venerdì 17 giugno 2016

Breve storia di un lento cambiamento


In questi ultimi giorni commentando gli articoli dei vari blog che seguo ho avuto modo di ripensare al mio rapporto con l'universo delle storie - nelle varie forme in cui è possibile narrarne - e ciò, in concomitanza al farsi largo di una voglia che già da un po' si stava facendo sentire, mi ha spinta a raccontarvi quanto sto per scrivere. E per scrivere questo post devo partire da molto lontano, addirittura dagli anni prima delle elementari.

Non lo ricordo personalmente, ma i miei ricordi sono stati aiutati dai filmini registrati dai miei genitori: da piccola andavo letteralmente pazza per Sailor Moon. In quei vecchi video, in cui ovviamente è difficile riconoscermi davvero, ballo e canto la sigla italiana con una passione travolgente. Ricordo abbastanza bene invece qualche bambolina che riproduceva le guerriere Sailor. Insomma, Sailor Moon è stato di sicuro il mio primo cartone animato preferito. Poi, senza abbandonare le Sailor, fu la volta di Lady Oscar. Era forse possibile non amarla, del resto? L'amore per Lady Oscar lasciò spazio anche agli indimenticabili Mila & Shiro, a causa dei quali giocai a pallavolo fino alle scuole medie.

Tutti i ragazzi e le ragazze cresciuti come me negli anni '90 ricorderanno di sicuro con nostalgia il programma per bambini che andava in onda su Italia1 verso le 16.30, il meraviglioso Bim, Bum, Bam. E' grazie a questo programma se la me bambina ha potuto conoscere Sailor Moon e tutti gli altri. Ora che è passato tanto tempo ricordo con nostalgia quelle lunghe giornate in cui uscivo da scuola alle 16.30, arrivavo a casa stanca e non vedevo l'ora di sedermi a far merenda davanti alla tv, ritrovando così le forze necessarie per affrontare poi l'ardua impresa di finire i compiti per il giorno dopo. Ah, l'infanzia...

Poi, ricordo chiaramente come quando ero ancora in quinta elementare qualcosa cambiò piano piano. Sarà per i discorsi degli adulti che avevo intorno, sia in casa che a scuola, sarà perché tra tutti i fratelli e cugini ero la maggiore; fatto sta che tra i 9 ed i 10 anni iniziai a sentirmi annoiata da tutto ciò che spensieratamente avevo fatto fino ad allora per passare il tempo libero, compresi quindi i cartoni animati. Modificai la mia routine pomeridiana: facevo i compiti prima, abbandonando per sempre il caro vecchio Bim Bum Bam e mi rilassavo dopo con i film per ragazzi che Italia1 trasmetteva nella fascia oraria successiva.

Ecco, da quel momento in poi non solo non seppi più nulla del mondo degli anime, ma addirittura mi stupivo che un mio coetaneo potesse ancora esserne tanto appassionato. Non ricordo con esattezza chi o cosa, ma sono certa che qualcuno mi avesse convinta che si trattasse di cose infantili, ed io ci ho ingenuamente creduto. Tant'è che quando arrivai al liceo ed entrai in contatto con molte persone che in quel mondo ci erano ancora dentro fino al collo, restai veramente a bocca aperta. Ma fu anche il momento in cui finalmente scoprii qualcosa di nuovo.

Infatti, fino ai 13-14 anni, ignoravo completamente l'esistenza dei manga. Anzi, forse nemmeno sapevo che quei cartoni che tanto amavo da piccola venissero dal Giappone (o forse sì, boh). Ok, vi lascio il tempo di ridere della mia ignoranza... Finito? Sì, bene, continuiamo. Come dicevo, fu grazie alle amicizie del liceo che scoprii l'universo degli anime e dei manga. Nonostante questo, non provai particolari spinte ad avvicinarmici, fino ai 16 anni. Non ne ricordo il motivo, ma un giorno decisi di entrare nell'unica fumetteria esistente da queste parti (che ancora c'è ed è ancora l'unica) ed acquistare il primo volume di Nana della bravissima Ai Yazawa. Fui la prima a sorprendermene, ma nonostante facessi un po' fatica a leggerlo - tra la lettura da destra verso sinistra e il non essere affatto abituata a dover "leggere" anche i disegni... - la storia mi piacque un sacco sin dal primo momento. Tanto che tornai in fumetteria a prendere i seguiti, fino al numero 8. Non so dove fosse arrivata la pubblicazione all'epoca, ma io non andai mai avanti né acquistai altri manga. Credo che il motivo fosse che, nonostante il piacere provato durante quella prima lettura di Nana, mi sentivo troppo lontana da quel mondo, da quel modo di narrare. Mi sentivo molto più al sicuro ed a mio agio nel mio habitat di sempre, ovvero i romanzi ed i racconti. E decisi di rimanere lì.

