giovedì 31 marzo 2016

Williamland #3: Enrico VI, parte prima

Devo ammetterlo, tra i testi di Shakespeare quelli in cui sono meno ferrata in assoluto sono i drammi storici. Nella mia lunga e duratura relazione d'amore col teatro inglese, poche volte mi sono avvicinata a queste opere, per il semplice motivo che ho un rapporto altalenante con le letture a sfondo storico: sono capaci di appassionarmi come nient'altro, ma sono anche capaci di annoiarmi a morte. Quindi sono estremamente felice del fatto che ora, con questo percorso che mi sono prefissata, mi sto dando anche l'occasione di leggere tutti questi drammi che finora ho lasciato da parte. Quello di cui vi parlo oggi, lettura shakespeariana di Marzo, è la prima parte dell'Enrico VI, dramma storico diviso in tre parti ed incentrato sul lungo ed infelice regno del figlio di Enrico V, edito in Italia da Garzanti – ma, ahimè, fuori catalogo e dunque bisogna andare alla ricerca dell'usato – con la traduzione di Carlo Pagetti.

Ritratto di Enrico VI
Enrico VI salì al trono quando aveva solo nove mesi, succedendo al padre Enrico V, conquistatore di Angicourt, morto prematuramente nel 1422. Enrico VI regnò in Inghilterra dal 1422 al 1461 e dal 1470 al 1471; fu invece re di Francia dal 1422 al 1453.
Data la sua giovane età, ovviamente la potenza inglese fu di fatto retta a lungo da altre personalità di spicco, che agivano in nome e per nome del re bambino. Il periodo coperto dal regno di Enrico VI fu denso di eventi, purtroppo non positivi per la sua patria: fu infatti lui ad osservare la disfatta dell'Inghilterra in Francia, ad assistere alla fine della guerra dei cent'anni, conclusasi con la perdita di tutti i feudi inglesi. A questo insuccesso una grave crisi colpì il Paese, aggravata anche dalle scarse capacità di Enrico VI a rivestire il ruolo cui era destinato; la sua inettitudine fu anche una delle cause che portò alla guerra delle due rose, contro la casata rivale degli York, che ad Enrico VI costò la vita.

Bisogna però ricordare che, se non era portato per una carriera politica, Enrico VI era di contro un uomo pio e devoto, attento ad altri aspetti della vita umana, quali l'educazione e la cultura: a lui si deve la fondazione del College di Eton e del King's College della Cambridge University. E' proprio quest'ultimo punto, in relazione all'opera di cui Shakespeare lo ha reso protagonista, che fa di Enrico VI un personaggio interessante: nella trilogia a lui dedicata incarna l'uomo costretto a ricoprire ruoli in totale contrasto con la propria natura.

In questa prima parte dell'Enrico VI in realtà il re compare meno di quanto ci si potrebbe aspettare; sono piuttosto le personalità a lui vicine a farla da padrone, soprattutto i suoi zii, il duca di Gloucester ed il duca di Exeter. Il dramma è ambientato ancora nel pieno della guerra tra Francia ed Inghilterra, infatti altrettanto protagonisti delle corte inglese sono i personaggi della fazione francese, primo tra tutti Carlo il Delfino, futuro re di Francia, e poi il Reignier, duca d'Angiò, Re di Napoli, il duca d'Alençon ed il duca di Borgogna, il traditore.
Ma se devo essere sincera, il personaggio che più mi resta impresso da questa lettura è senz'altro la pulzella d'Orléans, Giovanna d'Arco. Fin da piccola – e non ricordo neanche da dov'è nato questo interesse – la figura di questa donna mi ha incuriosita ed affascinata moltissimo, ed il modo in cui l'ha ritratta Shakespeare non è stato da meno. Giovanna si fa portare al cospetto del Delfino, cercando di convincerlo a lasciarla guidare le truppe francesi per scacciare gli inglesi dalle loro città, raccontando della chiamata divina che ha ricevuto a compiere questo destino; Carlo la sfida a duello per mettere alla prova l'abilità della contadina e, venendo sconfitto, le accorda la propria fiducia. Da quel momento in poi, Giovanna è quella più dotata di spirito pratico, colei che quando una battaglia viene persa o quando i francesi vengono colpiti da un attacco a sorpresa non sta a piangersi addosso ma subito individua in cosa hanno sbagliato. Da parte degli inglesi, contro di lei vengono mosse continue insinuazioni maliziose sul suo conto, alludendo ad una passione tra la pulzella ed il Delfino il quale, dal canto suo, appare piuttosto labile: al primo successo di Giovanna è pronto a spartire con lei la corona, ma è altrettanto pronto a rinnegarla al primo fallimento.
Tra le scene inglesi, invece, quelle che ho trovato più interessanti sono quelle che vedono protagonisti il più valoroso soldato inglese, Lord Talbot, e suo figlio che, separati per anni a causa della guerra si riabbracciano nel momento in cui il padre è ormai spacciato, perché non avendo ricevuto rinforzi in tempo si trova circondato dai francesi senza via di scampo. E' una scena intensa e commovente, durante la quale Talbot padre cerca di convincere il figlio ad andarsene, cosicché vivendo potrà portare avanti il loro nome e vendicare la sua morte, ma il figlio non ne vuole sapere, perché mai un Talbot si sarebbe dato alla fuga, e così restano a combattere fino alla fine, che arriva per entrambi.
Molto interessanti, anche, i segnali dell'inizio della discordia tra York e Lancaster, che il re cerca di sedare con le buone dovendo al momento affrontare situazioni più gravi.
Questa prima parte si conclude con le macchinazioni del Conte di Suffolk, un personaggio decisamente machiavellico, che riesce a convincere il re – il quale ammette: «In matrimonio, zio? Ahimè, sono così giovane. / I miei studi, i miei libri sono a me più adatti / che i giochi sensuali con un'amante. (...) – a sposare Margherita, figlia del re di Napoli, squattrinata nobildonna francese. Un eventuale matrimonio di Enrico VI, accuratamente scelto dagli zii del re, doveva servire a riappacificare la Francia e l'Inghilterra; ma il Conte di Suffolk orienta la situazione per perseguire scopi personali (tra l'altro, Margherita forse era la sua amante) e combina questo matrimonio politicamente nefasto: i desideri dei singoli si sostituiscono così al sogno di una monarchia estesa sulle due sponde della Manica, e su questa nota amara si conclude la prima parte dell'Enrico VI.

