giovedì 10 agosto 2017

Quella volta che ho lottato per un libro come Carrie Bradshaw per un paio di Jimmy Choo's

Avete presente quelle scene patetiche che vediamo spesso nei film e telefilm americani - o anche proprio da servizi pseudo-giornalistici - che immortalano la pazzia durante i saldi nei grandi magazzini? Non parlo tanto delle orde di gente che si spinge per entrare nel negozio e neanche tanto delle corse a chi arriva primo calpestando impietosamente qualche disgraziato inciampato nei lacci delle sue stesse scarpe; penso più che altro a quelle immagini in cui due persone, più probabilmente due donne, si contendono un paio di scarpe o un qualche capo di abbigliamento. Lo abbiamo visto più di una volta con Carrie Bradshaw in Sex and The City, e sono sicura che cercando su youtube si troveranno veri e propri incontri di wrestling consumati davanti allo stand più succulento. Ecco, ad una persona - uomo o donna che sia - che non nutre un particolare interesse verso le scarpe o che non sa un'acca di moda questo fenomeno non potrà che sembrare inspiegabile. Perché fare ore di fila, sgomitare, litigare, rischiare la vita per un banale oggetto da indossare? Vaglielo a spiegare che si tratta di una giacca di Vivienne Westwood edizione limitata che ora costa l'iradiddio ma prima costava il doppio. Non avrà comunque alcun senso, per l'umano comune, che per quanto ne sa di moda la nonna con le croks fosforescenti spacca.

Ecco, non che io sia invece una patita delle firme, che ci capisca qualcosa delle settimane della moda o che vada in tilt durante i black friday e, più in generale, la moda non c'entra niente con questo post; l'ho utilizzata come argomento introduttivo perché quando penso alle follie che si fanno per qualcosa che ci piace da matti, nella testa mi appare l'immagine di Carrie Bradshaw che picchia qualcuno pur di accaparrarsi le sue adorate Jimmy Choo


Noi lettori, appassionati di libri, abbiamo quanto meno la fortuna di avere una passione relativamente semplice da seguire. Il nostro problema è che il mondo dell'editoria e delle storie pubblicate passate presenti e - non pensiamoci neanche - future è praticamente infinito e dobbiamo vivere con la consapevolezza che la nostra breve vita umana non sarà mai sufficiente per leggere tutto ciò che vorremmo; se riusciamo a venire a patti con questa triste realtà, però, i nostri problemi non sono poi molti: i libri, a meno che non ci mettiamo a cercare prime rarissime edizioni, hanno prezzi accessibili; capita che un titolo da noi desiderato finisca fuori catalogo, però con un po' d'impegno e fortuna quasi sempre si rimedia dal mercato dell'usato; non c'è alcun bisogno di fare a botte nelle librerie, neanche durante i saldi (al massimo, la gente devi picchiarla per portarcela, in libreria). Insomma, la nostra esistenza da bibliofili pare piuttosto tranquilla, vista dall'esterno. Eppure anche noi - più silenziosamente, pacatamente - facciamo le nostre follie a causa di ciò che più amiamo ed è proprio di queste che oggi ho in mente di raccontare. Le piccole o grandi follie che, fino ad oggi, ho fatto per o a causa di un libro. 

