venerdì 6 gennaio 2017

Carol, Patricia Highsmith

Gennaio.
Era un genere di cose, ed era una cosa sola, come una solida porta. La sua temperatura gelida chiudeva la città in una capsula di grigiore. Gennaio era una serie di momenti, ed era un intero anno. Gennaio faceva piovere istanti, e li cristallizzava nella memoria: la donna che lei aveva visto scrutare ansiosamente i nomi, alla luce di un fiammifero, in un androne buio, l'uomo che scarabocchiava qualcosa e porgeva il pezzetto di carta all'amico prima che si separassero sul marciapiede, l'uomo che faceva tutto un isolato di corsa per prendere un autobus e ci riusciva. Ogni azione umana sembrava avere un che di magico. Gennaio era un mese bifronte, tintinnante come i campanelli di un giullare, scricchiolante come neve incrostata, puro come qualsiasi inizio, arcigno come un vecchio, misteriosamente familiare e tuttavia ignoto, come un vocabolo che si può quasi ma non del tutto definire.
Questa è la parte che apre la seconda parte di Carol, romanzo dell'americana - trapiantata prima in Francia e poi in Svizzera - Patricia Highsmith. Scrittrice estremamente prolifica, nata in Texas nel 1921, alla quale dobbiamo tra gli altri il celebre Il talento di Mr. Ripley. Ed è anche la citazione perfetta per aprire la prima recensione non soltanto di Gennaio, ma del 2017, che casualmente - dopo Brooklyn - ha per protagonista un altro libro da cui è stato tratto un film di recente successo, dal titolo omonimo, che ovviamente io non ho ancora visto.
Il motivo per cui mi sono ritrovata in mano il romanzo è piuttosto casuale. Ad acquistarlo parecchio tempo fa è stata mia sorella. Durante i giorni delle feste mi son fermata a dormire a casa dei miei genitori e, non essendomi portata nulla da leggere immaginando che non ne avrei avuto il tempo, in un momento di relax la voglia di immergermi in un libro si è fatta sentire tantissimo, così sono andata a cercare qualcosa tra le librerie altrui. Il bello di questa lettura è stato anche che è ambientata proprio tra il periodo delle feste natalizie ed i primi mesi dell'anno successivo, dunque è stato un accostamento perfetto ai momenti che stavo vivendo.

Nonostante sia intitolato a Carol, la vera protagonista e narratrice è Therese Belivet, diciannove anni, aspirante scenografa in una New York piena di luci e di opportunità, nella quale si può avere voglia di buttarsi a capofitto oppure dalla quale - sentendosi soffocare - si desidera fuggire. Therese deve ancora iniziare la strada di apprendistato per la scenografia, e nel frattempo è impiegata in un classico grande magazzino, precisamente nel reparto dedicato a bambole di tutte le forme e dimensioni e con le più svariate caratteristiche che, in vista del Natale, naturalmente pullula di clienti stressati ed esigenti. Un pomeriggio, tra i tanti volti anonimi Therese scorge una donna - biondissima, elegante, bella. Indossa una pelliccia, una sciarpa, ha in mano un paio di guanti che picchietta su un palmo. Ha l'aria distratta, nulla in comune con tutti gli altri. Per Therese è come avere una visione e tutto lo scambio di parole che segue con la donna scorre sospeso come in un sogno. La donna - Carol - acquista una bambola e lascia un indirizzo al quale spedirla, e sarà grazie a quell'indirizzo e a qualche dettaglio di fortuna che Therese potrà entrare in contatto con quella donna con cui, sin dal primo sguardo, aveva sentito vibrare la forza di un legame.

Quella tra Carol e Therese è una storia d'amore, una complicatissima quanto semplice storia d'amore. Semplice perché Therese e Carol si amano, e tanto dovrebbe bastare. Complicatissima perché siamo negli anni Cinquanta ed una diversità del genere la si paga a caro prezzo. Complicatissima perché Therese ha solo diciannove anni, non ha avuto alle spalle una vera famiglia e si è legata ad un fidanzato - Richard - di cui in realtà non le importa nulla, di cui ammira soltanto tutto ciò che a lei manca - una famiglia chiassosa e numerosa, una felicità facile ed ingenua, un incrollabile sicurezza nelle cose, compreso il fatto che loro due stanno insieme e ci stanno bene. Complicatissima perché Carol è nel bel mezzo di un divorzio ed ha una figlia.