La storia inglese, dal periodo qui trattato e fino al regno dei Tudor, mi ha sempre affascinata moltissimo, e questo è il modo più bello in cui mi sia capitato sinora di approfondirla. Sicuramente non è attendibile al 100%, anche Shakespeare avrà avuto i suoi favoritismi e si sarà preso qua e là qualche licenza poetica. Ma è anche vero che per tutto ciò che concerne la trama ha attinto da fonti rispettabilissime, e dunque non c'è nulla di fasullo o errato. E' stata pertanto una lettura estremamente interessante, per niente noiosa come in passato ho temuto. Anzi, proprio al contrario: tra macchinazioni di corte, piani militari, soldati valorosi, traditori e qualche cuore puro è un testo avvincente e appassionante come tutti quelli cui Shakespeare ci ha abituati.

martedì 29 marzo 2016

Un breve commento ad un libro ancora più breve

Di Elizabeth Bishop (Massachussets, 1911-1979) conoscevo per sentito dire soltanto il nome, perché principalmente questa donna, importante figura della letteratura americana novecentesca, si è dedicata alla poesia. Purtroppo - e me ne rammarico davvero molto - salvo delle eccezioni che si contano sulle dita di una mano, non sono mai stata un'appassionata lettrice di poesia. Si tratta di un mondo cui sono riuscita ad appassionarmi solo da studentessa, quando c'era un professore a guidarmi tra i versi e le figure retoriche. Quello poetico è un universo che mi piace indagare con lo spirito tipico dei bambini che smontano i giocattoli per vedere cosa c'è dentro. Ed è esattamente per questo che non sono capace di godere appieno della semplice lettura di un componimento poetico.

E allora perché ho esordito nominando Elizabeth Bishop?
Be', perché parecchio tempo fa ormai mentre facevo un ordine su Libraccio mi è capitato sotto gli occhi un libro piccolo piccolo, di cui si diceva soltanto: la Callas della poesia novecentesca in due felici arie in prosa. Sono rimasta talmente affascinata ed incuriosita da inserire istintivamente il volumetto nel carrello assieme agli altri libri.

Il volumetto in questione era appunto della Bishop, si intitola Il mare e la sua sponda, edito da Adelphi e conta appena 42 pagine. Contiene due brevi racconti, che mi hanno fatto proprio lo stesso effetto che mi fa la poesia, ovvero hanno scatenato quel desiderio di smontare il giocattolo per provare a capirlo. Li avevo già letti una volta, casualmente proprio nel marzo dello scorso anno; ma mi è venuta voglia di leggerli di nuovo, perché non li ricordavo poi tanto bene.

Le due brevissime storie che ci ha regalato la Bishop sono quanto mai particolari e misteriose. La prima, intitolata proprio Il mare e la sua sponda, ci parla di un uomo che nella vita si occupa di tener pulita una spiaggia. La percorre in lungo e in largo di notte, ed il suo compito nello specifico è raccogliere tutta la carta che trova. A tal fine è munito di una specie di forcone con cui infilzare tutta la cellulosa che trova, e di tutto il necessario per bruciarla. Il fatto è che quest'uomo non la brucia subito, non tutta almeno: opera una selezione immediata, tenendo da parte tutto ciò che potrebbe interessarlo. Poi, nella sua casa che più che altro è un'idea di casa, ricostruisce fantasiosamente pezzi di storie ed articoli di giornale.
La seconda si intitola In prigione e la voce narrante è quella di un uomo sicuro di andare incontro ad un arresto ma che - e questa è la particolarità - sembra felice ed impaziente di tale prospettiva. Non solo: il futuro carcerato ragiona e riflette sulle condizioni della propria detenzione, augurandosi che questa sia il più rigorosa possibile. Non sapremo mai cos'ha fatto né perché sembri tanto desideroso di venir chiuso in una cella fredda e sterile.