Avevo quindici anni ed un'Amica Lettrice (se per caso mi leggi, ciao E.!). Io e l'Amica Lettrice avevamo gusti simili su tantissime cose, opposti su altri. L'Amica Lettrice ad esempio ebbe un'acuta fase vampirismo che a me non sfiorò neanche minimamente; non so se sia stato sull'onda di questa fase o l'attrazione verso la storia d'amore - l'Amica Lettrice era anche molto sentimentale e romantica - fatto sta che iniziò a leggere Twilight di Stephenie Meyer, iniziò a parlarmene tutti i giorni ed io drasticamente dicevo no, ci sono i vampiri e altre cose strane che schifo non lo leggo. Il problema è che io e l'Amica Lettrice, non avendo altri amici lettori, passavamo davvero tantissimo tempo insieme a parlare e fantasticare su ciò che più ci entusiasmava e daje oggi daje domani - come si dice in italiano forbito - ho detto vabbè dai, lo leggo. Sì, perché l'Amica Lettrice era proprio impazzita per questa saga, quanto meno ero curiosa di capire cosa ci fosse dentro, e per Natale mi feci regalare in blocco i tre libri che erano usciti fino ad allora, ovvero Twilight, New Moon ed Eclipse. Ora, i regali li ho scartati il 24 dicembre e la sera stessa iniziai a leggere Twilight; vi posso giurare che il 30 dicembre stavo leggendo l'ultima pagina di Eclipse. La saga della Meyer è stata l'unica che avesse vampiri e licantropi che io abbia mai letto e lo so, lo so, che chiunque apprezzi il genere è schifato dall'idea del vampiro vegetariano, che splende alla luce del sole e altre cose - come dire - particolari che la Meyer si è inventata. Ad una come me, però, che di vampiri e licantropi non m'interessa proprio queste stranezze non diedero alcun fastidio né era la presenza di queste creature che mi seppe tenere incollata alla lettura. In realtà non saprò mai spiegare cos'è che mi appassionò tanto, anche perché probabilmente se riaprissi oggi quei libri troverei insulsa Bella Swan e improbabili i membri della famiglia Cullen (o forse no, chi lo sa). A differenza di molte altre persone però non rinnegherò mai quanto mi siano piaciuti i libri di Stephenie Meyer perché, gente, tenendo presente il target a cui si rivolge ed il genere di letteratura che propone scrive sicuramente meglio di molti altri. La rovina secondo me son stati i film, che sin dalla scelta degli attori mi fecero inorridire, tant'è che non volevo neanche andarli a vedere (fui costretta, ahimè), rendendo il tutto una macchietta, banalizzato dai soliti isterismi che si creano attorno a grandi fenomeni; perché i libri di per sé, almeno letti a quindici anni, avevano una presa enorme sul lettore.
La follia legata alla saga della Meyer, comunque, non è stata leggermi tutti e tre i libri in una settimana, eh no. La follia è stata quando il 2 agosto 2008 è uscito il quarto ed ultimo libro, ovvero Breaking Dawn. Attenzione però, il 2 agosto 2008 usciva in lingua inglese, non si sapeva ancora quando sarebbe arrivata la traduzione italiana. Io e l'Amica Lettrice aspettavamo quel momento da circa due anni. Potevamo, secondo voi, stare ferme con le mani in mano sapendo che esisteva già fisicamente nelle librerie, seppur non nella nostra lingua madre? Dal momento che con l'inglese ce la cavavamo bene - e che, per la curiosità e l'impazienza, l'avremmo tradotto pure dal russo se necessario - abbiamo confabulato e deciso: il 2 agosto andiamo alla Feltrinelli e se lo troviamo lo prendiamo in inglese.
Ora, io ci tengo a sottolineare vari punti. Primo, era il 2 agosto e non sarà stata un'estate torrida come questa ma era pur sempre agosto e faceva caldo, un sacco caldo. Secondo, avevamo quindici anni, nessuna macchina e la Feltrinelli si trovava nella Grande Città, il che significa che dovevamo prendere l'autobus la metro e camminare un sacchissimo ed era agosto e faceva caldo. Terzo, non avevamo neanche l'ombra della certezza di trovare questo benedetto libro, perché è vero che usciva in inglese ma non era detto che il 2 agosto sarebbe già stato esposto anche nelle librerie italiane, perciò poteva anche essere che ci stavamo per fare questo pellegrinaggio totalmente a vuoto (e ripeto: era agosto, faceva caldissimo), infatti durante tutto il tragitto io e l'Amica Lettrice ci guardavamo facendo spallucce dicendoci "tanto non lo troviamo", non per pessimismo, giusto per prevenire la delusione. Invece, dopo ore di viaggio e vari kg evaporati in sudore, arrivammo davanti alle porte della Feltrinelli nella Grande Città. Appena gettammo lo sguardo oltre le vetrate, vedemmo lo stand più bello che avessimo mai visto, tutto pieno di questi mattoncini neri con la scacchiera in copertina. La nostra reazione nell'ordine fu: restare immobili, sgranare gli occhi, prendere fiato, urlare, abbracciarci. La guardia era indecisa se intervenire o meno.


