giovedì 10 dicembre 2015

Williamland #3: note biografiche

È stato un caso che qui sul blog iniziassi quasi contemporaneamente ad occuparmi di Omero e di Shakespeare: due autori senz'altro lontani per tempo e per luogo, per lingua e per tradizioni; a primo impatto forse non si penserebbe che abbiano molto in comune, se non per qualche richiamo che il drammaturgo mette in bocca ai suoi personaggi in onore del poeta greco. In realtà, questi due grandi della Letteratura sono accomunati dal mistero che avvolge le loro esistenze. Di entrambi è stato detto – tra le altre cose – che non siano mai esistiti, che i loro nomi siano solo degli pseudonimi dietro cui si celava un collettivo di scrittori. Di Shakespeare, poi, in molti sostengono che fosse in realtà un italiano emigrato in Inghilterra, tale Guglielmo Crollalanza, traduzione letterale di William Shakespeare; questa tesi prende le mosse dalle numerose opere ambientate in Italia, dalla Sicilia di Molto rumore per nulla alla Verona di Romeo e Giulietta alla Venezia de Il mercante di Venezia. Secondo i sostenitori di questa teoria, il drammaturgo inglese aveva una conoscenza troppo coerente e dettagliata non solo delle città utilizzate come sfondo delle sue opere, ma anche della cultura, della letteratura e persino della legislazione italiana: un quadro estremamente realista, troppo secondo alcuni per esser stato appreso solo da racconti di viaggio altrui.


Le notizie sulla vita di Shakespeare, al contrario dei testi teatrali da lui scritti, sono decisamente poche. La data della sua nascita è stata tradizionalmente fatta risalire al 23 Aprile del 1564, in quel di Stratford-upon-Avon, figlio di un fabbricante di guanti e di una donna discendente da una famiglia prosperosa. È probabile che venne educato nella grammar school locale. 
I dati indicano che nel 1582 sposò Anne Hathaway, otto anni più grande di lui.
Per quanto riguarda l'inizio della sua carriera di attore e scrittore non si sa nulla di certo; quel che si sa è che Londra divenne presto il centro della sua vita professionale e che nonostante questo la sua famiglia continuò a vivere a Stratford.
Nel 1592 era già un drammaturgo conosciuto. Fu probabilmente a causa dell'epidemia che causò la chiusura dei teatri di Londra dal 1592 al 1594 che iniziò a scrivere anche i suoi famosi sonetti. Amico e patrono di Shakespeare fu il Conte di Southampton.
Dopo l'epidemia Shakespeare divenne uno dei membri principali della compagnia teatrale the Lord Chamberlain's Men, ribattezzata the King's Men quando James I salì al trono nel 1603. Con loro Shakespeare lavorò per il resto della sua carriera come attore, drammaturgo e amministratore. Più tardi divenne anche membro del sindacato che costruì il Globe Theatre.
Shakespeare morì nel 1616 e fu seppellito nella chiesa di Stratford.

Come poeta, Shakespeare scrisse 154 sonetti, tutti negli anni '90 del '500 – anche se furono pubblicati solo nel 1609 – e tutti scritti in forma Elisabettiana. La maggior parte dei sonetti shakespeariani trattano temi quali l'amore ed il tempo, suggerendo l'idea che l'amore supera la dimensione temporale e, ovviamente, che la poesia sopravvive ad entrambi. Altri temi sono la bellezza, la morte, l'amicizia, il potere dell'amato e la sofferenza dell'innamorato. Sono argomenti tipici dei sonetti dell'epoca, ma quelli di Shakespeare hanno un'energia ed una complessità uniche nel loro genere.
I primi 126 sono indirizzati ad uno young man, probabilmente un giovane aristocratico che era altresì un patrono del poeta, mentre gli altri sono dedicati ad una misteriosa dark lady.

First Folio
Per quanto riguarda il teatro, invece, solo la metà delle sue opere fu stampata quando l'autore era ancora in vita; alcuni di questi testi furono trascritti dagli stessi attori e sono conosciuti come bad quartos per via della loro non accuratezza. Fu solo nel 1623, sette anni dopo la morte di Shakespeare, che due attori membri originari della compagnia e amici del maestro, Heminges e Condell, decisero di pubblicare una collezione dei suoi drammi nel cosiddetto First Folio. In questo volume i drammi furono raggruppati semplicemente come Commedie, Drammi Storici e Tragedie, non ordinati cronologicamente. Stabilire un ordine di composizione, pertanto, risulta particolarmente difficile; per ricostruire un ordine temporale almeno approssimativo, editori e critici hanno utilizzato un metodo che analizza le opere shakespeariane sulla base di tre diversi tipi di indizi:
indizi esterni, riferimenti alle opere di Shakespeare nei lavori di altri scrittori;
indizi interni, riferimenti ad eventi contemporanei all'interno dei testi teatrali;
indizi stilistici, quindi lo stile, la trama, il linguaggio e la metrica utilizzate in ogni dramma.

Sulla base di questi indizi le opere teatrali di Shakespeare possono essere divise in cinque diversi periodi: apprendistato (1590–95), maturità (1595–99), esperimenti (1600–04), tragedie (1604–08) e ultimi drammi (1608–13).

Non sapremo mai la verità sull'identità di William Shakespeare, ognuno resta libero di credere alle teorie che più gli sembrano realistiche o che più lo affascinano; d'altra parte è uno dei luoghi comuni più antichi che il mistero generi curiosità e crei attrazione, ed anche in questo caso il punto interrogativo che grava su un autore tanto prolifico e tanto immenso deve aver giocato la sua parte nell'immaginario di lettori, studiosi ed artisti. Un esempio su tutti, che resta il mio preferito, è il film Shakespeare In Love del 1998, diretto da John Madden e che vanta nel cast Gwyneth Paltrow, Joseph Fiennes, Geoffrey Rush e Judi Dench in cui viene raccontata una fantasiosa storia su come sia nata la tragedia di Romeo e Giulietta. Un film godibilissimo, premiato tre volte dalla British Academy of Film and Television Arts, con tre Golden Globe e ben 7 Oscar, che ben ricostruisce l'ambiente in cui Shakespeare visse e lavorò e contiene anche qualche altra vicenda su cui non abbiamo certezze, come ad esempio la circostanza secondo cui fu Kit Marlowe a suggerirgli l'idea per Romeo e Giulietta, o la morte dello stesso in una rissa da taverna.

Josephn Fiennes, Shakespeare in Love
Nel mio immaginario, onestamente, non riesco a separare William Shakespeare dall'Inghilterra e dunque mi è difficile credere che fosse un immigrato italiano; poco importa, del resto, che le notizie sulla sua vita siano così poche e così vaghe: fintanto che sono giunte le sue opere dovremmo considerarci a posto.

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