lunedì 23 novembre 2015

L'Inghilterra di Shakespeare, seconda parte

Dunque, col precedente post ero arrivata a parlarvi della Riforma Protestante e dei conflitti tra Enrico VIII e Papa Clemente VII; dal momento che il mio non vuole essere un minuzioso ripasso di nozioni storiografiche quanto piuttosto un ritratto generale della situazione inglese nel momento in cui si affermò sulle scene William Shakespeare, proseguo col raccontarvi cosa accadde dopo il regno fastoso e movimentato di Enrico VIII.

Edoardo VI
Maria I
ritratto di Thomas Mor
Edoardo VI succedette al padre Enrico VIII, salendo al trono all'età di dieci anni. Governò l'Inghilterra per soli sei anni, fino alla sua morte prematura avvenuta nell'Aprile del 1533. Durante il suo breve regno, ebbe inizio – come conseguenza della Riforma Protestante – la persecuzione dei Cattolici della Chiesa Romana, che a sua volta scatenò la reazione dei Cattolici contro i Protestanti. Fu questa situazione turbolenta che accolse Maria I quando questa salì al trono. Maria I passò alla storia come Maria La Sanguinaria a causa della sua spietata persecuzione ai Protestanti, nel tentativo di restaurare la religione Cattolica cui era devota la madre, Caterina d'Aragona. Nel 1554 sposò il più fervente dei Cattolici, Filippo II di Spagna. Questa mossa la costrinse a coinvolgere l'Inghilterra nella guerra contro la Francia, rimettendoci i possedimenti francesi – in particolare la città di Calais, ultimo rimasuglio dell'impero della Casata dei Plantageneti (cui appartenevano sia i Lancaster che gli York, le due fazioni scontratesi nella Guerra delle due rose). Durante il regno di Maria I vennero messi al rogo circa 300 Protestanti inglesi. Non ebbe figli; alla sua morte, pertanto, salì al trono la sorellastra Elisabetta I, che come prima cosa restaurò il Protestantesimo come religione nazionale.

Il regno di Elisabetta I
Elisabetta I
Ritratto con ermellino

Elisabetta I divenne regina nel 1558 ed è durante il suo regno (1558 – 1603) che il Rinascimento tocca le vette più alte. Il regno di Elisabetta fu un periodo politicamente molto significativo per l'Inghilterra, un periodo che diede al Paese un consistente senso di unità e stabilità. Elisabetta si circondò di brillanti consiglieri, che divennero il suo Consiglio Privato formato da circa venti membri.
Nel 1570 Papa Pio V scomunicò Elisabetta, esortando i Cattolici fedeli alla Chiesa a deporla dal trono. Seguirono una serie di complotti ai danni della regina, il più famoso dei quali quello ad opera di Mary Stuart, regina di Scozia, interessata al trono inglese. Mary Stuart fu incarcerata per vent'anni ed infine messa a morte nel 1587.
Il regno di Elisabetta coincide con l'inizio dell'Impero Britannico, in parte dovuto al sostegno che lei diede alla forza navale inglese, grazie alla quale l'Inghilterra divenne una delle più potenti nazioni europee. Elisabetta I proseguì a suo modo la politica del nonno Enrico VII.
La Spagna fu la sua più acerrima nemica: nel 1558 la flotta inglese sconfisse l'Armada Spagnola, e si trattò di uno dei più grandi successi militari dell'Inghilterra.
Non meno importanti le esplorazioni di nuovi territori svolte in quegli anni: tra il 1577 ed il 1580 Sir Francis Drake circumnavigò la terra, mentre Sir Walter Raleigh portò in Inghilterra, dall'America, il tabacco e le patate.

Nonostante l'incessante pressione, Elisabetta non si sposò mai, passando alla storia come La Regina Vergine, che fece della sua castità un'arma politica per mantenere la stabilità del Paese.
Col suo carisma, catturò l'immaginario di molti poeti e scrittori che facevano parte della sua corte, alcuni dei quali si dimostravano ansiosi di ricevere il suo favore. Tra questi, ricordiamo ad esempio Edmund Spencer e John Dee.
L'iconografia elisabettiana – o almeno la sua raffigurazione poetica – si rifà ancora alla donna idealizzata dell'amor cortese medievale, ed era vista come il centro attorno al quale tutto il resto orbitava.

Judi Dench interpreta Elisabetta I
Shakespeare In Love, 1998

Durante il Rinascimento inglese la letteratura diventa lo strumento attraverso cui cercare significati piuttosto che un mezzo per esprimere significati che già esistono. Benché la società elisabettiana poggiava ancora su un'idea di ordine e stabilità derivante dalle convinzioni cosmologiche medievali, scrittori e poeti di quest'epoca sono i primi a sentire ed indagare le correnti del caos e dell'incertezza ed è in questo che il Rinascimento può considerarsi la fase di transizione verso l'epoca moderna.
La letteratura inglese trova le risposte più vitali e stimolanti alle nuove sfide nel teatro, in particolare quello di Webster, Jonson, Marlowe e – ovviamente – in quello di William Shakespeare.

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