mercoledì 15 novembre 2017

Cronaca di un'avventura

La settimana scorsa la mia solita Amica Lettrice mi manda un messaggio su whatsapp (sì, anche noi lettori ci siamo arresi a queste infime modalità di comunicazione, nonostante continuiamo a sostenere di preferire decisamente una ben più poetica comunicazione epistolare, fatta di carta e penna e chiusa da tanto antichi quanto misteriosi sigilli e se non la utilizziamo è solo per colpa della lentezza delle Poste Italiane) con una foto presa da Instagram (okay, qui non ho scuse) che ritrae un angolino dall'aria calda e confortevole, con una lanterna che rischiara un'ambiente scuro, un bel bicchiere da cocktail poggiato su un tavolino, una pianta verde che si arrampica su una parete. Oltre alla foto, nel messaggio la mia AL scriveva che si trattava di un nuovo locale che ha di recente aperto qui nelle lande desolate dove abitiamo, nello specifico un pub/sala da tè (con un nome stupendo, tra l'altro, ma non posso diffonderlo) nel quale ovviamente noi due dovevamo andare al più presto.

Così ieri pomeriggio l'AL è venuta a prendermi in macchina ed insieme ci siamo dirette verso la zona dove entrambe immaginavamo si trovasse il locale (nb: nessuna delle due è dotata di senso dell'orientamento). Dopo aver fatto una perlustrazione ed imboccato varie lunghe strade più o meno a casaccio, AL decide di fermarsi in un parcheggio e di soccombere alla necessità di chiedere aiuto al navigatore di google maps. Ripartiamo, ed il navigatore ci fa rifare esattamente lo stesso percorso e ci fa fermare esattamente dov'eravamo arrivate prima - il che, se non altro, ha fatto aumentare un po' la nostra autostima (della serie: qui non c'è assolutamente nulla, ma almeno eravamo arrivate nel posto giusto! :D).

Suggerisco allora di cercare il numero civico, perciò l'AL decide di parcheggiare e di fare un giro a piedi per trovare il 32. Le dico che è più saggio se va da sola, perché a causa della mia gamba malconcia sono ancora piuttosto lenta e, se non l'avessimo trovato, sarebbe stato solo uno spreco di tempo; aspetto in macchina, e quando AL torna mi dice: "Allora, lì dove ci sono quelle siepi c'è il 32A che è un cancello chiuso con il citofono, mentre quello vicino deve essere il 32 e c'è un cancello aperto. Secondo me deve essere quello, perché se no mica uno lascia aperto il cancello di casa!"

Quindi scendo, e lentamente e zoppicando arriviamo di fronte al suddetto cancello leggermente aperto. Superata la soglia, tutto ciò che vediamo è una discesa, che finisce con una casa ed una porta chiusa, il tutto immerso nel buio più totale. Subito alla nostra sinistra invece c'è un cancelletto chiuso solo da un gancio, che si apre su un giardino che porta ad un'altra casa dove c'è l'unica finestra illuminata. Wtf, dico io. Proviamo a chiamare il numero del locale trovato online, ma risponde la voce registrata di Vodafone. Fossi stata da sola, di fronte a questo enigma mi sarei arresa e optato per un tè in un locale meno misterioso, ma per fortuna l'AL è dotata di ben più audacia: ha aperto il cancelletto sulla sinistra ed è andata a bussare alla finestra illuminata, dicendo che "Male che va mi prendono per pazza e mi mandano via", mentre io invece mi chiedevo se fosse già scattata l'ora in cui è consentito sparare ad un invasore della proprietà privata; mentre lei tornava indietro - incolume, ma senza alcuna risposta - in fondo alla discesa buia si accende una luce e dalla porta esce una figura maschile: ecco, penso io, questo abita qui e stiamo per fare la più grande figura di cacca di sempre! Vedendo che il figuro si avvicina, riesco a balbettare: "Buonasera... ehm... è questo il pub?" Sì, risponde lui, con mio grande stupore e sollievo.

Alla luce il figuro si rivela un ragazzo poco più grande di noi, sorridente, molto gentile ed educato. Ci presentiamo vicendevolmente con una stretta di mano, ci chiede come abbiamo scoperto il suo segretissimo locale e ci conduce all'interno: da questo momento in poi tutto è stupore e meraviglia.

Midnight In Paris

Mi sono sentita un attimo come Owen Wilson nel film di Woody Allen, Midnight in Paris, dove ad ogni mezzanotte salendo su una macchina viene trasportato negli anni Venti, dove si trova nei salotti e nei locali frequentati dai più grandi artisti ed intellettuali dell'epoca; oppure in un salottino de Il Grande Gatsby; o in una scena di Downton Abbey; o in un capitolo della saga dei Cazalet: insomma, avete capito, siamo entrate e siamo finite negli anni Venti.

Non so descrivervi a parole la bellezza di questo posto. Da fuori non si vede assolutamente nulla, perché le finestre sono oscurate da tende completamente tirate giù, l'ingresso è protetto da una doppia porta. Il mondo esterno non può interferire, varcare la soglia significa entrare in una dimensione intima e privata, fare un salto in un passato che nei film e nei libri ci fa sognare. L'interno è come quello di un appartamento, arredato esclusivamente con divani, poltrone e tavolini d'epoca, con lampade che emanano una luce soffusa. Le pareti rivestite con una carta da parati particolare ed elegante, in giro vecchi bauli da viaggio, grammofoni, un grande camino ed un bel pianoforte. Nella stanza principale si trova il banco del bar, con la parete dietro - illuminata ad arte - riempita con bottiglie di whisky, gin e quant'altro.