Elizabeth Bishop riesce ad inserire in così poche pagine moltissimi riferimenti letterari, espliciti e non, e soprattutto desta una curiosità lancinante nel lettore. Questo non sapere assolutamente nulla di due personaggi tanto fuori dal comune lascia ampio spazio all'immaginazione, fa sorgere domande a cui non avremo mai una risposta. Chi non ama i racconti non potrà mai apprezzare due narrazioni tanto corte e incomplete, chi invece al contrario ne va ghiotto troverà qui un concentrato di ciò che il racconto breve dovrebbe essere: un'occhiata veloce dentro la vita di qualcun altro, come un bagliore dentro una stanza buia che per un attimo ci permette di vederne l'interno. Poi basta, senza conoscere il prima né tanto meno il dopo.

mercoledì 16 marzo 2016

I miei cinque + 1 booktuber preferiti

Cari lettori, care lettrici,
se vi siete accorti del silenzio di questi giorni, chiedo venia. La motivazione è sempre la stessa: esami! Ormai ci siamo - e stavolta per davvero - visto che la fatidica data è questo lunedì. Infatti volevo prima di tutto comunicarvi che, con ogni buona speranza, le pubblicazioni riprenderanno regolarmente martedì 22.
Oggi, ritagliandomi questa oretta di tempo, volevo provare a scrivere un post a cui ormai pensavo da molto tempo, e cioè un articolo in cui vi parlo, come da titolo, dei miei booktuber preferiti. Credo che tutti, chi più chi meno, quando decidiamo di svagarci un po' non esitiamo a ricorrere a youtube. L'offerta su questo server è ormai illimitata, e per quanto sia diventato quasi difficile evitare canali frivoli che praticamente non hanno nulla da offrire, è altrettanto vero che ci sono persone che al contrario curano tantissimo i propri video, soprattutto dal punto di vista del contenuto. Com'è ovvio, la maggior parte degli youtuber che seguo si occupano di libri e, nonostante ce ne siano molti che riescono a tenermi incollata allo schermo anche per mezz'ora o più, qui vi parlo di quelli di cui non mi perdo mai un video.

1. Ilenia Zodiaco. Pur non essendo questa una classifica di gradimento, al primo posto non poteva esserci che lei, Ilenia, la sicilianissima trapiantata a Milano più pungente di youtube, se non altro perché è stata forse la primissima che ho iniziato a seguire con costanza. Credo che la conosciate tutti e che non abbia di conseguenza bisogno di presentazioni; il motivo per cui personalmente apprezzo tanto il suo lavoro è innanzi tutto la competenza con cui parla di letteratura, unita ad una sana dose di ironia e sarcasmo. Con i suoi video, insomma, si imparano cose e ci si diverte un sacco. Tra l'altro ha sempre proposto molte letture "di nicchia", promuovendo il lavoro delle case editrici indipendenti, anche quando non era tanto di moda scegliere indie. Ovviamente un plauso le va anche per aver avuto il coraggio di affrontare la lettura del materiale per i suoi #illibrodimerda.

2. Nouvelle Wave. Quanto è bello il canale di questa ragazza, ne vogliamo parlare?! Adoro letteralmente i suoi video, soprattutto quelli che riguardano i libri; già perché sul suo canale potete trovare anche moltissimo materiale sul cinema. La cosa che mi ha colpito sin da subito di Nouvelle Wave (Mariangela, se non sbaglio) è la capacità che ha di parlare di ciò che legge con accuratezza e profondità senza mai svelare un filo di troppo della trama o di ciò che ci si potrebbe aspettare da quel libro. Ha - a parer mio - un ottimo gusto: tra le sue proposte numerosi classici, tanta letteratura orientale ed anche manga e fumetti. Di recente, poi, ha trovato un'ottima formula per proporre "i preferiti del mese", una categoria di video che snobbo quasi sempre, ma i suoi sono bellissimi. Durano poco, hanno sempre un bel sottofondo musicale e mostrano un po' di tutto, libri, luoghi, tè, oggetti. Insomma, che aspettate? Se non la conoscete correte subito da questa bravissima ragazza toscana!

3. TheRevolutionaryAct, Giovanna latita, i suoi video arrivano ogni morte di papa, ma quando arrivano ci ripaga subito dell'attesa: scoperto il suo canale vagabondando a caso su youtube, non l'ho più lasciato. Il suo approccio ai libri è appassionato e coinvolgente, in ogni video si può apprezzare la sua competenza in materia. Trovo le sue recensioni mai banali o scontate, e soprattutto mai noiose. Ma la cosa che forse mi piace di più forse è la sua autoironia, capace di strapparmi sempre qualche sorriso. Bella, simpatica ed intelligente: che volete di più?

4. Haruko no Hon. Studentessa di lingue orientali, perciò aspettatevi nei suoi video molta letteratura cinese e giapponese (riguardo la quale sono piuttosto ignorante), ma non solo. In comune abbiamo anche la smisurata passione per Shakespeare. Di lei mi ha colpito l'eleganza, la precisione, l'accento sui dettagli che caratterizzano ogni suo video. Inoltre credo che abbiamo gusti affini, è capitato spesso infatti (anche se lei non lo sa!) che affrontassimo spesso nello stesso periodo le stesse letture. Se vi piace ricevere consigli dettagliati ed accurati per prendere spunto per le prossime letture, lei non può mancare tra i vostri guru letterari del web.

