mercoledì 4 gennaio 2017

La letteratura è evasione?

Ed eccoci, cari lettori e care lettrici, al primo post dell'anno, che ho deciso di dedicare ad una questione che probabilmente accompagna la letteratura - e forse più in generale le forme d'arte - dall'alba dei tempi, e cioé: la letteratura è davvero una forma di evasione?
Nel corso dell'anno che ci siamo appena lasciati alle spalle me lo sono chiesta più spesso di quanto avessi mai fatto in precedenza. Non credo che, spiegandovi il mio pensiero, verrà fuori un articolo particolarmente lungo perché ho in mente giusto due o tre considerazioni piuttosto lineari; ci tenevo lo stesso a discutere l'argomento con voi, soprattutto perché m'interessa vedere un po' cosa ne pensano al riguardo altri rispettabilissimi appassionati lettori.

E' innegabile che mentre ci immergiamo nelle pagine di un libro o ci lasciamo trasportare dalla visione di un film ci estraniamo momentaneamente dalla nostra realtà personale, direi che su questo non ci piove, è un puro dato di fatto. Quando sento qualcuno dire che leggere è una forma di evasione, però, non penso semplicemente a questo, ma mi sembra piuttosto che s'intenda che chi legge - ed a maggior ragione chi legge tanto! - sia una persona che non vuol far altro che fuggire. Fuggire dalla realtà, dalla propria vita quotidiana, dalle responsabilità, da un concreto confronto col mondo... Per questo è una constatazione che sin da piccola mi ha fatto storcere il naso, anche quando a pronunciarla erano amanti dei libri come me. Davvero leggi per distrarti?, mi chiedevo, perché per me è sempre stato - da che io ricordi - l'esatto contrario: io leggo per concentrarmi. Attraverso i libri non soltanto ho costruito le basi della mia personalità, ma ho acquisito il senso critico che mi permette di rapportarmi alle cose che ho davanti; ho compreso i miei gusti, ho imparato sempre di più a riflettere e a pormi domande, ho imparato l'empatia e a mettermi nei panni degli altri; non solo: ho conosciuto luoghi in cui forse non avrò mai la possibilità di andare fisicamente, ho vissuto storie ed emozioni che chi non si è mai lasciato andare dentro un romanzo non potrà mai neanche immaginare.

Nei libri, in sostanza, non ho - quasi - mai cercato la fuga. Al contrario desideravo e speravo sempre che mi mettessero in difficoltà, ponendomi sotto gli occhi qualcosa che fino ad allora non conoscevo oppure semplicemente perché attraverso le azioni dei personaggi io potessi chiedermi: e se ci fossi stata io in questa situazione, cosa accidenti avrei fatto?

Vi dicevo che nel 2016 mi sono posta più che mai la domanda perché ho potuto constatare con particolare chiarezza il mio approccio alla lettura. Come ormai avrete capito - e come sembra esser stato un po' per tutti - il 2016 non è stato per niente un anno appagante, anzi, è stato costellato di momenti a dir poco bui. Ecco, se è vero che si legge per evadere, sarebbe proprio nei momenti peggiori che ci si butta a capofitto tra le pagine dei libri, giusto? Invece posso assicurarvi che quei momenti peggiori coincidevano anche coi momenti in cui non riuscivo minimamente a portare avanti una lettura; quando al contrario iniziava ad andare un po' meglio, mi scattava subito una smania famelica di leggere di tutto. Perciò per me ormai è comprovato: non leggo per evadere, leggo per restare, per esserci, per essere e sentirmi viva, utile, piena, umana.

E voi, invece? Ditemi la vostra nei commenti, stavolta ci tengo più del solito perché credo sia un argomento che ci tocca tutti.

Vi abbraccio,
a presto!

13 commenti:

  1. Guarda... mi aspettavo che leggendo questo post avrei trovato qualcosa da ribattere, e invece niente. La penso esattamente come te: "non leggo per evadere, leggo per restare". Anche perché, di certo, se leggessi per evadere e sentirmi meglio, non andrei a cercarmi Palahniuk o, che ne so, storie strappalacrime e piene di *feels* - concedimi il termine, ahah. E boh, niente, tutto questo per dirti solo che sono estremamente d'accordo con ogni cosa che hai detto. Spero che questo post venga letto da molti. Intanto lo condivido.