Tornammo a casa sudate e puzzolenti e con le vesciche ai piedi, però con due sorrisi da un orecchio all'altro. Da quella sera stessa iniziammo entrambe a leggerlo, col veto assoluto di non parlarne neanche per sbaglio finché non l'avessimo finito entrambe, perché il rischio spoiler era altissimo ed uno spoiler avrebbe senz'altro posto fine alla nostra amicizia.
Potrete dirmi che non ne valeva proprio la pena, che ci sono tantissime saghe o libri di ben più alto livello rispetto a quella della Meyer; fa niente. Non è che ancora oggi io ci stia sotto chissà quanto. Ne ho semplicemente un bellissimo ricordo adolescenziale, è stata l'unica saga con elementi fantastici che mi abbia coinvolta ed appassionata e l'unica volta in cui sono corsa in libreria il giorno esatto in cui il libro usciva. Consideratelo pure un guilty pleasure, uno scheletro nell'armadio, fatto sta che non me ne pento

Torniamo un po' indietro nel tempo, perché qui frequentavo ancora le scuole medie, la prima per la precisione. Gli anni delle medie sono stati il periodo più oscuro - o quasi - della mia vita, ma guardandomi indietro è stato anche il periodo in cui ho passato in assoluto più tempo fuori casa ed in cui ho frequentato - numericamente parlando - più persone. Avevo tanti amici o presunti tali, ero molto più socievole di adesso e, cercando gli individui con cui davvero divertirmi e trovarmi bene, provavo a stringere amicizia con qualunque tipologia di persona. Ero una ragazzina che metteva tutta se stessa nella costruzione di un'amicizia, il che significa che non appena mi affezionavo un po' scrivevo lettere straripanti i miei sentimenti, che facevo regali, che ero sempre disposta ad aiutare e che prestavo il mio libro preferito. Il mio libro preferito, a quei tempi, era ancora indiscutibilmente Il diario di Anna Frank. Vi ho già accennato diverse volte su come questo libro mi abbia segnata, di come mi rispecchiassi in Anna e nelle sue riflessioni, di come la sua penna mi abbia ispirata a tenere un diario; è stata insomma fondamentale per me sotto diversi aspetti e spesso trovavo conforto nelle sue parole, come fosse un'amica saggia capace di consolarti o tirarti su. Per questo quando conobbi un'"amica" (durò davvero troppo poco per parlare di amicizia) che sembrava avere molto in comune con me, ansie e sogni compresi, decisi di prestarle Il diario di Anna Frank, con tutto che era una vecchia edizione di mia nonna cui ero affezionatissima. Ascoltatemi bene: i libri non si prestano, a meno che non siano familiari o amici talmente stretti che avete le loro chiavi di casa. Quel che accadde con questa specie di amica fu che il libro che le avevo dato con lo stesso pathos con cui mi sarei strappata il cuore dal petto (sì, noi lettori siamo giusto un pizzico melodrammatici) era evidente che lei non lo stesse affatto leggendo, perché al mio chiederle ogni volta che la vedevo: allora? Com'è? Ti sta piacendo?! *-* le sue risposte erano degli imbarazzati sì, dai, è carino... Cosa?! Il diario di Anna Frank è carino?! Le ho dato un po' di tempo, magari le serviva leggerne di più per capirlo... Il problema era che il tempo passava, ma le cose peggioravano: l'amica in questione subì uno di quei cambiamenti drastici incomprensibili ed inspiegabili, che da personcina timida introversa e sfigatella il giorno dopo hai la sigaretta in bocca, limoni con uno che ha la moto ed entri di diritto nel gruppo dei fighissimi. Dell'"amica" a questo punto non poteva fregarmi di meno ma, cavolo, ridammi il mio libro! Glielo chiesi una volta, glielo ricordai la seconda, la terza, di sicuro anche una quarta... ma il mio adoratissimo diario non tornava da me. Secondo voi, potevo accettare una perdita tanto dolorosa? No, ovvio che no. Un bel pomeriggio, dopo la fine della scuola e prima degli allenamenti di pallavolo, mi sono fatta accompagnare da un'Amica Più Fidata. Insieme siamo arrivate davanti alla porta dell'Amica Rapitrice di Libri, suonammo il citofono e poi il campanello; ad aprirci fu sua madre, alla quale chiesi semplicemente: c'è l'Amica Rapitrice di Libri? - Sì, è in camera sua, rispose lei. Io e l'Amica Più Fidata andammo a passo spedito verso la cameretta (per fortuna ero stata in quella casa, un paio di volte) e senza neanche un saluto all'Amica Rapitrice di Libri cominciai a guardarmi intorno in cerca del mio povero Diario di Anna Frank, che giaceva abbandonato su uno scaffale (per fortuna senza segni di maltrattamento). Lo presi, rivolsi un ultimo sguardo all'Amica Rapitrice di Libri - che si era limitata a guardarmi perplessa - ed io e l'Amica Più Fidata ce ne andammo, rivolgendo un cortese saluto alla mamma - che, poverina, non c'entrava nulla.
C'è un motivo, se quando si vuole intimorire qualcuno si dice so dove abiti.