5. Read Vlog Repeat. Ecco, Valeria l'ho scoperta solo di recente, ma praticamente mi sono guardata tutto ciò che c'è sul canale. Valeria è simpatica, frizzante, colorata e legge un sacco di belle cose. Ciò che più mi ha attratta però sono due cose: la prima è la sua conoscenza della letteratura per bambini e ragazzi, mondo di cui io invece so pochissimo e dunque guardo i suoi video con carta e penna per annotarmi tutte le proposte a me sconosciute; la seconda riguarda i suoi consigli su fumetti e graphic novels. Ho letto ben poche graphic novels nella mia vita, anche se mi sono piaciute molto. Quelle di cui parla Valeria riescono sempre ad incuriosirmi tantissimo. Se anche voi volete farvi un'idea su letture un po' diverse dal solito, su questo canale troverete tanti titoli interessanti.

+1. Snack Attack. Il +1 è l'unico maschietto della classifica: non che non ne segua altri, ma Giovanni è l'unico di cui non salto mai un video. Mi piace il suo modo di parlare conciso ma mai superficiale, il suo comparire davanti alla telecamera sempre col sorriso e l'impegno che mette nel presentare tantissimi libri a tema LGBT e sul femminismo. Anche con lui ho in comune la passione per alcuni libri che mi hanno segnata profondamente, come Golden boy, che avevo letto poco tempo prima che lui ne parlasse approfonditamente. Inoltre legge parecchio in lingua originale. Mi raccomando, se non lo conoscete fate un salto sul suo canale, non ve ne pentirete!

E questo è tutto. Fatemi sapere se seguivate già questi nostri colleghi bibliofili o parlatemi di quelli che seguite di più voi: sono sempre alla ricerca di canali interessanti da seguire!

Un abbraccio, e a martedì!

martedì 8 marzo 2016

Le mie donne di carta


Oggi è la festa della donna, quindi innanzi tutto auguri a tutte voi. Ad essere onesta, non ho mai dato molto peso a tutte quelle che reputavo ricorrenze minori, come appunto la festa della donna o San Valentino. Però negli ultimi anni qualcosa è cambiato, acquisendo finalmente una stabilità ed una tranquillità nel vivere quotidiano, ho scoperto anche il gusto di celebrare le piccole cose, fosse anche solo per usarle come pretesto per fare o farsi un regalo, o per condividere quella giornata con la persona con cui desideriamo festeggiare.

Mi piaceva quindi l'idea di dedicare un post a questa nostra giornata, posticipando il martedì dedicato all'Iliade (non temete, affezionati, la lettura settimanale arriverà domani o al più tardi giovedì!). E quale altro modo avrei potuto scegliere, se non parlando delle scrittrici e dei personaggi letterari femminili che hanno segnato la mia crescita? Quello che vi propongo, dunque, è un percorso cronologico. Dai libri a figure delle elementari ai miei amori femminili più recenti, ecco a voi le mie donne di carta.

1. Uno dei miei primi ricordi di piccola lettrice è legato a questo libro gigante tra le mie manine che mi aveva regalato la mia nonna paterna. Si intitolava Donne famose (o qualcosa del genere) e dentro c'erano tantissimi disegni accompagnati da brevi paragrafi che raccontavano le vite e le imprese di donne che hanno lasciato il segno nella storia. Le donne scelte dagli autori di questo volume erano tante e diversissime tra loro: c'era Cleopatra, c'erano Marylin Monroe, Audrey Hepburn e Brigitte Bardot; c'era Madre Teresa e c'erano Marie Curie e Amelia Earhart, la prima donna ad attraversare in volo senza scalo gli Stati Uniti. Passai un sacco di pomeriggi a sfogliare quelle pagine, restando affascinata ed ammaliata dalle figure di queste donne che tra me e me pensavo di dover prendere ad esempio, per il coraggio e la determinazione che, a modo suo, ognuna di loro aveva avuto. Purtroppo quel libro l'ho poi lasciato a cugine e sorelle sperando che sortisse su di loro lo stesso ascendente che aveva avuto su di me, ed ora non ho un'idea chiara di dove sia andato a finire.

Anne Frank
2. Anche per il secondo libro importante della mia vita bisogna dire grazie alla nonna: un pomeriggio, quando ero credo in seconda elementare, scovai nella sua piccola biblioteca una già piuttosto vecchia edizione de Il diario di Anne Frank. Ho intenzione di dedicare, più avanti, un post tutto dedicato a questo libro, tanto è stata l'importanza che ha avuto per me tanto come lettrice quanto come persona. Fu il mio primo approccio alla tragedia della persecuzione degli ebrei, fu il primo libro più "impegnativo" che lessi da sola e per intero, ma soprattutto mi rivedevo molto in alcuni pensieri di Anne, quindi fu anche la prima volta in cui provai empatia tramite la carta per la persona che scriveva. Anne mi invogliò anche a scrivere sul mio diario, quello bellissimo e segreto che mi aveva regalato l'altra nonna (sì, le nonne sono fantastiche).

3. Immancabile nella libreria di ogni ragazzina: Piccole donne di Louisa May Alcott. Non ricordo bene in che modo arrivò nella mia cameretta (sospetto sempre della nonna però), ma ricordo bene che anche questo era in un formato bello grande e corredato di bellissime immagini. Anche qui mi persi a leggere e rileggere i miei episodi preferiti, e trovai la mia prima eroina letteraria: Jo March, ovviamente, la ribelle della famiglia, con un indole da maschiaccio, la passione per la lettura e la vocazione per la scrittura. Da una parte mi rivedevo in lei e dall'altra volevo essere come lei. Devo però ammettere che forse sono ancora più affezionata al film, che avevo registrato in cassetta (che belli, i tempi del VHS!) e che ho rivisto infinite volte. Nostalgia, nostalgia, nostalgia!

