domenica 22 novembre 2015

L'inghilterra di Shakespeare, prima parte

Negli ultimi giorni ho riflettuto meglio su alcuni progetti che ormai da un po' mi ronzavano nella testa, progetti che in ogni caso avrei voluto iniziare a livello personale e che ho pensato sarebbe stato divertente e forse più stimolante condividere qui in questo mio piccolo spazio. Per questo, noterete che in testa al blog son spuntate delle nuove pagine, in particolare I pilastri e Williamland; de I pilastri mi riservo di parlare più avanti, perché non ho ancora i mezzi per iniziare a farlo. Per quanto riguarda Williamland, invece, si tratta di uno spazio che ho deciso di riservare interamente a William Shakespeare. Vi invito a dare un'occhiata alla sezione interessata per scoprire i presupposti e gli intenti di questo progetto alla scoperta di uno dei più grandi autori inglesi, nella speranza che sia un viaggio che in molti decidiate d'intraprendere insieme a me.

Ma prima del confronto diretto coi testi, credo sia fondamentale farci un'idea del contesto storico e culturale in cui visse e soprattutto scrisse Shakespeare. Dunque siete pronti ad una – più o meno – rapida infarinatura (o ripasso) di storia inglese? Cominciamo!

Il Rinascimento inglese
Il Rinascimento in Inghilterra arriva in ritardo rispetto al resto d'Europa a causa delle interminabili guerre che a lungo afflissero il Paese: la Guerra dei cent'anni (1338 – 1453) prima e la Guerra delle due rose (1454 – 1485) poi; in compenso, a differenza del Rinascimento italiano – caratterizzato dall'instabilità politica – quello inglese si svolse in un contesto sociale relativamente stabile.
E' un momento storico-culturale in cui i progressi della conoscenza si manifestano in tutti i campi: da quello filosofico a quello letterario, da quello morale a quello sociale, da quello scientifico a quello religioso. Significativo è il fatto che le Università di Oxford e Cambridge, fondate nel quattordicesimo secolo, riscoprono in questo periodo le culture classiche, non solo quella Greca e Latina ma anche quella Ebraica, culture che erano state a lungo trascurate o addirittura soppresse. E' proprio da questa rinascita che il Rinascimento prende il suo nome.

Il Rinascimento viene spesso considerato come l'inizio dell'età moderna. In realtà, la curiosità che contraddistingue l'epoca rinascimentale è rivolta soprattutto al passato, con particolare interesse verso le idee ed il modello di civiltà dell'antica Roma e dell'antica Grecia, che durante il Medioevo erano state invece messe in ombra dalla Chiesa che le tacciava di paganesimo.
Fondamentale spinta al diffondersi del sapere fu ovviamente l'avvento della stampa, avvenuto in Inghilterra ad opera di William Caxton nel 1476.
Erasmo da Rotterdam
Figura chiave dell'epoca fu Erasmo da Rotterdam (1466 ca – 1536), soprattutto per la sua nuova traduzione latina della Bibbia (1515) ma anche perché incoraggiò fortemente l'insegnamento del latino in Europa, nella speranza che diventasse una sorta di lingua franca con cui potessero comunicare le persone istruite originarie di Paesi diversi.

Durante il Rinascimento l'uomo, i suoi pensieri e le sue azioni iniziano finalmente a prevalere sulla sfera divina, dominante per tutto il Medioevo, dando vita a quel movimento culturale che tutti conosciamo come Umanesimo. L'uomo diventa il centro di un'attenta indagine artistica, culturale e morale, esaltato come centro stesso dell'universo.



La dinastia Tudor
La Guerra delle due rose, che aveva visti contrapposti Lancaster e York, si concluse con l'ascesa al potere di una nuova dinastia: i Tudor. Il primo re Tudor fu Enrico VII, sotto il regno del quale l'Inghilterra conobbe un periodo di stabilità economica e politica.
Enrico VII
Enrico VII, un uomo cauto e parsimonioso, si dimostrò un governatore estremamente abile e venne considerato il restauratore dell'ordine e dell'unità nazionale dopo il lungo periodo di guerre. Durante il suo regno però, durato ben ventiquattro anni, Enrico VII considerò davvero poco il Parlamento, che consultò solo sette volte preferendo invece consultarsi con una stretta cerchia di fidati consiglieri.
Enrico VII
Alla sua morte salì al trono il figlio Enrico VIII, che nulla aveva della frugalità paterna: il nuovo re non si faceva scrupoli di spendere e spandere la sua eredità pur di mantenere una corte incredibilmente numerosa e fastosa. Amante della musica, della poesia, dello sport, era al contempo un uomo incredibilmente brutale, che non esitava a mettere a morte chi gli recasse problemi. Ciò per cui Enrico VIII è più ricordato, probabilmente, è la storia del suo disperato tentativo di mettere al mondo un erede maschio, impresa che lo portò a concludere sei matrimoni, tra cui quello più famoso con Anna Bolena. Alla fine ebbe un solo figlio legittimo e due figlie, che divennero in successione: Re Edoardo VI, Regina Maria I e Regina Elisabetta I.

Papa Clemente VII
La dinamica della fine del primo matrimonio di Henry VIII si lega profondamente alla storia della Riforma Protestante: Enrico VIII, sposato con Caterina d'Aragona – da cui aveva avuto solo la figlia Maria – era determinato a divorziare per poter sposare la cortigiana Anna Bolena. Questa situazione lo mise in diretto conflitto con la Chiesa Cattolica e con Papa Clemente VII, che arrivò a scomunicare il re.
Quando Enrico VIII si rese conto che non sarebbe mai riuscito ad ottenere né il divorzio né l'annullamento del matrimonio, fece un passo che avrebbe influenzato ogni aspetto della vita e della cultura inglese: attraverso il cosiddetto Act of Supremacy (1534) mise fine al potere della Chiesa Cattolica in Inghilterra, autoproclamandosi “Capo Supremo della Chiesa" d'Inghilterra.


Sir Thomas Moore
Tommaso Moro, Lord Cancelliere, fu l'unico a rifiutarsi di riconoscere sia l'Atto di Supremazia sia il divorzio del re, e per questo il grande scrittore e pensatore fu accusato di alto tradimento e condannato a morte nel 1535.

Tutto questo, va ricollegato alla Riforma Protestante che aveva già iniziato a diminuire il potere internazionale della Chiesa Cattolica: nel 1517, sulla porta della sua chiesa a Wittenberg, Germania, Martin Luther affiggeva le sue 95 Tesi dando vita alla Chiesa Protestante, presto abbracciata dall'Inghilterra. La differenza cruciale tra Protestantesimo e Cristianesimo risiedeva nel rapporto tra chiesa e stato. Lutero accettava, generalmente, il potere del re di legiferare su questioni religiose, estendendo quindi la potestà del re.

Queste circostanze aiutano a comprendere meglio il comportamento di re Enrico VIII.


Fine prima parte



2 commenti:

  1. Ottimo progetto e ottimo approfondimento, complimenti. Ti seguirò con molta curiosità! Soprattutto perché voglio sapere in cosa consisterà I Pilastri! ^^
    Un abbraccio

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    1. Ti ringrazio, questo tuo commento mi è d'incoraggiamento :)

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