venerdì 26 febbraio 2016

Dei casini della vita


Non è stata la prima volta e non sarà neanche l'ultima: capita di dover sparire, di trascurare il proprio povero blog; è una circostanza che quando si presenta mi crea dispiacere e persino frustrazione, perché ora che ho preso un ritmo e che pubblico con una certa costanza, non poterlo fare mi manca. Dovermi allontanare dalla tastiera mi fa subito rendere conto di come anche per scrivere serve allenamento, e di che differenza faccia anche un periodo breve senza pensare a come mettere in fila le parole. Mi sento arrugginita, adesso che mi sto ritagliando una piccola frazione di tempo tanto per dire che non sono fuggita chissà dove. Poter scrivere liberamente e delle cose che mi piacciono, poi, è diventata un efficientissima valvola di sfogo.

Non a caso nell'ultima settimana ho accumulato livelli di stress che possono senza dubbio rientrare negli annali e che, dal momento che non sono quel tipo di persona che sclera, sbatte gli oggetti o urla contro fidanzati e parenti ma che, al contrario, cerca il più possibile di mantenersi tranquilla e serena – ecco, lo stress si manifesta più che altro fisicamente. Quindi brufoli, fastidiose bollicine in bocca e infiammazioni muscolari. Evvai!

Tutto questo è dovuto ad una banalità qualunque, ovvero un esame, che però è l'esame. Ogni studente di giurisprudenza lo sa: diritto privato è la prima grande bestia nera, perché costituisce letteralmente la base di tutto il resto, infatti finché non si supera positivamente questo gran parte degli esami successivi restano preclusi. I manuali di tal materia non contano mai meno di mille pagine, da accompagnarsi ad una frenetica consultazione del codice civile, c.c. per gli amici.

Ho avuto una relazione complicata con questa materia: l'ho iniziata a prendere in mano l'estate scorsa, ho iniziato ad entrare in confidenza coi testi, sperando pure di riuscire a sbrigarmela prima di Natale – cosa che, ovviamente, non è accaduta. Nel frattempo di esami ne ho dati altri due, e da gennaio ho deciso di riprenderlo da capo perché sì, era meglio così. Ora, la data in cui avrei dovuto sostenerlo era il 29 Febbraio, ed avevo tanta intenzione di provarci – nonostante molta insicurezza su svariati argomenti e la consapevolezza di non aver curato a sufficienza l'esposizione (la quale conta quasi quanto la conoscenza della materia) – che mi ero prenotata. Ieri, nel pomeriggio, entro nel server universitario per controllare il numero dei prenotati all'esame, sperando che qualcuno si fosse cancellato così da guadagnare qualche posizione nella fila, e… sorpresa! Non risultavano prenotazioni attive.

Che sia stato un errore del server, un errore mio, o un problema della linea… Non lo so. Fatto sta che non mi era mai successo prima e come interpretarlo se non come un segno? La conseguenza di tale errore infatti è solo che ho una ventina di giorni in più per prepararmi, mi sono già prenotata per la prossima data (e stavolta ho controllato di essermi prenotata davvero!) e quindi ho qualche speranza in più di superarlo e magari di farlo anche bene.
Ieri mi sono quindi concessa una giornata di calma, non ho fatto nulla, ho liberato il cervello, mi sono liberata dello stress accumulato ed oggi sono pronta a rimettermi sui libri con rinnovata energia ed uno spirito più positivo. Come si suol dire, non tutto il male vien per nuocere.

In tutto ciò, non sono neanche riuscita a leggere più di tanto. La stanchezza nei momenti liberi era tanta che, ahimè, preferivo poltrire un po' davanti alla tv. Questo però solo nell'ultima settimana, perché nel mentre avevo cominciato Giulia 1300 e altri miracoli di Fabio Bartolomei, di cui mi mancano un centinaio di pagine che spero di leggere presto. E per questo martedì cercherò anche di parlare della lettura settimanale dell'Iliade, che tristemente è saltata.

Altrettanto mi è dispiaciuto non riuscire ad essere presente commentando i vostri post, anche perché ne ho letti di molto belli ed interessanti. Sappiate che vi leggo anche quando non arrivo a dire la mia, e sono sicura che capirete benissimo le temporanee latitanze.

Ieri notte c'è stato un temporale pazzesco – la mia cucciola abbaiava arrabbiata ai tuoni assordanti – ed oggi c'è un sole piacevolmente tiepido, che mi permette di andare in giro a maniche corte. Noi tre – io, il mio ragazzo, e Daphne (di cui potete ammirare una foto di un annetto fa) – ne abbiamo approfittato allungando la passeggiata quotidiana, passando per prati e colline. Gli alberi di pesco qui da me sono già in fiore, ed è difficile non sentire almeno un briciolo di allegria per questo. E poi guardate bene la foto di Daphne. Adesso è solo un po' più alta, ma per il resto è uguale. Non c'è niente che non possa essere risolto, quando in casa hai un batuffolo così di cui occuparti.

La mia Daphne a tre mesi

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