Piccole donne, 1994

4. Poco più tardi, invece, fui profondamente segnata da una donna completamente diversa, una che di possibilità non ne aveva conosciute, una che aveva pagato le conseguenze di esser semplicemente nata femmina nel posto sbagliato: si tratta di Suad, autrice del romanzo-testimonianza Bruciata viva, Vittima della legge degli uomini.
Suad nasce in un povero villaggio della Cisgiordania, come ogni donna il suo ruolo nella vita è fare da schiava agli uomini, siano essi padri, fratelli, mariti e persino figli. A diciassette anni Suad commette la grave colpa di innamorarsi e di rimanere incinta, colpa per la quale la famiglia decide di punirla cospargendola di benzina e dandole fuoco. Suad riesce miracolosamente a sopravvivere, nonostante le gravi ustioni riportante, ma rimane comunque sfigurata a vita. La protagonista di questa tragedia ha la forza di non lasciarsi sconfiggere, con una forza che pochi avrebbero avuto al suo posto trova il modo di lasciare per sempre quel luogo e quella gente dove aveva dovuto subire tanto male, arriva in Francia e trova chi le dà sostegno, anche per tirar fuori la voce e raccontare al mondo la sua storia. Dopo la pubblicazione del libro, Suad ha iniziato - indossando una maschera - a tenere discorsi e conferenze, per far capire alle donne di ogni paese ed età che nessuna di loro merita di subire alcun tipo di violenza. Fu una lettura davvero dura, che mi toccò nel profondo, anche perché all'epoca ancora ignoravo le tante e tristi situazioni in cui troppe donne vivono ancora oggi. Suad fu una pioniera, perché la sua fu la prima testimonianza di una vittima del delitto d'onore.

5. Non poteva mancare, in questo mio percorso, Jane Austen. Tra i tredici ed i quattordici anni infatti lessi il mio primo grande classico, ed era Orgoglio e pregiudizio, romanzo che segnò molte cose... La mia passione per i classici, il mio amore per zia Jane e sì, beh, come per tutte le giovani ragazze la brillante e vivace Lizzy Bennett divenne un vero e proprio idolo. Da quel primo incontro le atmosfere austeniane divennero per me un modo per sentirmi a casa.

6. Per il Natale dei miei 15 o 16 anni mio padre mi regalò L'eleganza del riccio perché ne aveva sentito parlar bene alla radio. Lo considero tra i miei libri preferiti perché attraverso questa storia l'autrice, Muriel Barbery, ha dimostrato quanto poco fondati possano essere i pregiudizi, quanto ci si sbaglia ad etichettare le persona ad una prima e troppo semplice occhiata. Per chi non l'avesse letto, nel romanzo si alternano le voci di due figure femminili, che pur abitando a pochi metri di distanza l'una dall'altra e pur essendo animi tanto affini, non hanno mai avuto occasione di conoscersi. La prima è Reneé Michel, portinaia di mezz'età in un elegante palazzo abitato da famiglie facoltose; nessuno scambia con lei più delle solite parole di circostanza, e nessuno sospetta che lei sia qualcosa di più della donna semplice e banale che sembra. In realtà Reneé è una persona estremamente colta, che nell'arco della sua vita ha letto e studiato di tutto. Conosce l'arte, la filosofia, la musica, la letteratura eppure tiene ben nascosta questa sua natura raffinata, facendo attenzione che nessuno la scopra. Qualche piano più su invece abita Paloma Josse, una dodicenne estremamente intelligente e riflessiva che sente di non aver niente in comune né con la famiglia né coi suoi coetanei, e che è tanto annoiata dalla vita e ha talmente paura che oltre quell'insoddisfazione che prova non ci sia altro da sperimentare, che ha pianificato lucidamente il proprio suicidio. A far conoscere Reneé e Paloma, che pure si conoscono da sempre, servirà l'intervento di un nuovo inquilino, il giapponese Kakuro Ozu, al quale quel primo unico sguardo basta per capire come queste due persone portino ogni giorno una maschera. Sia Reneé che Paloma saranno infatti incuriosite ed affascinate da quest'uomo diverso dagli altri, perché capiscono a loro volta che lui le ha capite. Grazie a Kakuro, Reneé e Paloma costruiscono un legame importante, basato sul loro essere due anime tanto sole e tanto affini.
Il motivo per cui inserisco questo romanzo nel post è che oltre ad essere scritto da una donna, sono anche due donne le narratrici della storia, alle quali mentre lo leggevo mi sono tanto affezionata: in entrambe trovavo un piccolo pezzetto di me, e in entrambe ho trovato dei personaggi da ammirare, divenute un mattoncino importante del mio palazzo fatto di libri.