Beck Mongolian Chop Squad

Il mio progressivo avvicinamento alla narrativa disegnata lo devo senza dubbio al mio compagno. Grazie a lui ho visto per la prima volta un anime dall'inizio alla fine: si trattava di Beck Mongolian Chop Squad, la storia delicata e piena di emozioni di un semplicissimo ragazzo che prendendo un giorno una chitarra in mano scopre la passione per la musica, e con tanta dedizione ed impegno riesce a tirar fuori un talento che non immaginava di avere. Da contorno fanno le storie di amicizia e dei primi amori. Il motivo per cui accettai di vederlo era che sapevo quanto questo anime fosse stato fondamentale nella vita del mio compagno, dal momento che fu proprio guardandolo che anche lui, un giorno, prese in mano una chitarra.


Poi, da quando siamo andati a vivere insieme, abbiamo pian piano iniziato a guardare i film dello Studio Ghibli, e con questi ho scoperto davvero qualcosa di diverso, che poco alla volta ha saputo conquistarmi. Se non sono rimasta particolarmente colpita da Ponyo, mi sono piaciuti tantissimo La collina dei papaveri, Kiki consegne a domicilio, Il mio vicino Totoro; ma è stato un film in particolare a colpirmi veramente a fondo...

E' stato Pioggia di ricordi di Isao Takahata. Si tratta di un film con una trama piuttosto semplice, in cui la protagonista Taeko che ha ventisette anni e lavora in ufficio a Tokyo, decide di prendersi una vacanza per andare ad aiutare nel raccolto dei parenti che vivono in campagna. Questa evasione dalla metropoli diventa anche un'occasione per ripercorrere alcuni momenti della sua vita, in particolare le esperienze vissute durante la quinta elementare; Taeko infatti, nonostante sia passato parecchio tempo, sembra molto legata alla sé bambina di allora. Nel film quindi si alternano le sequenze del soggiorno di Taeko in mezzo alla natura e l'immenso piacere che lei riesce a trarne, e le piccole grandi emozioni della Taeko di dieci anni.

Questo film, all'apparenza tanto semplice, mi ha emozionata più di quanto io stessa lì per lì mi sia resa conto. Era colmo di nostalgia, di tranquillità ma al tempo stesso veicolava qualcosa di profondo che non saprei ben formulare a parole. Quel che so è che, dopo, non riuscivo a togliermi il desiderio di imbattermi in altre storie che sapessero trasmettermi qualcosa di simile. Tanto leggere nel modo di arrivare, e tanto intense poi nel contenuto.

Quello di cui mi sono subito resa conto, è che difficilmente avrei trovato una cosa del genere - libro o film che fosse - in un'opera occidentale. E poi è successo che, dopo i tre intensi mesi passati a leggere Via col vento non mi sentivo granché pronta ad affrontare altri romanzi o racconti, così ho letto vari fumetti o graphic novel che avevo in casa e - per farla semplice - ho pensato cacchio che bello.

Mettendo tutto questo insieme, sono giunta alla conclusione che è proprio il momento giusto per riavvicinarmi - e stavolta con ben più consapevolezza - ai manga. Tant'è che ho ripreso Nana con estremo piacere e soddisfazione e acquistato un paio di primi titoli di serie che ero pressoché certa potessero piacermi (e, avendoli già letti, posso dire di non essermi sbagliata). Solo fino a qualche anno fa, non avrei mai creduto possibile che gli anime o i manga avrebbero potuto appassionarmi quanto accadeva agli altri, e invece... E' proprio vero che per ogni cosa esiste il momento giusto, e quanto è bello darsi la possibilità di ricredersi.

In conclusione di tutto questo, posso dirvi che ovviamente vi ritroverete nei prossimi post anche recensioni dei manga che sto iniziando in questo periodo, e spero che la cosa non vi dispiaccia - anzi, spero di far ricredere qualche altro lettore che come me si era limitato alla letteratura "tradizionale"!

Detto ciò, scappo in fumetteria che oggi mi arrivava qualcosina.

A presto!