Siccome non mi piaceva il fantasy, un'estate la passai a leggere Le cronache del mondo emerso di Licia Troisi e Le cronache di Narnia di C.S. Lewis, entrambi per intero, due mattoni che non vi dico il peso di tenerli in mano, specie sdraiata sul letto, che se mi avesse ceduto un braccio e mi fossero caduti in faccia mi avrebbero causato un trauma cranico che 'manco Derek Sheperd poteva salvarmi.
La Troisi me l'aveva consigliata la mia compagna di banco di allora che ci stava in fissa, Narnia mi son detta dai, è un classico, proviamoci. Ma direte voi, se non ti piaceva il fantasy che caspita ti metti a leggere due mattonazzi super fantasy? Eh, gente, appunto per quello. L'amore per la letteratura e per i libri era talmente grande che mi sentivo in colpa a non calcolarne proprio una fetta importante, che faceva appassionare come nient'altro molti altri lettori. Era come una terapia d'urto per provare a curare quella parte di me che non accettava elfi, streghe, lotte tra il bene e il male svolte in mondi che non sono questo. Non sono pentita di averci provato, mi dispiace dirvi però che ne sono uscita esattamente come prima: il fantasy non è per me. Ho solo un'ultima speranza, tutta riposta nel maestro Tolkien. Se neanche lui riuscirà nell'impresa, penso che mi limiterò a farmene una ragione.

Altri episodi che possono venirmi in mente son già meno bizzarri e più comuni a qualunque altro appassionato lettore, come quelle volte in cui un libro ti prende talmente tanto che ne leggi metà in un pomeriggio e poi vaghi da una stanza all'altra come un ubriaco, roba che la gente ti parla e tu, nel migliore dei casi, rispondi e agisci col pilota automatico, nel peggiore li guardi con gli occhi sbarrati spaventando a morte il malcapitato, che inizia a chiedersi se sia iniziata l'invasione dei corpi umani da parte di qualche specie aliena.

Ho scritto questo post dopo essermi divertita tanto a rivangare nelle letture d'infanzia col post precedente, soprattutto perché è stato bellissimo leggere i vostri commenti così partecipi e pieni di ricordi. Oggi ero ispirata, volevo proprio scrivere qualcosa, e mi è venuto in mente questo argomento. Non credo ci sia bisogno di sottolinearlo, ma non vedo letteralmente l'ora di scoprire le cose bizzarre, strane, folli che avete fatto voi a causa della vostra passione per i libri (o fumetti!), perciò non esitate a raccontarle nei commenti!


10 commenti:

  1. Allooora *si sfrega le manine*
    Prima di tutto, fai bene a non vergognarti della fase Twilight! Io non sono mai stata una sua fan (non l'ho mai letto, ho visto solo i film) perchè non mi attirano le storie principalmente romantiche, ma a prescindere penso che non ci si debba mai vergognare di quello che ci piace(va), soprattutto perchè anche la saga più bruttina può assumere tutto un altro significato se letta insieme ai propri amici (e quindi legandoci insieme tanti ricordi). Per me una di queste saghe fu proprio la prima trilogia delle Cronache del Mondo Emerso della Troisi XD però l'entusiasmo si sgonfiò subito dopo la seconda trilogia purtroppo (che lessi parecchi anni dopo).

    Follie fatte per manga e libri non ne ho tantissime... anche io ho fatto dei veri e propri pellegrinaggi devastanti per qualche spedizione in fumetteria. Anche nel mio caso: caldo e autobus! Quando ancora non sapevo di poter comprare online XD anche se andare fisicamente in fumetteria con qualche amica è tutta un'altra storia!