7. Se dovessi invece scegliere un libro che riassume al meglio il periodo dei 18, 19 anni sceglierei senza dubbio l'unico - meraviglioso - romanzo che ci ha regalato Sylvia Plath, ovvero La campana di vetro. La mia sintonia con la protagonista, che poi sarebbe una maschera dell'autrice, è stata totale, ho amato ogni singola parola di questo libro, che analizza alla perfezione e non senza la vena poetica della Plath l'inquietudine che può provare una giovane donna chiamata a scegliere del proprio futuro e di quanto questo sia difficile quando ci si sente come se, potenzialmente, si potesse diventare qualunque cosa. Ad un certo punto la protagonista arriva a sentirsi come un cavallo da corsa in un mondo senza piste. La mia personalissima interpretazione fu che la campana di vetro è quel tipo di dolore con cui ci si abitua a convivere, quello che ad un certo punto non vuoi più guarire; quel dolore che diventa una malinconia senza la quale non sai nemmeno più riconoscerti, un tipo di malessere che in fondo sai di dover combattere ma nel quale ormai ti culli, e che diventa un qualcosa con cui proteggerti. La campana di vetro, appunto. Se Sylvia Plath avesse scritto altri romanzi senza dubbio li avrei già divorati tutti; purtroppo non sono una grande lettrice di poesia... Ho in wishlist da secoli, però, i suoi Diari, nei quali so che ritroverò la stessa persona de La campana di vetro.

Virginia Woolf


8. Virginia Woolf. E questo è un caso particolare. Perché in realtà io di suo ho letto solamente Le onde finora, ma ho letto - prima - una certa quantità di roba che le gira attorno. Biografie, diari, articoli, analisi dei suoi romanzi e ho sviluppato nei confronti di questa creatura incredibile una sorta di amore platonico. La passione di Virginia è contagiosa, non mi ha mai stupito il fatto che si sia suicidata perché persino sulla carta le sue parole trasmettono tutta la sua frenesia, il sentimento vibrante che lei riusciva ad infondere ad ogni pensiero e ad ogni azione. Doveva esser bello essere così, ma anche fin troppo faticoso. Quel che mi porta ad inserirla nel post è la profonda stima che nutro verso non solo una delle più grandi scrittrici del Novecento ma anche una delle più fini critiche letterarie, nonché una donna colta e affascinante come poche.




9. Il mio più grande amore di carta degli ultimi anni è senz'altro lei, Alice Munro. Scoperta l'anno in cui vinse il Nobel con Chi ti credi di essere? mi sono tanto innamorata della sua scrittura da iniziare pian piano a collezionare tutti i suoi libri. La capacità che ha con la sua penna di mettere a nudo l'universo femminile mi ha lasciata ammirata e stupefatta, nelle donne dei suoi racconti vedo tutta la bellezza di noi donne ma anche i tanti difetti che caratterizzano il nostro genere. I libri di Alice Munro sono, per me, una sorta di specchio davanti al quale andare a riflettere e analizzare ciò che vedo. E al di là di questo, si tratta di un'autrice che scrive davvero divinamente.

Alice Munro

10. Nonostante abbia letto un solo suo libro e nonostante sia una scoperta che risale solo al mese scorso non potevo non includerla: Azar Nafisi, la docente universitaria e scrittrice iraniana da sempre innamorata della letteratura inglese. Se avete letto la mia recensione di Leggere Lolita a Teheran sapete bene quanto io sia rimasta folgorata da questa lettura, ma la Nafisi mi ha colpita anche come persona, per il coraggio e la determinazione che ha dimostrato cercando di prendere posizione contro l'ideologia dominante per difendere tutto ciò in cui più credeva, e per l'amore per la cultura e la letteratura di cui si è fatta portavoce.

Azar Nafisi

Dalle mie prime letture a quelle del mese scorso, come potete vedere le donne che attraverso la parola scritta hanno contribuito a fare di me ciò che oggi sono, sono tante. Vengono da luoghi diversi, da epoche diverse; in comune hanno forti personalità, capaci di travalicare ogni tipo di confine per arrivare a parlare con ogni bambina, giovane adulta ed infine donna di oggi. 
Fatemi sapere se avete letto qualcuno di questi libri o di queste autrici, raccontatemi nei commenti delle vostre donne di carta. Spero che oltre alle tradizionali mimose, qualcuno vi regali anche un libro che vi faccia felici.

Buona festa della donna a tutte!





giovedì 3 marzo 2016

Acquisti di Febbraio e...

Eccoci qui, siamo entrati nel mese di Marzo, cosa che si nota anche dalle follie meteorologiche di questi giorni... Ieri scorrazzavo assieme alla mia cucciola sotto un sole estivo, oggi ci siamo prese un bombardamento di grandine (infatti sono appena rientrata e se non mi becco un malanno adesso, non me lo becco più). Un lungo pomeriggio di studio mi attende, ma mi ritaglio questa mezz'oretta per parlarvi degli acquisti libreschi di Febbraio, mese durante il quale ho fatto un unico ottimo affare.

Credo che tutti conosciate Libraccio ed Ibs, le librerie online più utilizzate dai lettori italiani. Sono siti da tenere costantemente sotto controllo, perché spesso saltano fuori offerte davvero imperdibili. Ad esempio, a Febbraio Ibs scontava a oltranza i libri contenuti nell'outlet, una sezione magica dove volumi di ogni genere sono già scontati oltre la metà. Più libri si compravano dall'outlet, più ognuno di questi scendeva di prezzo: il risultato è stato che ho comprato qualcuno di questi romanzi anche ad 1, 50 euro, e ci tengo a sottolineare che si tratta di libri nuovi, ancora incartati.

