lunedì 20 novembre 2017

Confusione, Elizabeth Jane Howard

E' passato un po' di tempo dall'ultima volta che ho scritto una recensione, ma la difficoltà in cui mi trovo in questo momento non dipende solo da questo, bensì dalla quantità esorbitante dei pensieri e delle considerazioni che potrei scrivere riguardo il libro in questione. Forse esagero, ma ho l'impressione che una storia non mi prendesse in maniera così totalizzante dai tempi dell'adolescenza, in certi pomeriggi in cui un bel romanzo appassionante era capace di annullare tutto il resto. Ieri pomeriggio è successo esattamente questo: dopo il pranzo domenicale dalla nonna, mi sono seduta col terzo volume della saga dei Cazalet, di cui mi mancavano cento pagine, e non mi sono mossa - e non ho permesso a nessuno di rivolgermi la parola - finché non ho voltato l'ultima pagina. Quelle ultime cento pagine son forse state le più cariche di tutto il libro, tra un paragrafo e l'altro mi ritrovavo gli occhi lucidi ad intervalli regolari e, soprattutto, il battito cardiaco accelerare come un pazzo. Ma andiamo con ordine.

Confusione, come già ho detto e come tutti saprete, è il terzo volume della saga dei Cazalet, composta in totale da cinque volumi, ormai tutti disponibili ed editi dalla Fazi Editore, della scrittrice inglese Elizabeth Jane Howard. Vi avevo parlato dei primi due volumi - Gli anni della leggerezza e Il tempo dell'attesa - qui e se il mio entusiasmo tanto per lo stile dell'autrice quanto per la storia in sé era già alle stelle, a mio parere con Confusione il livello si alza ulteriormente.

La confusione è quella collettiva, europea, per una guerra che sembra quasi sempre essere sul punto di concludersi, ma poi non finisce mai e che anzi, più passano gli anni e più mostra quanto sia stata atroce; la confusione però è anche quella dei singoli, nello specifico quella dei membri della famiglia che ormai ben conosciamo: quella di Hugh e quella di Edward, due uomini in crisi a causa di una donna, ma per ragioni che non potrebbero essere più diverse; quella di Villy che, sempre più intrappolata in una fitta rete di doveri, si lascia andare ad illusioni platoniche sin troppo ingenue, che presto o tardi scoppieranno lasciandola sola e scottata; la confusione di Rachel, che rimanda la sua vita privata a quando la sua famiglia non avrà più tanto bisogno di lei - ma quand'è che non avranno più bisogno di lei? - e di conseguenza quella della sua amica Sid che, stanca e frustrata, vacilla e si pente; la confusione di Zoë, povera Zoë, prigioniera in un limbo dal quale non è possibile né tornare indietro né andare avanti. La confusione di Louise, che si crede incapace di provare i sentimenti considerati più naturali dall'umanità intera e che per questo si colpevolizza e, cercando di adattarsi, si condanna alla più nera infelicità; e poi la confusione di Polly e Clary, che crescono, fanno del loro meglio per rendersi indipendenti e diventare donne ma poi continuano a pensare che quella maledetta guerra dura da praticamente tutta la loro vita, e chissà come sarebbe andata invece la loro vita se quella guerra non fosse mai iniziata.

Le pieghe che prendono tutte le varie storie in Confusione si fanno sempre più avvincenti, inoltre Elizabeth Jane Howard riesce a regalarci lunghi paragrafi su personaggi secondari o del tutto nuovi, senza mai far sentire il lettore come se ci si stesse allontanando troppo dal tracciato. La maestria con cui Elizabeth Jane Howard domina la scrittura è tale che offrendo brevi scorci sulle vite di personaggi che forse non incontreremo mai più è comunque capace di far affezionare il lettore alla loro storia, di entrare in empatia con uno sconosciuto nell'arco di poche righe. Penso alla storia di Richard, il soldato tornato dalla guerra completamente paralizzato, che Nora decide comunque di sposare: lo spazio dedicato a lui è quello di un mezzo capitolo, eppure è tra i momenti di lettura che più mi ha fatta soffrire. La sua storia così breve e così intensa, della quale quasi desidererei un intero racconto a parte. E poi penso a Jack, il giornalista americano bello ed audace, fotografo di guerra, il cui destino suscita riflessioni che non trovano parole per essere espresse. E poi c'è Angela, che conduce la sua esistenza in sordina alla quale l'autrice dedica righe che restano impresse, e poi c'è Archie, ai quali tutti i Cazalet confidano i propri segreti perché "sei uno di famiglia", invece il motivo per il quale tutti si rivolgono a lui è proprio che, di fatto, non è uno di famiglia.



