siamo noi a dar significato alla loro vita. Prendiamo le loro piccole insulse emozioni e le mutiamo in arte, creiamo bellezza, e loro importano perché formano il pubblico che ci occorre per realizzarci. Sono gli strumenti su cui noi suoniamo, e cos'è uno strumento senza qualcuno che lo suoni?»
 Datemi un altro Maugham, per favore.

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