Tutto è cominciato da un libro che desideravo ormai da tempo. Nel corso del 2015 ho voluto dare una chance ad uno di quei casi letterari di cui sempre diffido, scoprendo invece - e per fortuna - un romanzo che ho amato dalla prima all'ultima pagina. Sto parlando de La morte del padre dell'autore norvegese Karl Ove Knausgard, il quale ha creato un ciclo narrativo di stampo autobiografico, La mia lotta, composto da sei volumi in corso di pubblicazione per Feltrinelli.
La morte del padre spaziava tra il passato ed il presente dell'autore, concentrandosi però maggiormente sull'infanzia e l'adolescenza e nell'analisi del suo complicato rapporto con la figura paterna. Ciò che più ho amato però sono le numerose riflessioni, di varia natura, in cui Knausgard si lascia andare, nelle quali spesso mi sono riconosciuta; altrettanto ho amato le descrizioni di momenti e luoghi della Svezia e della Norvegia, le sue due terre che un po' sono anche mie. Una più che piacevole scoperta, la penna del signor Karl Ove, ed era chiaro che proseguissi la lettura della sua vita. Perciò ecco il secondo volume, Un uomo innamorato.


I volumi successivi, sono tutti libri che in ogni caso erano nella mia wishlist e che ho trovato nell'outlet di Ibs.

Di Stendhal, autore francese di inizio '800, desidero leggere qualcosa dai tempi del liceo. Ovviamente la curiosità è soprattutto per il suo romanzo più celebre, Il rosso e il nero, opera tanto famosa e celebrata da avere - assieme a La certosa di Parma - quasi oscurato le altre opere dello scrittore parigino.
Tra queste, di cui anch'io ignoravo l'esistenza, c'è Armance, primo passo di Stendhal nel mondo della letteratura. Il sottotitolo è Alcune scene di un salotto parigino del 1827. Leggendone la trama mi ha subito affascinata, e mi ha fatto pensare che sarebbe stato interessante leggere queste pagine prima del sicuramente più maturo Rosso e nero. Anche in Armance infatti sembra si parli di un seduttore, un seduttore però sessualmente impotente, non abbastanza coraggioso da rivelare questo segreto per lui imbarazzante. Il romanzo, dice il retro di copertina, racconta di un timido ma avvincente corteggiamento tra nobili frequentatori dei salotti parigini. Atmosfere senz'altro eleganti e raffinate mi attendono tra queste pagine.

Sempre edito da Bur poi ho trovato Daisy Miller, romanzo breve dell'autore americano naturalizzato inglese Henry James, autore di cui ho sempre sentito meraviglie e di cui non ho comunque ancora letto nulla. Sono doppiamente felice di aver trovato questo romanzo dopo aver letto di Daisy Miller tra le pagine di Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi, che mi avevano incuriosita tantissimo sulla figura di questa donna, la piccola e innocua Daisy, sottovalutata un po' da tutti coloro che la circondano e per buona parte del libro anche dal lettore.
Ho la sensazione che sia il libro giusto per conoscere Henry James e sono proprio felice di averlo trovato, senza contare il fatto che la copertina è bellissima.

Infine, edito da Garzanti, Robinson Crusoe di Daniel Defoe, autore inglese riconosciuto come uno dei padri del romanzo. Anni fa lessi Moll Flanders e, benché a tratti pesante a causa dei tanti moralismi, fu una lettura intensa, coinvolgente, estremamente appagante; ricordo che quando lo finii mi sentii come se avessi scalato una montagna: era stato faticoso ma, diavolo, che vista! Moll Flanders è una donna di storie, le sue avventure sono tante e tutte diverse, nel mio immaginario era quasi un Jack Sparrow al femminile. Doveva passare del tempo, ma di Daniel Defoe dovevo leggere altro, e perché non il suo romanzo più famoso. Scovato nell'outlet, non avevo proprio motivo di lasciar lì questo Robinson Crusoe, il naufrago più famoso della letteratura.


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Volevo poi fare un piccolo accenno a quel che sarà il mio mese di lettrice durante Marzo, perché mi dedicherò ad un bel mattonazzo, che ho già iniziato con piacere. Si tratta di un libro che ho acquistato ormai un paio di anni fa durante dei saldi della Mondadori, dopo averlo corteggiato per svariati mesi. La storia contenuta nelle sue 1104 pagine è conosciutissima, ma per fortuna non da me. Ho sentito il desiderio di leggerlo così, senza alcun motivo specifico. Sto parlando di Via col vento dell'autrice americana Margaret Mitchell. Dato il tempo che richiederà scorrere tutte le sue pagine, le recensioni saranno sicuramente meno, ma ho in mente già da tempo una serie di post diversi con cui compensare, senza contare che forse, per spezzare, leggerò qualcuno dei libri brevissimi che ho da parte per periodi come questo. 

che non si dica che leggere sia un'attività per pigroni,
a leggere questo mattone mi farò i muscoli delle braccia!

E con questo, direi che è tutto. Mentre fuori ancora imperversa la tempesta - mettendo a repentaglio i piani di andare al cinema questa sera - mi costringo a riprendere in mano manuali ed evidenziatori. 
A voi auguro invece un bel pomeriggio di tè caldi e letture.