Carol è un romanzo particolare, a cui forse bisogna abituarsi un capitolo alla volta e sul quale - me ne rendo conto adesso - bisogna riflettere a lettura conclusa per poterlo apprezzare in pieno. Sì perché in un primo momento gli avrei assegnato giusto una sufficienza: ottimi tutti gli elementi, ma a tratti avrei chiesto di più alla trama, a tratti la scrittura della Highsmith mi pareva lenta al punto di rischiare di annoiarmi; ora che ci penso, invece, vedo chiaramente i tantissimi pregi di questo libro.

Innanzi tutto, Therese. Therese non è una protagonista di quelle forti e cariche di sentimento, però è un personaggio perfettamente realistico. Si tratta di una ragazza giovane abituata a fare da sé, che scopre - grazie ad una donna già fatta - chi è veramente. Quella di Therese è un'educazione sessuale e sentimentale, e da questo punto di vista Carol appare anche come un romanzo di formazione e l'evoluzione di Therese è bellissima da seguire: la Therese Belivet che leggiamo alla fine è cento volte più forte, più affascinante, più interessante della ragazza spaurita, caparbia ma insicura incontrata all'inizio. Sempre per questo motivo, è magistrale il contrasto con Carol, la quale è una donna più grande già in pieno possesso della consapevolezza di se stessa e della realtà che le circonda. Allo stesso tempo Carol non è una donna che possiamo definire sicura di sé ed equilibrata: incline agli sbalzi d'umore, spesso difficile da decifrare. Per Therese, Carol rappresenta sfida e crescita; per Carol, Therese significa rischio ed onestà.

Le due donne intraprenderanno un lungo viaggio verso l'Ovest, durante il quale avranno tempo e modo di conoscersi a fondo, di regalarsi in egual misura dolore e felicità. Un nemico taglierà loro la strada, metterà in discussione il loro rapporto e le loro vite, segnerà il momento in cui cambiare, avere coraggio e decidere.

Come appunto, resta quel distacco nei confronti della scrittura della Highsmith, bravissima nelle descrizioni - la prima apparizione di Carol è da manuale - ma un po' fredda, spesso troppo lenta, in generale non pienamente di mio gusto. Tuttavia non c'è dubbio che voglio leggere altro di suo, a partire da Il talento di Mr Ripley di cui già conosco la storia.

Patricia Highsmith
Mi ha colpita molto anche la postfazione che accompagna il romanzo, nel quale la scrittrice ci racconta l'ispirazione dalla quale Carol è nato, le vicende editoriali del manoscritto e la reazione del pubblico. La Highsmith era reduce dal successo di Sconosciuti in treno, che era stato etichettato come giallo affibbiando a lei la nomina di giallista; i suoi editori, Harper & Bros, premevano affinché ne scrivesse un altro dalle stesse atmosfere, così da consolidare il suo nome e la sua posizione. Patricia Highsmith invece aveva ormai portato a termine Carol, in origine intitolato The Price of Salt, e non aveva intenzione di lasciarlo a prender polvere in un cassetto. Lo propose ad Harper & Bros, che lo rifiutarono e così lei, sotto pseudonimo - per evitare di vedersi affibbiate altre etichette che non desiderava così come non aveva desiderato quella di "autrice di gialli" - si rivolse ad un'altra casa editrice, che accolse e pubblicò il suo manoscritto nel 1952. The Price of Salt ricevette ottime recensioni e quando venne stampata l'edizione economica vendette quasi un milione di copie. Ma la cosa più straordinaria sta proprio nel significato che Carol assume nel panorama letterario forse mondiale: come ci racconta la stessa Highsmith, la rappresentazione degli omosessuali a quei tempi aveva sempre tinte tragiche. Gli omosessuali nei romanzi finivano sempre per suicidarsi, o per vivere una vita triste e solitaria, condannati all'infelicità da quella loro natura; erano anni in cui, anche nella più moderna Manhattan, i bar per gay si trovavano in bui scantinati e chi li frequentava scendeva dalla metropolitana qualche fermata prima o dopo, per non destare sospetti. Carol rappresentava il primo caso in cui due donne che si amavano erano due donne perfettamente normali, la cui storia non andava a concludersi in un buco nero di disagio e desolazione. Patricia Highsmith venne infatti sommersa di lettere da lettori che per questo le erano grati, da chi si sentiva finalmente rappresentato a chi - non avendo nessuno con cui poter parlare della propria omosessualità - leggendo Carol si era sentito meno solo. L'importanza del romanzo, e non di meno la sua modernità - vi assicuro che sembra scritto oggi, altro che '52! - è oserei dire smisurata.