    Di recente, la mia unica "follia" è stata recuperare a 30 euro un libro della Rice, "Un grido fino al cielo", da noi piuttosto raro. Puntai l'annuncio prima di un esame all'uni e stavo sempre lì a controllare perchè mi ripetevo che lo avrei preso soltanto dopo averlo passato, per premio XD per fortuna sono riuscita ad accaparrarmelo! Lo avevo già letto in ebook ma mi era piaciuto talmente tanto che dovevo averlo cartaceo! Un giorno vorrei anche prenderlo in inglese, ma dicono che in altre lingue sia molto più facile reperirlo.
    E' una follia di poco conto, tutto sommato! x'D

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    1. Infatti non me ne vergogno affatto u_u ho sottolineato questa cosa proprio perché invece so di molte altre persone che ai tempi ci stavano in fissa con Twilight e la Meyer, poi appena cresciute un po' o passata la moda hanno rinnegato tutto come fosse una grave macchia nel proprio passato. Onestamente non capisco questo atteggiamento, mica siamo nati tutti con un romanzo di Tolstoj in mano, boh. Anche come lettori si cresce col tempo!
      E' vero, è proprio bello quando si può condividere il proprio entusiasmo per qualcosa insieme agli amici :)

      Sì, pure io ho iniziato a comprare online solo negli ultimi anni... quando lo faccio principalmente il motivo sono i prezzi vantaggiosi, o perché compro usato o per sconti concessi da alcuni siti; altrimenti il piacere di andare fisicamente in una libreria o fumetteria - ancor meglio in compagnia - ed uscirne con un sacchetto pieno di belle cose è insostituibile! Anche se pure aprire al corriere e rientrare in casa col proprio pacchetto da scartare ha il suo perché u_u

      Ahahaha, finché andavo all'università anch'io usavo gli esami come pretesto per regalarmi libri (o, più in generale, cose). E poi era meritato in ogni caso: se l'esame era andato bene, per premiarmi; se era andato male, per consolarmi XD
      Bel colpo per il libro della Rice!

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    2. Ognuno ha i propri "scheletri nell'armadio", "guilty pleasure" e compagnia... ma l'importante è divertirsi secondo me, piaccia quel che piaccia :)
      Io da ragazzina ho attraversato la fase un po' "anti-twilight", ma non la esternavo più di tanto e, a ben guardare, sicuramente è una serie migliore di certa roba che va di moda adesso, tipo After e compagnia ò_ò

      "se l'esame era andato bene, per premiarmi; se era andato male, per consolarmi XD"--> vedo che usiamo esattamente le stesse motivazioni x°D mi fa piacere!

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  2. Che dire, un articolo assolutamente originale! Non sapevo bene cosa aspettarmi dal titolo, ma la lettura è stata davvero piacevolissima e mi ha fatta molto immedesimare.
    Prima di tutto, faccio coming out: a 14 anni mi sono innamorata perdutamente della serie di Twilight (scoperta del tutto per caso, poi, perchè non è neanche molto il mio genere, è successo che mi hanno regalato i primi due per il compleanno). Ero in fissa dura e con due amiche abbiamo passato mezzo anno a parlare SOLO DI QUELLO. Adesso non mi entusiasma più in modo particolare (anche se amo L'ospite, altro suo libro), ma non mi vergogno di ammettere questo mio passato da amante di Twilight (#IRegretNothing!).
    Detto questo, non mi vengono in mente troppe follie, solo aneddoti che mi fan sorridere: le nottate su un libro anche se il giorno dopo c'era scuola, parlantina ammorbante su un unico argomento per settimane...
    Cose un po' più particolari. Le cronache del Mondo Emerso e Harry Potter 6 li ho letti due volte di seguito, anche lì c'ero dentro fino ai capellixD
    Poi... Ho letto Jane Eyre dopo essermi innamorata del film (Zefirelli, meraviglioso*-*). Avendo visto il film, conoscevo già la trama, quindi ho saltato a piè pari la parte di Saint John Rivers, quando Jane è lontana da mr Rochester, e sono andata direttamente a quando i due si ricongiungono. Soffrivo troppo, non potevo farcela:( Ci ho messo anni per leggere quella parte lì.
    La cosa di cui sono più orgogliosa - e che è stata pure una follia - è il modo in cui ho iniziato a leggere in inglese. A differenza tua io sono sempre stata una pippa (roba che sono stata rimandata più volte). Avrei voluto leggere in inglese (tutte queste saghe interrotte, argh!), ma non ne avevo il coraggio. Poi hanno interrotto quella che attualmente è la mia saga fantasy preferita. Libri di più di 1000 pagine e piuttosto complessi. Ecco, pur di poterlo leggere, mi ci sono buttata in inglese. Più di 1000 pagine come prima lettura, una serata intera per leggere le prime tre pagine (e senza capirci una cippa)... Ma ne è valsa la pena*-*
    Come vedi, grandi follie non ne ho fatte, però è stato divertente ripensare a questi avvenimenti:)