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    1. Ti ringrazio per le tue parole, mi ha fatto molto piacere leggerle e trovarti d'accordo con quanto ho scritto! L'esempio che hai riportato è a dir poco calzante... tra i 16 ed i 20 anni ho letto moltissimo Palahniuk e no, decisamente non è una scelta che fai se l'obiettivo è evadere XD
      Grazie anche per aver condiviso, a presto spero! ^^

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  2. Mi stupisce piacevolmente trovare queste considerazioni all'apertura del nuovo anno, un po' perché mi ci rivedo ed un po' perché ho avuto sin troppi ostacoli ed intoppi per potermici soffermare a lungo e trarne una conclusione sensata.
    Quindi, ecco, mentre attendo l'infusione del té, condivido il mio pensiero.
    La lettura mi ha dato molto: è stata un sostegno in momenti di completa solitudine, un faro alla ricerca di ciò che ero e ciò che sono ma anche un "nemico" da accantonare quanto tutt'attorno si faceva incasinato ed insostenibile.
    Per approcciarsi ad un testo scritto bisogna avere voglia di concentrarsi, di restare e non di fuggire.
    E' possibile trarne insegnamenti, è possibile -come hai evidenziato- sfidarsi e persino scoprire che dei punti cardine della propria personalità potrebbero bellamente andare a farsi benedire insieme alle valanghe di maschere indossate e rattoppate.
    Scelgo quasi sempre (a meno di sòle epocali) qualcosa di stimolante e che sia in grado di darmi dei contenuti.
    Da qui nasce la selettività e il tentativo di tenermi quasi sempre alla larga da quelle creazioni fatte solo ed unicamente allo scopo d'intrattenere, senza "apportare contributi".
    Mi rivedo completamente in ciò che dici e ti ringrazio per questo momento.

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    1. Ma io ringrazio te per questo bellissimo commento, che mi fa sentire pienamente soddisfatta di aver scritto questo post, riguardo al quale ero in realtà un po' indecisa. Forse questa mia visione dell'argomento poteva risultare banale e scontata, poteva essere di poco interesse... Invece sto ricevendo un bel riscontro, non da meno da parte tua. Condivido a mia volta ogni tua parola, grazie per averle condivise con me e chiunque si soffermerà a leggere anche i commenti :)
      Alla prossima!

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  3. Ho toccato più o meno questo argomento con il mio post dedicato alla presunta consolazione offerta dalla letteratura e, sostanzialmente, siamo giunte alle stesse conclusioni: la letteratura non ci distoglie dalla realtà, ma ci aiuta ad immergerci consapevolmente in essa, spronandoci con interrogativi e provocazioni. Anch'io leggo per restare, eccome!

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    1. Mi piace che sta uscendo fuori questa schiera di lettori che leggono per restare, son proprio contenta di aver "lanciato" l'argomento dandomi la possibilità di scoprirlo! Grazie per avermi segnalato il tuo post, corro a recuperarlo!

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  4. Leggere per restare, per conoscere il mondo stando seduti in poltrona o sotto le coperte, al caldo... Leggere per saper ragionare e riuscire a comprendere meglio gli altri, anche quelli che cercano di nascondere il loro vero essere. Leggere per indagare l'animo, il nostro e quello degli altri... Leggere sempre alimentando gli occhi, il cuore, e l'animo!!! Buon 2017 Julia :-)

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    1. Quanto è vero tutto quello che hai detto, l'abitudine di leggere ci rende infinitamente più forti e più ricchi, è un continuo allenare non solo il proprio cervello ma anche la propria sensibilità. Leggere porta inevitabilmente a riflettere, analizzare e tanto altro e credo che questo renda più attenti ed acuti nell'osservare tutto ciò che ci circonda. Nonostante il lettore possa sembrare il soggetto più distratto di tutti, col suo naso infilato tra le pagine... ;)

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  5. Penso che tutti i lettori si interroghino su questo punto, e che ci siano modi e motivi diversi per avvicinarsi a un libro.
    Immagino che tutto dipenda dal tipo di lettura che scegliamo e che cosa vorremmo da essa.

    Io scelgo di leggere libri più leggeri quando sono un po' stressata, perché so che non mi godrei appieno un libro più impegnativo. In quel caso, sì, direi che per me la lettura è evasione.
    I romanzi che amo di più, tuttavia, spesso sono più complessi, necessitano di concentrazione e mi inducono a pormi delle domande e riflettere su un dato argomento. Queste sono le storie che, a mio parere, vanno considerate letteratura, quelle che sopravvivranno alla loro epoca.
    Da questo punto di vista la lettura non è affatto evasione, al contrario! La lettura di letteratura - concedimi il gioco di parole - è proprio quello che ci rende più partecipi e attivi in questo mondo in cui viviamo, come hai detto anche tu. Ci fa prendere le distanze da tutto ciò che è superfluo, tutto quel che abbiamo a disposizione oggi per evadere sul serio (internet, la tv, i social usati nel loro modo più turpe) e farci pensare.

    La mia modesta e del tutto arbitraria conclusione è che la lettura può essere di evasione. La letteratura, mai.
    E a questo proposito, complimenti per questo post per nulla di evasione.

