lunedì 25 gennaio 2016

Due dopoguerra a confronto, parte prima

Innanzi tutto, lasciatemi spendere due parole sul fatto che questo è primo post che scrivo dal computer nuovo: *applausi*. Non che abbia da lamentarmi del computer dal quale ho scritto finora, ma era parecchio tempo che bramavo un comodo portatile e dedicarmi alla scrittura per il mio blog comodamente seduta sul divano, sotto la coperta e con un Labrador buttato sui piedi (è la mia cucciola eh, non un Labrador a caso), con questo piccolo portatile azzurro cielo dell'hp mi rende estremamente felice. Ora che l'inaugurazione è declamata, posso procedere.

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Il caso - io dico caso, ma poi intendo destino - mi ha portata ad avere in mano, uno dopo l'altro, due libri ambientati nel dopoguerra. Entrambi sono ambientati in città che cercano di rimettersi in piedi, nelle quali le macerie sono ancora accatastate agli angoli delle strade e dove ogni suono troppo forte sembra un'eco dei bombardamenti. In entrambi la povertà soffoca col suo fiato ogni pagina. In entrambi si trovano personaggi che, in un modo o nell'altro, devono fare i conti col tornare ad una vita normale, se mai la vita potrà davvero tornare "normale" e se mai la vita potrà ancora essere vita.
Il primo di questi due libri è del tedesco Heinrich Böll (Colonia, 1917-1985), autore del quale desideravo leggere qualcosa ormai dai tempi del liceo. Chissà perché poi, probabilmente avevo sentito nominare da qualche altra parte il suo Opinioni di un clown, ed era infatti da questo che volevo cominciare; invece l'anno scorso, durante i saldi della Mondadori, la mia attenzione cadde su E non disse nemmeno una parola, che mi attirò prima per questo titolo poetico e poi per la trama affascinante. Rimasto quasi un anno in attesa, la settimana scorsa è giunto il suo momento.
I protagonisti di E non disse nemmeno una parola sono Fred e Kate, le cui voci si alternano tra un capitolo e l'altro. Fred e Kate sono marito e moglie, sposati da quindici anni, durante i quali hanno messo al mondo cinque figli di cui solo tre aprono ancora gli occhi al mattino. Fred è stato in guerra, naturalmente, e dopo la guerra niente era più lo stesso. Nel presente della narrazione Fred e Kate non vivono più insieme. Fred ha deciso di andarsene, di lasciare la triste stanzetta nella quale abitano in affitto da ormai otto lunghi anni, una stanza troppo stretta in cui tutto cade tristemente a pezzi. Ha deciso di andarsene, Fred, proprio perché non sopportava più quell'atmosfera cupa, quella decadenza che continuava a gridargli in faccia la povertà e la miseria in cui tutti loro si erano ridotti a vivere. La tristezza lo aveva condotto a bere ed il bere alla rabbia e così Fred, che non aveva mai sopportato alcuna forma di violenza, aveva iniziato a picchiare i bambini perché lo disturbavano col loro chiasso al rientro da lavoro. Spaventato dalla persona che diventava in quei momenti, Fred se n'era andato per andarsene da quella persona, perché lui ama i suoi bambini e soprattutto ama la sua Kate, la ama da morire.
Infatti non può rinunciare a questa donna che è la sua amica, la sua complice, la sua amante e continuano a vedersi dandosi appuntamento nei più disparati angoli della città. Lui le dà i soldi che riesce a racimolare, si raccontano, fanno l'amore; Kate continua a sua volta ad amare Fred come e più di quindici anni prima.
Il dopoguerra in questo romanzo, che viene presentato come il più maturo ed il più riuscito dell'autore tedesco, appare come il fantasma di un uomo morto che si ostina a restare là dove c'è ancora vita. La guerra è finita e tutti cercano di andare avanti, di non farsi bloccare il cammino dalle macerie che rovinano le strade. La città, mai nominata ma che deve essere Colonia, è protagonista delle pagine quanto Fred e Kate. E' un animale ferito, maestoso, che respira a fatica ma tiene duro. Vediamo la città soprattutto attraverso Fred, che la percorre in lungo e in largo a caccia di soldi, da guadagnare o da chiedere in prestito, e che si spinge fino agli angoli più desolati in cerca di qualcosa, qualsiasi cosa, che trova dentro una chiesa o nel viso di una giovane che gli prepara la colazione.
Kate però è ciò che in questo romanzo ha destato di più la mia attenzione: le righe più belle a mio avviso si trovano nelle pagine in cui scorrono i suoi di pensieri, pensieri di donna e di madre, di essere umano saldo e concreto, stanco ma consapevole. I momenti in cui parla dei suoi figli sono da sottolineatura compulsiva; io non sono madre eppure mi sembrava di scorgere nelle sue considerazioni delle verità forti e delle tenerezze taglienti, e la cosa mi stupiva quando mi ricordavo che ad aver scritto questo libro è stato un uomo.
Al centro di questo romanzo c'è il rapporto tra Fred e Kate, il loro complesso volersi ma meglio restar separati; ed è per questo che il fulcro è il momento storico, ovvero il dopoguerra: perché prima della guerra Fred aveva un buon lavoro, loro avevano una casa vera ed i bambini erano cinque anziché tre. Poi le distanze, gli aerei, i rumori, la polvere, i lutti, quella maledetta povertà e l'inevitabile inasprimento degli animi, soprattutto quello di Fred.
Certo è che la donna non ha mai scelta, lei deve restare per forza, anche in una stanza dove i muri cadono a pioggia e pulire non serve a niente perché l'acqua nel secchio si trasforma subito in una torbida fanghiglia grigiastra.
Prima di leggere questo libro avevo sentito dire da molti che fosse bellissimo; non lo nego, ma devo ammettere che è una lettura che mi lascia, per qualche strano motivo, un po' tiepida. E' scritto divinamente, così come è resa benissimo l'atmosfera che affliggeva l'Europa in quegli anni difficili. Kate mi ha conquistata totalmente, ho provato sin dall'inizio empatia e solidarietà femminile nei suoi confronti. Dev'essere la figura di Fred ad avermi presa di meno, ed essendo metà libro dedicato a lui sarà per questo che resto così, ammirata per metà.
Senza ombra di dubbio però è un libro da leggere, soprattutto per chi si interessa a quel periodo storico, del quale non si finisce mai secondo me di comprendere aspetti e conseguenze. Queste ultime, in particolare, dovrebbero rubarci tempo per rifletterci su. Quel che è stato dopo, subito dopo. Fred e Kate sono una di quelle storie, solo una di quelle tantissime storie.


2 commenti:

  1. Sembra un libro abbastanza interessante, nonostante il tuo giudizio tiepido! Io di Böll ho letto solo Memorie di un clown, e credo sia stato un errore iniziare la sua lettura da lì: è un libro talmente intrusivo, colmo di riferimenti e intrusivo che scoraggia un poco. Mi sa che è necessaria un'immersione graduale in questo autore.

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    1. Meno male che ho iniziato da questo allora... Se l'autore ti interessa te lo consiglio senza ombra di dubbio: si può leggere sotto molti punti di vista e comunque è pervaso da una dose di malinconica dolcezza. Fammi sapere se lo leggi!

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