Io e l'AL, dopo i doverosi complimenti per il posto e dopo esserci parzialmente riprese dallo shock, ci sediamo ed ordiniamo un tè; il ragazzo ci porta - su un vassoio d'argento - una serie di antiche scatole di latta, con dentro tè in foglie che ci lascia annusare uno ad uno per scegliere, spiegandoci caratteristiche e provenienza di ogni tè (questo viene dall'Africa, questo dall'India...). Quando ci porta ciò che abbiamo ordinato, rimaniamo di nuovo senza parole per come nessun dettaglio sia lasciato al caso: persino gli infusori sono d'epoca, a forma di tazzina e poggiate su un minuscolo piattino, sul quale riappoggiarle una volta tolte dalla tazza. Il miele era in una bottiglia dalla forma particolare col tappo di sughero, tazze e teiera di ceramica bianca... 

Io e la mia Amica Lettrice
C'eravamo solo noi. Le nostre chiacchiere erano accompagnate da musica d'altri tempi che riempiva il sottofondo. E' stato automatico pensare ad Hemingway, F. S. Fitzgerald e tutti gli altri, immaginare di essere lì con una macchina da scrivere o un taccuino, o di andarci per frequentare grandi pensatori e appassionati di cultura. L'atmosfera degli anni Venti è tanto fedelmente ricostruita che sembrava inappropriato il nostro abbigliamento, fuori luogo tirar fuori un cellulare per guardare l'ora (dov'è il mio orologio con la catenina?!).

Mi aspettavo quanto meno un mezzo salasso nei prezzi, invece sono persino più bassi che in molti altri posti. Persino la tessera per diventare soci è costata solamente due euro, che abbiamo dato più che volentieri dato ciò che hanno realizzato. 

Il proprietario - di una cortesia e discrezione squisite - ci ha invitate a tornare quando vogliamo.
Per quanto mi riguarda, ci andrei anche tutti i giorni, in compagnia o anche da sola, portandomi penna e moleskine o un buon libro. Finalmente un luogo fisico che permette di essere altrove, fuori da questo posto e fuori dal nostro tempo. Penso proprio che questo locale piacerebbe tantissimo ad ogni lettore.

10 commenti:

  1. ...però... se è così segreto, e difficile da raggiungere, mi sa che faticherà un po' a camparci...
    Comunque l'inizio della storia, ammetto, mi ha inquietato parecchio: pareva una situazione da thriller! :)
    Meno male che poi tutto è andato a finire bene, anzi benissimo! e sono contento che abbiate trovato un luogo così ameno e rilassante, sei riuscita a comunicarne la gioia con questo tuo post :)
    Un caro saluto e a presto.

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    1. Forse scrivendo l'ho resa più inquietante di quel che era, visto che il cancello dà proprio su una strada che è trafficata e abitata. Non si trattava di un oscuro antro completamente isolato insomma! Però ammetto che di mia iniziativa non sarei mai scesa per la discesa buia, ecco XD
      In realtà credo che il posto abbia già iniziato ad essere discretamente frequentato, visto che ci organizzano anche degli eventi... è un posto che vuol vivere col passaparola e un aiutino dai social. Speriamo che questo basti a mantenerlo in vita!

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  2. ...Che bello! Una sala da the d'altri tempi! All'inizio il tuo racconto sembrava un po' una storia dell'orrore...meno male che è andato tutto bene!

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    1. Eh sì, penso che da sola non l'avrei trovato mai e poi mai... per fortuna che esistono le amiche un po' matte, altrimenti avrei perso l'occasione di questo bel tuffo negli anni ruggenti :)

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  3. L'invidia :) perché non apre anche sotto casa mia? :)

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    1. Ti auguro tanto che succeda, prima o poi! :)

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  4. Anche a me piacerebbe moltissimo un posto così...
    Mi piace moltissimo il tuo blog e mi sono unita con piacere ai tuoi lettori fissi!
    Ti aspetto da me se ti va di ricambiare!
    http://lamammadisophia2016.blogspot.com

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    1. Ciao Benedetta, grazie e benvenuta!
      Ricambio volentieri e passerò presto da te :)

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  5. Ciao Julia! Come sempre un post splendido e divertentissimo! E il pub deve essere un vero sogno! Sai che anche io ho avuto un'esperienza del genere? (senza la parte horror, perché si è svolto tutto in pieno giorno e sotto il sole cocente di fine agosto). Questo locale era in un angoletto di una strada semideserta, senza alcuna insegna e con di fronte un delizioso giardino che, immancabilmente, ti distraeva facendoti perdere la fermata! ^_^ Ma una volta trovato...LA MERAVIGLIA! Io me ne sono innamorata! Quindi sono doppiamente felice che tu abbia trovato un luogo magico in cui rifugiarti per sentirti un po' altrove, come dici tu. Conosco bene la sensazione! E magari un giorno, se ci incontreremo, me lo farai conoscere! ;) Nel frattempo, un bacione virtuale!

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    1. Va beh, io di questo tuo commento mi sono soffermata sul "se ci incontreremo" con aria sognante! *-* Ti ci porterei volentierissimo!
      Locali simili iniziano a prendere piede per fortuna, per me è stata una vera sorpresa perché pur trovandoci alle porte di una grande città, il posto in abito - e quelli limitrofi - son pur sempre piccoli paesi dove luoghi più originali o di nicchia fanno fatica a nascere e sopravvivere. Anche se ammetto che negli ultimi anni le cose son molto migliorate rispetto a quando ero adolescente e di posti dove andare proprio non ne esistevano... Sigh.
      Lieta che anche tu abbia il tuo "altrove" speciale! Magari anche tu, un giorno, me lo farai conoscere ^^

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