mercoledì 25 novembre 2015

Spectator #2: Downton Abbey, prima stagione

Sì, lo so, è sconcertante: non avevo ancora mai visto Downton Abbey. C'è voluto il tanto atteso arrivo in Italia di Netflix e la possibilità di usufruirne gratuitamente per un mese per farmi finalmente guardare questo piccolo capolavoro. Fino ad ora ero stata a volte tentata di dargli un'occhiata, tanto per farmi almeno un'idea di cosa fosse, ma la curiosità era controbilanciata dalla sbagliatissima impressione che fosse quasi una sorta di soap opera seppur di livello superiore. Sbagliato, sbagliato, sbagliato!
Downton Abbey è semplicemente m-e-r-a-v-i-g-l-i-o-s-o. E vi spiego anche perché.


Innanzi tutto, Downton Abbey è la modesta casetta che vedete raffigurata nell'immagina qui sopra, di proprietà della famiglia Crawley, composta da Robert e Cora Crawley conte e contessa di Grantham, i quali hanno tre figlie: Lady Mary, Lady Sybil e Lady Edith. A loro si unisce prepotentemente la nonna paterna, la contessa ormai vedova Violet Crawley, interpretata da colei che gli affezionati di Harry Potter ricorderanno come la professoressa McGrannit.

Robert & Cora Crawley
Ambientata nello Yorkshire, questa serie inizia con l'arrivo in casa Crawley della tragica notizia del disastro del Titanic, che ha visto coinvolti anche alcuni loro amici e parenti. La prima stagione s'incentra prevalentemente sulla questione dell'eredità: purtroppo Robert non ha avuto da Cora un figlio maschio che possa senza problemi ereditare i soldi e soprattutto Downton Abbey; le soluzioni che la famiglia prende in considerazione sono diverse, tutte incentrate come di consueto sulla primogenita, Lady Mary. 
L'idea di destinare direttamente a lei il lascito si rivela difficile da mettere in pratica, poiché era del tutto inusuale che a ereditare fosse 
Edith, Sybil, Mary
una figlia femmina; dunque la cosa più auspicabile è che lei sposi un cugino, in modo che la proprietà resti in famiglia e che almeno una delle figlie dei Crawley possa beneficiarne. Seguono ovviamente numerose vicende, sentimentali e burocratiche, scandali eccetera eccetera che non sto qui a raccontarvi (anche perché sarebbero spoiler). In tutto ciò, le cose più interessanti sono ovviamente le personalità dei vari personaggi. 
Robert e Cora, se il loro è stato all'inizio un matrimonio d'interesse, si sono poi presto innamorati davvero, e sono una coppia affiatata che ha a cuore la famiglia ed il bene delle figlie; non sono ottusi né legati alle convenzioni tanto da non saper comprendere o perdonare o incoraggiare le ragazze a seguire i propri sogni, al contrario di quanto sicuramente poteva accadere agli inizi del Novecento, specie in famiglie del loro rango sociale che tanto tenevano a preservare apparenze impeccabili. Lady Mary, la primogenita, a primo impatto appare superba e senza cuore e per prenderla in simpatia è necessario darsi il tempo di conoscerla meglio. Lady Edith, la più piccola, è in continuo conflitto con la sorella maggiore: gelosa che Mary sia sempre il centro delle attenzioni, e stufa di essere la meno considerata della famiglia sia in quanto figlia minore sia perché trattata come la meno attraente e affascinante, Edith causerà non pochi problemi a Mary, che non tarderà a ricambiarla con altrettanta cattiveria. Tra le tre, la mia preferita però è senz'altro Lady Sybil: combattiva ed interessata a quel che avviene fuori dalle mura di Downton, inizia a mettersi in prima linea per i diritti delle donne. Le cose stanno cambiando, ripete a chiunque guardi male alle sue idee o alle sue scelte. 
Lady Violet Crawley
E poi abbiamo Lady Violet, il perfetto ritratto di una vecchia dama inglese: ancorata alle sue tradizioni ed alle sue regole, alla vita ed al mondo come l'ha sempre conosciuto, la contessa di Grantham è refrattaria ad ogni minima novità. La sentiamo lamentarsi per l'installazione delle luci a Downton, che le danno l'idea di trovarsi su un palco a teatro; la vediamo spaventarsi quando capita su una sedia girevole, inquietarsi per l'arrivo in casa del telefono e a bocca spalancata quando Lady Sybil si presenta con un abito che al posto della gonna aveva ampi pantaloni. Sono irresistibili le sue battute contro chiunque non sia inglese in generale e sugli americani in particolare. Non si può non adorare la sua lingua lunga, che non mette a freno davanti a nessuno. La sua risatina sotto i baffi ogni volta che porta a casa un altro punto in qualche duello verbale, o i suoi sguardi eloquenti che a volte – se possibile – dicono persino più della sua bocca. Difficile, se non impossibile, mettere all'angolo la contessa. Che nonostante questo si dimostra una persona ragionevole, che sa quando è il caso di arrendersi o di mettere da parte l'orgoglio.