"Preferisco evitarle, le etichette. Sono gli editori americani ad amarle."
- Patricia Highsmith 

A questo punto penso di avervi dato tutti gli elementi per decidere se vale o meno la pena leggerlo. Intanto che io recupero il film (e Cate Blanchett, già una delle mie attrici preferite, per interpretare Carol è a dir poco perfetta, quindi promette bene), voi ditemi la vostra nei commenti.


16 commenti:

  1. Letto il romanzo, visto il film.
    Proprio l'anno scorso, di questi tempi. Pur apprezzando la modernità della storia - a lieto fine, nonostante il bigottismo degli anni Cinquanta -, l'ho trovata troppo fredda per i miei gusti. Elegantissima, ma infiocchettata, patinata. Leggendola, soprattutto, ho avuto l'impressione che Carol non ricambiasse in toto l'amore di Therese. Ho preferito poco di più il film, sotto questo aspetto, anche se pure mi è comunque mancata la passione, un po' di cuore in più. Penso a cose come La vita di Adele che, checché se ne dica, non si ricordano solo per le scene di sesso. C'è un che di viscerale, lì, nel parlare di un amore al femminile. E, questione puramente soggettiva, preferisco quella sensibilità lì. :)

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    1. Ti dirò, condivido in parte. Anch'io ho trovato questa storia un po' fredda ed anche io fino alla fine non sono stata sicura di cosa provasse Carol, pur comprendendo che la sua situazione personale giocava un ruolo pesante nella sua ritrosia a lasciarsi andare. In questo post ho voluto tuttavia mettere in luce soprattutto gli aspetti positivi del romanzo, primo fra tutti l'attualità del testo: non fosse stato per le atmosfere, mi sarei proprio dimenticata che non è stato scritto oggi.
      Anche io ho adorato La vita di Adele, ed ancor di più la graphic novel da cui è tratto, Il blu è un colore caldo quindi capisco bene di cosa parli, ma non riesco a fare un paragone, perché mi sembrano due storie su due piani troppo diversi. Carol non credo resterà tra i libri indimenticabili, però son felice di averlo letto.
      Grazie per aver lasciato la tua opinione :)

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  2. Come sempre una recensione attenta e dettagliata.
    Non ho letto questo romanzo e non ho visto il film, conosco di "fama" quest'autrice e mi incuriosisce davvero molto.

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    1. Ti dirò, ora che so qualcosa in più su di lei incuriosisce tanto anche me!
      Ti ringrazio per il commento, a presto ^^

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  3. Ho visto il film giusto ieri sera e come tutte le produzioni in cui è coinvolta la Blanchett, è stato molto bello. Credo che il regista si sia ispirato molto alle atmosfere del libro, perché definirei questa regia "poetica". Bello il passaggio citato.
    In generale, credo che l'omosessualità negli anni in cui il romanzo è ambientato sia raccontata in modo delicato e profondo, in questo la bellezza della storia.