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    1. Ti ringrazio, grazie a te per il commento e per i complimenti :)
      La tua conclusione è acutissima: brava per aver sottolineato questa differenza, che condivido in pieno. Ovviamente capita anche a me di cercare il romanzo più leggero, ma anche in quel caso cerco qualcosa di bello, di ben scritto, con una storia che in qualche modo sappia toccarmi. Nessuno legge soltanto romanzi russi o poemi epici! Quello che ho cercato di mettere in luce, sostanzialmente, era più che altro l'atteggiamento con cui ci si pone nei confronti dell'atto di leggere, che per quanto mi riguarda - appunto - non è per estraniarmi dalla realtà. Con questo non voglio affatto condannare chi legge per distrarsi, sia chiaro ^^
      Grazie ancora per il tuo prezioso intervento, a presto!

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  6. Interessante questo articolo. Fra l'altro, mi ricordo che avevi espresso un'idea simile commentando uno dei miei primi post, un Chiacchiericcio (non so se ricordi). In ogni caso, già lì mi avevi dato da pensare. Ho sempre pensato che leggere fosse il mio personale modo di fuggire. Il tuo commento mi ha fatto realizzare che, in effetti, quando si hanno molti pensieri è difficile concentrarsi a sufficienza sulla lettura. Ho continuato a ruminare su questo pensiero e ora, a vari mesi di distanza, ho l'occasione di esprimere le mie considerazioni.
    Per me la lettura, per tutti i primi anni, è stata evasione. Non per nulla sono partita leggendo fantasy, un genere che amo molto e che si accompagna, generalmente, non solo a una prosa scorrevole ma anche a situazioni "ataviche", se vogliamo, consolanti. Nel fantasy il Bene vice sul Male, ed è bello trovare un luogo, anche solo letterario, dove si possa respirare con facilità. Certo, questo non vale per tutti i fantasy, ma sto consapevolmente generalizzando una situazione abbastanza frequente.
    Crescendo i miei gusti si sono ampliati, fino ad arrivare a una situazione, quella attuale, in cui leggo davvero di tutto. Mi spiego la mia ecletticità dicendomi che, di volta in volta, cerco cose diverse nei libri: riflessione, amore, leggerezza. In base a ciò di cui ho voglia/bisogno, scelgo il libro che fa per me in quel momento. Ma, appunto, non sempre ho bisogno di evasione.
    Credo che il concetto di "leggere per evadere" sia legato ad alcuni generi più che ad altri, tenendo conto del significato che diamo comunemente a quest'espressione.
    Eppure, ho realizzato che anche leggendo i classici o della narrativa meno immediata sto evadendo. Evado da una realtà mediocre (la mediocrità ha sempre una sfumatura negativa, ma in sostanza è poi la semplice routine) e mi immergo nei pensieri di chi sentiva come me ma lo sapeva scrivere meglio. La realtà non mi piace e sento il bisogno di evadere, di circondarmi di Grandi Quesiti e riflessioni senza tempo. E questo è già un altro tipo, a mio parere, di evasione.
    Non so se sono riuscita a spiegarmi o se ho solo scritto un papiro. In ogni caso credo che siano argomenti molto interessanti ma anche molto difficili.
    A presto!

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    1. Più che difficile, credo sia un tema estremamente personale. Ogni lettore ha le sue ragioni prettamente soggettive per leggere. La risposta al perché leggo potrebbe essere anche soltanto perché mi piace, e personalmente sono dell'idea che non esista motivazione sbagliata, finché una persona è aperta all'atto stesso di leggere, finché si rapporta con l'oggetto libro... è già qualcosa. Se poi si tratta di un buon libro, ovviamente, tanto meglio.
      Il tuo ragionamento non fa una piega, e posso ritrovarmici se penso a qualche libro in particolare che troneggia sulla mia libreria o a dei periodi piuttosto lontani. Quel che dici sul fantasy conferma un po' quanto ho scritto nel post, ovvero che generalmente non ho mai letto per evadere: il fantasy, nonostante qualche tentativo, proprio non mi è mai piaciuto. Dei momenti in cui ho cercato una narrativa più semplice però li ho vissuti anche io, come tutti.
      Insomma, è un argomento che sicuramente accompagna le vite di noi lettori ed a cui, forse, daremmo risposte diverse a seconda del periodo in cui ci poniamo la domanda.
      Grazie per aver dato il tuo contributo alla questione :)

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  7. Una riflessione in cui mi ritrovo molto, anche se la leggo solo ora e quindi, purtroppo, non ha accompagnato il mio inizio anno!

    Vorrei aggiungere solo una cosa al tuo post e ai commenti, in cui ho trovato altrettanti spunti di riflessione; se anche una lettura fosse solo "d'evasione", ma fosse scritta onestamente, porterebbe comunque inevitabilmente a empatizzare con una storia e con dei personaggi che non siamo noi, e riuscire a "uscire" da noi stessi per entrare nella mente di qualcun'altro è sempre un momento di crescita. Quindi anche nell'evasione, secondo me, rimane una punta di resistenza :D

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