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    1. #IRegretNothing: ci sto, lanciamolo in difesa di Twilight e del nostro fangirlismo a quattordici anni! Sì, anche io e la mia Amica Lettrice non abbiamo quasi parlato d'altro finché 'sta febbre non ci è passata, quando capitava di trovare altre ragazze appassionate non ti dico, un delirio. Riuscivamo a vedere riferimenti alla storia ed ai personaggi ovunque (tipo se guardavamo un film dove c'era uno che si chiamava Edward si scatenava un pogo), anche dove palesemente non ce n'erano XD insomma avremmo costituito una bella combriccola, se ci fossimo incontrate all'epoca ahahaha
      Beh l'impresa di attaccare a leggere oltre 1000 pagine di inglese non basico non mi pare una cosa da nulla o_o vedi, una forte motivazione fa sempre grandi miracoli. I miei complimenti comunque, io adesso mi sono impigrita e non leggo qualcosa in lingua da anni, che vergogna e che peccato ç_ç
      Grazie mille per aver condiviso questi tuoi ricordi! :)

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  3. Ma che carino questo post! E comunque non hai alcun motivo di vergognarti per aver letto e amato Twilight, indipendentemente dall'età (io l'ho letto all'università, per dire), perché i libri sono fatti per darci emozioni e se un libro ci è piaciuto e ci ha emozionato, anche se ad altri non è piaciuto o non appartiene alla più alta letteratura, non abbiamo alcun motivo di vergognarcene! Le emozioni e i gusti personali non c'entrano assolutamente né con i gusti altrui né con la qualità ;) Tra l'altro anch'io non sono una grandissima amante del fantasy: mi piacciono giusto Harry Potter e la saga di A Song of Ice and Fire (di cui amo follemente gli intrighi politici ma snobbo alla grande la parte fantasy XD), ho in casa Le cronache di Narnia da una vita e non l'ho mai letto e Il signore degli anelli non mi ispira neanche un po', eppure sono felicemente sopravvissuta fino a oggi!
    Per quanto riguarda follie fatte per i libri ammetto di non averne mai fatte, o almeno non che io ricordi, a parte che ai tempi delle superiori ogni volta costringevo i miei a farsi 45 minuti di macchina per portarmi in fumetteria.

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    1. Hai assolutamente ragione sui gusti personali, infatti in linea di massima non mi vergogno di nulla :) ad esempio a volte sono capace di guardarmi certe trashate inenarrabili in tv. Ci sta bene un po' di tutto, come nella dieta alimentare. Anche leggere SOLO letteratura di un certo calibro non è fattibile, ogni tanto bisognerà pur spezzare...
      Pensa, a me neanche Harry Potter è riuscito a scalfire. Ci ho provato ma è più forte di me, mi annoiavo! Dico che la mia ultima speranza è Tolkien perché ho visto solo quest'anno i film de Lo Hobbit e per la prima volta, nonostante fosse un fantasy, sono stata incollata allo schermo per tutti e tre i film, il che mi fa ben sperare. Sull'onda dell'entusiasmo ho acquistato il libro, staremo a vedere quando lo leggerò ^^