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    1. Mi trovi d'accordo, Luz. Non ho letto molti altri romanzi di quel periodo che trattano questi temi, ma ho trovato l'approccio della Highsmith molto fine oltre che realistico.
      Mi fa molto piacere sentire le tue parole positive riguardo il film! Il timore di una grossa delusione quando la pellicola è tratta da un romanzo che abbiamo apprezzato è sempre grande. Forse in questo caso non sarà affatto così :)

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  4. Ciao Julia, ho appena scoperto il tuo blog e trovo i tuoi gusti in ambito letterario molto belli e interessanti!
    Sai che, nella mia vasta ignoranza, non sapevo che il film con la Blanchett fosse tratto da un romanzo? Mi hai proprio incuriosita. :)

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    1. Ciao Adele, benvenuta e grazie mille per i complimenti! :)
      Figurati, anche io la maggior parte delle volte scopro in ritardo certi bei libri, solo dopo che ne è stato girato un film. Il mercato letterario è così vasto che è una continua scoperta! Sono contenta di averti incuriosita, se lo leggerai mi farà piacere sapere se ti è piaciuto ^^
      Alla prossima!

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  5. Ciao! Mi incuriosisce parecchio questa storia, dal momento che ho sentito parlare molto anche del film :-)

    è la prima volta che passo dal tuo blog e ti faccio i complimenti: da oggi ti seguirò volentieri!
    Se vuoi passare a dare un'occhiata anche al mio sito, mi fa piacere!

    lanostrapassionenonmuore.blogspot.it

    A presto e buone letture :-)

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    1. Ciao Silvia, ti do col massimo piacere il benvenuto tra i miei lettori, grazie per esserti unita! :)
      Sì, Carol è una storia affascinante e merita proprio di essere conosciuta, che sia tramite il libro o il film, o entrambi, perché no.
      Passo volentieri dal tuo blog!
      A presto e buone letture anche a te ^^

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  6. Ciao:) Conosco l'autrice e il titolo in questione - quest'ultimo grazie al film - ma non ho mai letto nulla di suo. A pelle questo titolo non mi interessava - non so perchè - ma la tua recensione deve aver toccato dei punti particolari perchè adesso ci sto seriamente pensando!
    Ho trovato poi molto interessante la vicenda editoriale e l'impatto che Carol ha avuto sulla comunità gay. In generale la letteratura - anche oltre il discorso sull'omosessualità - tende ad occuparsi di casi "giganteschi", dimenticando la quotidianità. Mi immagino come dovesse essere per la comunità gay, dove le opere dovevano essere rare e, probabilmente, molto poco realistiche.
    A presto!

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    1. Sono troppo inesperta in materia per dire qualcosa, ma stando alla Highsmith più che una rappresentazione poco realistica quella che la letteratura forniva allora era una rappresentazione dell'omosessuale infelice. La grande novità di Carol fu proprio quella del lieto fine per due donne che si amano. Capisco quel che intendi, anche a me hanno colpito molto i due elementi che citi e credo proprio che se avessi letto la postfazione dell'autrice prima di aver letto il romanzo mi avrebbe spinta ad affrontarlo.
      Se alla fine lo leggerai, sarò molto curiosa di sapere cosa ne pensi!

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  7. Cara Julia,
    dopo anni dalla chiusura del blog cultural-letterario Cipria e Merletti torno con un nuovo blog, in parte simile nell'intento ma completamente rinnovato.
    Spero verrai a dare un'occhiata nelle prossime settimane!

    Irene del blog "Leafing Life"

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    1. Grazie dell'invito, darò senz'altro un'occhiata ^^

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  8. Ciao Julia :-) Non so perché di questo libro non ho mai trovato delle recensioni molto entusiasmanti, quindi la tua permette di aggiungere punti e curiosità per un libro che magari non tutti hanno compreso. Magari la difficoltà sta proprio nello stile di questa autrice oltre, ovviamente, al gusto personale, che è sempre da considerare come cosa principale quando si dà un giudizio. Bella recensione come sempre, sicuramente prima o poi leggerò questo libro, mi hai incuriosito tantissimo :-)

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    1. Mi fa piacere, e ti ringrazio tanto :)
      Sì, il gusto personale c'entra sempre, in alcuni casi - come questo - più di altri. Secondo me è un romanzo con dei meriti oggettivi, ma io stessa l'ho apprezzato maggiormente riflettendoci su a lettura conclusa piuttosto che mentre lo stavo effettivamente leggendo. Sarò curiosa di sapere cosa ne penserai tu poi! ^^

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