A presto!

martedì 1 marzo 2016

I Pilastri, Iliade #10: Libro Decimo

I fatti di Dolone
No, Dolone, non metterti in testa la fuga,
se pur cose buone ci hai detto: tu sei in nostra mano!
Se mai ti liberassimo e ti lasciassimo andare,
tu certo torneresti di nuove alle rapide navi
per spiarci e per combatterci contro!
Invece, se perdi la vita ucciso dalla mia mano
mai più per gli Argivi potrai essere un danno!


C'è una cosa, prima di tutto il resto, da dire a proposito del Libro Decimo dell'Iliade: non è stato scritto da Omero. Si è ritenuto fin dall'antichità che questo canto fosse una compilazione aggiunta più tardi al poema già completo, che risulta quindi slegato da quanto avviene prima e che non ha alcuna rilevanza per quanto avverrà dopo. Ma vi dirò di più: prima ancora di leggere la nota a piè di pagina che spiegava questo, mi era parso di leggere dei versi completamente diversi da quelli a cui mi sono ormai abituata. Lo stile di Omero è inimitabile, e la lettura di questo libro scritto con una parola assai meno potente lo rende più evidente che mai. L'autore del Libro X si perde in - vani - tentativi di resa psicologica dei personaggi che Omero riesce a rendere in maniera molto più acuta con una semplice metafora, imita il linguaggio del poeta inserendo immagini che spesso sembrano capitare a sproposito. Insomma, non c'è proprio paragone e per rendersene conto è sufficiente aver letto le pagine precedenti con un minimo di attenzione.

Gli eventi del Libro Decimo succedono, come ricorderete, ai tentativi falliti di riportare Achille in battaglia; ormai è notte, ma tra gli Achei non sono in molti a godere del dono del sonno. Particolarmente turbati sono ovviamente i capi ed i re, che sentono su di sé la responsabilità di un intero esercito. Agamennone rinuncia a cercare di riposare e inizia ad indossare le armi con l'idea di svegliare gli altri e condividere le proprie angosce, quando viene sorpreso dal fratello Menelao, altrettanto turbato e inquieto; i due si dividono i compiti: Menelao andrà a svegliare gli altri capi, mentre Agamennone si recherà dall'anziano Nestore. Il dubbio che attanaglia tutti riguarda le intenzioni dei Troiani: cosa faranno ora che hanno vinto gli Achei, torneranno alla città o resteranno ancora presso il campo? La risposta a questa domanda è tanto necessaria che Nestore propone che qualcuno che abbia coraggio abbastanza vada a spiare i nemici. Diomede subito si fa avanti, ma chiede che qualcuno vada assieme a lui. In tanti si propongono, e Nestore lascia che sia Diomede a scegliere il compagno con cui affrontare questa pericolosa impresa. Diomede sceglie Odisseo.
Nel mentre, tra i Troiani sta accadendo esattamente la stessa cosa: il loro dubbio è, di contro, se gli Achei stiano tentando la fuga o siano ancora saldi a proteggere le proprie navi. Anche Ettore vuole mandare un uomo a controllare, e promette doni impareggiabili a chi correrà il rischio; è Dolone a proporsi, secondo brutto dell'Iliade dopo Tersite. La differenza che viene sottolineata tra Troiani ed Achei in questi passaggi è significativa, dimostra chiaramente come questo autore tifasse per gli Achei: tra questi ultimi, infatti, sono in molti ad offrirsi per rischiare la pelle, e lo fanno solo in cambio della gloria; tra gli uomini di Ettore, al contrario, solo uno si fa avanti e lo fa nella prospettiva di ricevere beni materiali.
Ad ogni modo, da un lato e dall'altro i volontari si avviano, ma Dolone non fa in tempo ad arrivare a destinazione che nel buio viene scoperto da Diomede ed Odisseo. I due lo catturano e, approfittando del terrore di Dolone, non ci mettono neanche molto a fargli sputare la verità sui motivi per cui vagava solo, di notte, per il campo. Nonostante Dolone dia loro ciò che vogliono, e cioè la verità sulla sua missione, sulle intenzioni di Ettore e sulla disposizione dell'esercito troiano, Diomede non ci pensa proprio a lasciarlo vivere, e senza tante cerimonie lo uccide. Dopo di ché riprende il cammino assieme ad Odisseo, giunge presso l'accampamento troiano, uccidono in tutto tredici uomini tra gli alleati dei troiani e rubano cavalli tanto bianchi e tanto belli da sembrare un dono delle divinità. Compiuta l'impresa tornano tra gli Achei, accolti con gioia e commozione, e festeggiati con un meritato banchetto.

Dioemedes devoured by his horses, Gustave Moreau
Come forse avrete intuito da quanto ho scritto in apertura, la lettura del Libro Decimo non mi ha particolarmente entusiasmata; mi è mancata la forza di ogni parola cui Omero mi ha abituata, l'intensità dei personaggi in ogni loro gesto o discorso. Anche gli stessi eventi narrati hanno uno scarso impatto, perché in qualche modo si sente come siano estemporanei, non connessi al resto delle vicende. O semplicemente superflui.

Se devo trovare una cosa che mi sia piaciuta, direi senz'altro l'accostamento tra Diomede ed Odisseo, presentati come personaggi complementari, l'uno la forza e l'altro l'intelligenza.


Diciamo che possiamo lasciarci alle spalle Dolone ed i suoi fatti senza troppi rimpianti.