Oltre alla bella scrittura ed alla trama appassionante, Confusione ha per me un ulteriore pregio. Ho letto molto, dagli undici anni in poi, sulla seconda guerra mondiale: le testimonianze dei sopravvissuti, cronache storiche o giornalistiche, romanzi ambientati in quell'epoca - un'epoca che mi ha sempre interessata per ciò che ha comportato e ciò che ha significato, e che leggendo ho cercato di comprendere. Comprendere soprattutto ciò che ha significato viverla, per chi l'ha vissuta e sopravvissuta. Leggendo Confusione ho compreso che non avevo mai incontrato il punto di vista della gente comune, che dalla guerra era condizionata ma non toccata. I Cazalet non sono ebrei e non stanno sul fronte; non possono fare le cose che facevano prima, fanno fatica a trovare vestiti nuovi, si devono accontentare di mangiare sempre le stesse cose. A Londra spesso scattano gli allarmi antiaerei o cadono le bombe, ma per il resto l'esistenza deve proseguire come al solito: ci si alza, ci si veste, si lavora. Questo argomento è particolarmente scottante per Polly e Clary che, diciottenni, devono e vogliono pensare al loro futuro, eppure tutto ciò che hanno conosciuto è la famiglia, la casa nella campagna del Sussex, le lezioni di Miss Milliment; trasferirsi a Londra è già un gran passo avanti, ma le prospettive sono cose come entrare nelle Wren, diventare volontarie utili, fare un corso di dattilografia e trovare un buon posto come segretaria. Polly e Clary sono le più confuse di tutti, le più perse e se non ci fosse qualcuno come Archie a far da punto di riferimento...
Non avevo mai riflettuto neanche su cosa possa aver provato, la gente comune, quando una volta sconfitti i tedeschi ed iniziata la liberazione, si è venuto a sapere dei campi di concentramento, dei quali fino a poco prima nessuno avrebbe potuto sospettare l'esistenza. Sembra irreale che una realtà come quella, della quale noi a distanza di decenni non smettiamo di stupirci, inorridire, farci domande e non avere risposte, sembra inconcepibile che mentre lo sterminio accadeva le persone non ne sapevano niente. Riuscite ad immaginare di apprendere dei campi di concentramento così, da un giorno all'altro come notizia dell'ultim'ora?
E non avevo mai immaginato la notte in cui la seconda guerra mondiale veniva dichiarata ufficialmente finita, e tutti gli inglesi a far festa fino a notte fonda, stipati attorno a Buckingham Palace per festeggiare con la famiglia reale, che s'affaccia da una delle tante finestre e con un saluto abbraccia il suo popolo.

Confusione si conclude sì con la gioia collettiva, ma anche con la profonda infelicità dei singoli: quella di Polly, che per aver usato tutto il suo coraggio ha avuto in cambio un cuore spezzato; quella di Clary e di un po' tutti i Cazalet che iniziano a rassegnarsi sulla sorte di Rupert; quella di Louise, che davanti a sé vede solo strade sbagliate; quella di Zoë...
Avevo ormai provato l'intero catalogo di emozioni che credevo disponibile, mi apprestavo a leggere l'ultimo paragrafo immaginando si sarebbe trattato di una mite conclusione, che traendo le fila di quanto detto avrebbe lasciato aperto il passaggio verso il romanzo successivo. Invece no, dalla prima riga di quell'ultimo paragrafo gli occhi si sono riempiti di lacrime ed il cuore ha iniziato a galoppare, perché la Howard ha voluto concludere con quello che per me è stato un assoluto colpo di scena, un vero e proprio regalo stracolmo di speranze, un nuovo viaggio che porterà a destinazione in egual misura felicità e complicazioni.

Talmente mi ha presa la lettura di questo terzo volume che è tanta la tentazione di gettarsi subito su Allontanarsi. La curiosità è enorme, eppure mi trattengo: voglio centellinare le pagine che mi restano da passare tra i Cazalet e soprattutto non vorrei mai che, abbuffandomene, mi venissero a noia (cosa che comunque ritengo altamente improbabile).

Non sono soddisfatta di quanto ho scritto, perché molto di più è quanto ho pensato e provato durante la lettura. Tuttavia volevo evitare qualsiasi grande spoiler, e questo di per sé mi frena dall'entrare più nel dettaglio di certe questioni. Non mi resta che invitarvi a discutere nei commenti, se siete già stati ad Home Place (in particolare, se avete già letto Confusione, sono curiosa di sapere se voi vi aspettavate quel finale - mi raccomando però, se spoilerate qualcosa scrivetelo grande e chiaro, per correttezza nei confronti degli altri!), altrimenti posso solo dirvi che dovete assolutamente iniziare la lettura di questa imperdibile saga familiare.

2 commenti:

  1. Ciao Julia, in questi giorni sto leggendo "Tutto cambia" e ti dico solo che mi dispiace che questo sia l'ultimo volume.
    Sin dal primo libro della saga mi sono subito sentita a casa, la Howard riesce a farti entrare in tutti i personaggi, anche se io amo in particolare Polly e Clary.
    Per quanto riguarda il finale di "Confusione", senza spoilerare, dico che non lo immaginavo così.

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    1. Ciao Sabrina, innanzi tutto grazie per esserti fermata a lasciare la tua opinione :)

      Quando arriverò a leggere l'ultimo volume so già che sarò una persona molto triste: è bello, fino ad ora, concludere un volume sapendo che ad aspettarci ce n'è un altro. Ma tutte le storie prima o poi devono avere una fine e, se proprio soffriremo troppo la nostalgia, potremo sempre tornare tra queste pagine.

      Anche io ho un debole per Polly e Clary, ma devo aggiungere anche Zoë: se agli inizi ero un po' infastidita dalla sua superficialità, conoscendola meglio e seguendo il suo percorso di crescita e maturazione è diventata forse il personaggio cui sono più affezionata in assoluto, tra tutti.

      Per quanto riguarda il finale, allora non sono l'unica che è rimasta a bocca aperta! Trovo che la Howard sia stata bravissima nel costruirlo: prima fa di tutto per eliminare ogni briciolo di speranza dal lettore, e proprio quando non ci credi più... ribalta le aspettative. Wow.

      Grazie ancora per il tuo commento, alla prossima!

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