sabato 28 novembre 2015

Sabato al museo #1: Il mangiafagioli di Annibale Carracci

Buon sabato mattina a tutti!
Tra un caffè e l'altro, sono pronta ad inaugurare ancora un'altra rubrica (eh sì, stranamente in questo periodo sono un vulcano d'idee e voglia di scrivere e raccontare cose che speriamo non si esaurisca!). Sabato al museo immagino sia un titolo abbastanza esaustivo: mi propongo, ogni sabato, di portarvi alla scoperta di una particolare opera artistica, principalmente pittorica dato che scultura e architettura non mi hanno mai particolarmente interessata. Premetto che non sono un'esperta d'arte e la maggior parte delle volte conoscerò l'opera proprio parlandone qui. Non c'è nessun male ad allargare i propri orizzonti, no?

Bene, per questo primo appuntamento vi porto alla fine del Cinquecento nella cosiddetta Accademia di Bologna. Intorno al 1585 ad opera di Ludovico Carracci e dei suoi cugini Agostino e Annibale viene fondata l'«Accademia del Naturale» e «del Disegno». Quella dei Carracci non fu certo l'unica accademia culturale del periodo, che anzi a partire dalla seconda metà del Quattrocento fiorirono un po' ovunque, ma si distingue da tutte le altre perché rappresenta il punto di origine di una nuova corrente artistica. Purtroppo non conosciamo il vero programma dell'accademia carraccesca, tuttavia sappiamo che si distingueva dalle comuni botteghe: in quest'ultime si imparava semplicemente dalla pratica quotidiana, lavorando insieme al maestro per realizzare le sue opere; nell'Accademia dei Carracci invece si diede prima di tutto importanza al problema culturale in senso umanistico, e cioè occupandosi di Lettere, di Arte e di Scienze da un punto di vista teorico, accompagnato poi ovviamente dall'attuazione pratica. Quindi nasceva una scuola in senso moderno, nella quale s'intendeva dare al pittore oltre alla necessaria professionalità anche una formazione culturale di base completa. I tre Carracci, pur lavorando l'uno accanto all'altro nell'Accademia, svilupparono personalità artistiche ben diverse.

In particolare, Annibale Carracci (1560 – 1609) si rivelò il più estroso, il più libero e forse il più dotato di talento. Tra le sue opere giovanili vengono ricordate soprattutto le due scene di genere, ovvero La macelleria e Il mangiafagioli; scene di genere è una definizione usata per la prima volta alla fine del Seicento dal teorico Bellori, per indicare le pitture che s'ispirano alla vita quotidiana. Furono a lungo considerate opere minori, in confronto a quelle ritenute illustri perché rappresentanti un soggetto sacro, mitologico o nobile e solo la critica moderna ha valutato obiettivamente la pittura “di genere” per i suoi effettivi valori.

Il mangiafagioli, Annibale Carracci

Il mangiafagioli, datato intorno al 1583-84, 57x68 cm, conservato a Roma nella Galleria Colonna è un'opera sorprendentemente moderna. L'ambientazione scenica è quasi completamente assente, cosicché l'osservatore è costretto a concentrarsi su pochi elementi essenziali visti da vicino. La luce proviene dalla finestrella in alto a sinistra, investe la rappresentazione lateralmente esaltando ogni particolare. La tavola è imbandita poveramente ed il giovane mangia con voracità, al punto che portando alla bocca il cucchiaio colmo lascia sgocciolare il liquido.
La scena è rappresentata in maniera evidente e sintetica, denotando una partecipazione affettiva più che un ritratto oggettivo e minuzioso. Il mangiafagioli dunque, a discapito dei pregiudizi che pesavano sulla pittura “di genere”, si rivela un quadro di alto valore, forse uno dei migliori di Annibale Carracci, che in quest'opera si libera dai canoni della pittura ufficiale destinata ad ambienti pubblici e finalizzata a dimostrare tesi religiose o celebrare personaggi politici.

Così come amo le fotografie che ritraggono soggetti inconsapevoli, colti nella loro spontaneità di espressioni e posture, allo stesso modo non resto particolarmente toccata o affascinata da quel genere di opere troppo perfette, colme di bellezza fino all'inverosimile. Ne ammiro il valore, certo, resto incantata come immagino chiunque altro. Ma le opere che davvero mi comunicano qualcosa sono altre: quelle vere, sincere, con qualche imperfezione e cariche di sentimento. Il mangiafagioli è senz'altro una di queste, non c'è nulla di idilliaco in un uomo affamato. A colpire sono probabilmente i colori decisi, specialmente nel viso spigoloso dell'uomo, le ombre e quel dettaglio del liquido che cola dal cucchiaio.
Una scena di vita quotidiana, dunque, divenuta immortale per mano di Annibale Carracci.

E dopo questa riscoperta, chissà che non mi capiti di andare presto ad osservare il dipinto dal vivo.

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