Ma ancora più parole, se poi non rischiassi di far diventare questo post infinito, dovrei spenderlo per i membri della servitù: la cosa più bella di questa serie infatti è che si alterna ritmicamente tra i piani alti e quelli bassi, così da permetterci di assistere contemporaneamente alle vicende dei Crawley e a quelle che animano la cucina e i corridoi. Tra i domestici figurano il carismatico Mr Carson, capo cameriere e la governante Mrs Hughes, che sono i più anziani e dunque i più esperti, ed anche quelli forse più sinceramente affezionati ai Crawley, avendo dedicato loro tutta la loro vita. Poi abbiamo il cameriere Thomas e O'Brien, cameriera personale di Cora Crawley, che sono i "cattivi", perennemente in combutta tra loro per sabotare qualcun altro; tanto cinici da arrivare a compiere atti davvero spregevoli. A loro si contrappongono i "buoni" per eccellenza, ovvero la cameriera Anna e il valletto di Lord Grantham, il signor Bates: a loro due ci si affeziona al primo sguardo, perché sono davvero la bontà fatta persona. Stesso discorso vale per il cameriere William, un ragazzo con una faccia pulita, quasi da bambino, che un po' tutti cercano di proteggere dal maledetto Thomas che senza motivo lo ha preso di mira. Fianco a fianco con Anna lavora Gwen, e le due ragazze sono unite da una profonda amicizia che permette loro di aiutarsi in ogni situazione; Gwen è una ragazza dai capelli rossi e i lineamenti vivaci, che decide di voler almeno provare a cambiare il suo destino: intraprende segretamente un corso di dattilografia per corrispondenza, con l'obiettivo di diventare una segretaria. Infine, ci sono la cuoca, la signora Patmore, e la sua giovane e ancora inesperta aiutante, Daisy.



La prima stagione si conclude con l'annuncio che l'Inghilterra è entrata in guerra con la Germania.

E quindi, cos'è che mi è piaciuto così tanto?
1) L'inglese. Non ho idea di che perdita possa essere vedere questa serie col doppiaggio, perché – ad esempio – i personaggi hanno un accento marcatamente diverso a seconda della posizione sociale che occupano: si passa da quello poco raffinato e un po' volgare delle cuoche a quello assolutamente perfetto delle Lady Crawley. In questo c'è tutta una ricostruzione storico-linguistica.
2) Il ritmo. L'alternarsi della narrazione tra i membri della famiglia, le vicende dei loro dipendenti, le vite delle altre persone coinvolte, e infine di quel che in quel periodo accadeva in Inghilterra rende impossibile annoiarsi. 
3) Le scenografie, i costumi, tutta l'ambientazione! Per chiunque subisca il fascino di queste epoche andate è un continuo piacere per gli occhi.
4) Il famoso humor inglese, che se ancora non avete ben chiaro cos'è Lady Violet ve ne darà dimostrazione.
5) La sceneggiatura. Per quanto le storie – almeno per un lettore non digiuno di romanzi classici – non siano chissà quale novità, sono davvero ben scritte e ben narrate e come dicevo all'inizio i Crawley, pur essendo una classica famiglia di rango elevato, non sono affatto ottusi o chiusi di mente: la madre fa vincere l'amore per le figlie sull'orgoglio e sull'onore della famiglia, il padre teme per l'incolumità delle figlie ma alla fine accetta che imparino a guidare, che organizzino nella biblioteca colloqui di lavoro per le cameriere, che imparino le faccende con cui normalmente una lady non dovrebbe sporcarsi le mani.

Quindi, ho visto solo la prima stagione e chissà quante ne accadranno ancora nelle altre che mi attendono. Ma se per qualche motivo anche voi avete atteso, rimandato, indugiato sul vedere o meno questa serie, non aspettate oltre a varcare la soglia imponente di Downton Abbey.

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