6 commenti:

  1. Ho amato anch'io "Pioggia di ricordi"! :) devi assolutamente vedere "La storia della principessa splendente" sempre di Takahata, un capolavoro assoluto!!! (se ti emozioni facilmente prepara tanti fazzoletti.) Nana della Yazawa rimane ancora oggi il mio manga (e la mangaka) preferito in assoluto, ma mi piacciono tantissimo anche Sahara Mizu e Hinako Ashihara. Sailor Moon è stata la religione infantile di tanti bambini, compresa me XD Non vedo l'ora di leggere delle tue letture mangose! :)

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    1. Ne sono felice :)
      grazie per il consiglio, il sabato sera da noi è la "serata film" e vedremo senz'altro la principessa splendente, che ci mancava!

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  2. Cara Julia, potrà sembrarti strano, ma Sailor Moon è stato un fenomeno di proporzioni mondiali (non sto esagerando) che dilagò in una vera e propria Sailor-Moon-mania le cui propaggini sono ancora in corso :)
    Chissà per quali caratteristiche, per quale misteriosa alchimia, quali corde toccò (e ancora tocca), ma Sailor Moon si guadagnò un sacco, ma un sacco!, di fans adulti/e. Me compreso, naturalmente (non sarei qui a scriverne, altrimenti). Alla prima messa in onda italiana io avevo 34 anni e non seguivo anime (ma qualche manga sì). Ne fui immediatamente, ma intendo proprio dai primi 5 minuti della prima puntata!) e come me qualche altro milione di adulti...
    SM diventò anche una vera e propria icona gay e il "remake" del cartone, Sailor Moon Crystal, di tre anni fa, è seguito da milioni di persone, moltissime delle quali adulte.
    La mia storia quindi, seppure con qualche decennio di differenza di età, è simile alla tua: non vedevo l'ora di arrivare a casa dal lavoro per guardarmi la puntata che avevo programmato sul videoregistratore! :D Fu proprio SM a introidurmi nel meraviglioso mondo degli anime che, da allora, seguo pur senza esserne uno specialista (seguo più i manga che gli anime).
    Io credo, faccio un azzardo, che la tua "botta di consapevolezza" possa essere analoga a quella provata da tante persone, ossia la coscienza che il modo di narrare Giapponese, direi orientale in generale, è molto diverso dal nostro e proprio per questo ci affascina moltissimo! Azzardo a dire che forse il modo di narrare Giapponese è persino più libero di quello occidentale, infatti mi pare che la mescolanza dei generi, la sperimentazione, il non essere legati al canone aristotelico, il diverso concetrto di esotismo e l'assenza di una religione nazionale fondata sul senso di colpa portano, a mio parere permettono una maggior libertà di scrittura.
    Il tuo articolo l'ho letto tanto volentieri e non vedo l'ìora di leggere le tue prime recensioni manga! :)
    Ciao, a presto!

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    1. "Ne fui immediatamente"...conquistato, mancava il participio passato :D

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    2. Mi trovi perfettamente d'accordo con le tue riflessioni. Ci aggiungo anche che, secondo me, avendo regole molto più rigide e ferree nella quotidianità sociale - dalle mille formalità che rispettano alla rigidità imposta nello studio e nel lavoro ecc. - portano poi ad uno sfogo creativo davvero unico... mentre dai noi è molto diverso (almeno in Italia e altri Paesi limitrofi). La gente crede che tutto sia concesso e il risultato lo vediamo ogni giorno. Nelle narrazioni orientali - parlo di quelle che sinora mi sono piaciute di più, ovviamente - sto trovando una delicatezza inimitabile, ed è proprio quel tocco che mi ha rapita e conquistata.
      Ti dirò, non mi stupisce il successo di Sailor Moon, anzi. E posso solo essere orgogliosa che il mio primo "idolo" sia stata proprio lei.
      Grazie mille di esser passato e del commento :)

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  3. Di questa branca artistica sono un'umile adepta, e penso (purtroppo) che tale rimarrò. Mi piacciono gli anime ma non mi fanno impazzire; i manga mi attirano, però non riesco a leggerli (proprio tecnicamente, essendo al contrario non riesco a seguire l'ordine delle vignette!) e mi frena un po' l'elevato costo unito al proporzionale tempo di lettura. In parole povere, ho paura a spendere per un manga l'equivalente per un libro, tenendo conto del fatto che in un'oretta l'ho già finito. In ogni caso, ti faccio tanti auguri per questa nuova passione (non se ne hanno mai abbastanza) e i complimenti per esserti messa in discussione e aver accettato e incamerato qualcosa di molto lontano ma molto interessante. Un saluto:)

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