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  4. Va beh, Julia....SONO MORTA DAL RIDERE!!! Hai uno stile che rapisce, ironico, freschissimo, fluido e spontaneo. Te lo devo dire: sono un po' invidiosa. Ragazza, scrivi troppo bene! Detto ciò, anche io ho letto la saga di Twilight e devo dire che, a parte il primo volume, che mi è piaciuto abbastanza, dal secondo in poi ho avuto un drastico calo di interesse. Ma, siccome mia madre, in un momento di profondo fraintendimento, ha creduto che mi fossi appassionata al genere e quindi mi ha regalato tutta la saga, li ho letti. Ad oggi confermo la mia teoria iniziale: il primo era carino, gli altri non mi sono proprio piaciuti. In più, da vera fan di Buffy, 'sta cosa dello sbrilluccichio proprio non mi andava giù. Ma dove si è mai visto un vampiro glitterato? Tutt'altra storia è stata invece Le cronache del mondo emerso. Quello è il mio guilty pleasure. L'ho amato moltissimo, anche se già all'epoca avevo notato una certa superficialità nella scrittura. La Troisi faceva delle liste della spesa che non si vedono neanche nei taccuini delle migliori casalinghe alla vigilia di Natale e poi aveva la brutta abitudine di dimenticare dettagli fondamentali delle descrizioni dei personaggi solo per inserirli cento pagine più avanti, cosa che ti faceva tirare certe bestemmie che non ti dico. Eppure, nonostante ciò, nonostante io avessi già il cervello partito per la Terra di Mezzo, Le cronache del mondo emerso mi è piaciuto tantissimo. Avevo anche tradito il mio fantastico Aragorn con Sennar!!! Non ho mai più riletto la saga, per timore di rovinare uno splendido ricordo, ma quei tre volumi sono ancora lì a farmi l'occhiolino. Accanto a quelli di Twilight. :) Ultima cosa: spero davvero che Tolkien ti piaccia. Lo Hobbit è carino, ma non ti aspettare nulla di quello che hai visto nei film. Tolkien lo aveva concepito come un racconto per bambini, quindi è molto scanzonato, con nomi buffi e con tante avventure a lieto fine. Se vuoi il tratto epico, mi dispiace, ma devi buttarti sul mattone e prendere Il Signore degli Anelli. Ma fidati, non te ne pentirai! Un bacione

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    1. Ma senti chi parla, cara Duille, io sono un po' invidiosa di come scrivi TU! XD te l'ho detto più di una volta credo di come rimango esterrefatta dal tuo talento nel trasformare un evento all'apparenza banale in un racconto avvincente e spesso incredibilmente ironico! Va beh, grazie mille per i complimenti, detto da te visto che penso le stesse cose del tuo stile mi fa doppiamente piacere :)
      Ahahahaha che brutta cosa il profondo fraintendimento con tua madre! Pensa, piuttosto avrebbe potuto spendere quegli stessi soldi per regalarti qualcosa che ti appassionasse davvero... e va beh dai è andata così, almeno hai l'intera saga nel tuo bagaglio culturale! La questione del vampiro che luccica etc alla fine è molto soggettiva, perché ad esempio anche l'Amica Lettrice di cui parlo nel post era una fan sfegatata di Buffy eppure non le ha dato fastidio leggere di queste stranezze.
      Credo che la Troisi - oltre alla mia incompatibilità col fantasy - non mi piacesse proprio per i motivi che citi tu qui. Mi ricordo i suoi elenchi della spesa e mi dava proprio fastidissimo la penuria di descrizioni! Quando lo lessi pensai che forse era più adatto ad un pubblico più piccolo o che avesse meno esperienza nella lettura che avrebbe badato meno a queste carenze... Fatto sta che è bello talvolta avventurarsi anche fuori dalla propria comfort zone, e tutt'oggi mi fa sorridere vedere quel mattone occupare il suo posto nella mia libreria.
      Immaginavo che Lo Hobbit fosse molto più sempliciotto rispetto al Signore degli Anelli, in realtà l'ho scelto apposta per iniziare a familiarizzare con la penna ed il mondo di Tolkien. Sono arrivata a metà e posso dirti che mi sta appassionando e che sta scorrendo liscio come l'olio :)

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    2. Intanto grazie mille per i complimenti (immeritati). Riguardo al fantasy, secondo me il problema è che si tratta di un genere molto più difficile di quanto sembri, mette alla prova tutte le doti narrative dello scrittore. Purtroppo nel genere fantasy si concentra tantissima fuffa e spesso anche belle saghe sono rovinate da uno stile poco ispirato. Come nel caso della Troisi. Alla fine il racconto è bello, ma devi fare un atto di fede e chiudere tutti e due gli occhi su certe superficialità narrative. Io, che adoro il fantasy, finora posso contare sulle dita di una mano i titoli che mi sono piaciuti. Gli altri, o sono delle copie brutte del signore degli anelli, o sono storie senza capo né coda (e con personaggi antipaticissimi! Ma perché?) Un bacione fanciulla!

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