mercoledì 6 dicembre 2017

Il mulino sulla Floss, George Eliot

Solitamente, quando si vuole parlare di un libro, si comincia col raccontare la trama. E' raccontando il che cosa succede che poi ci vien facile spiegare anche quali riflessioni e sentimenti quelle pagine hanno suscitato in noi e, spesso, la trama costituisce anche il nucleo fondante del romanzo. Esistono poi dei capolavori, come Il mulino sulla Floss, nei quali la trama è niente più che un pretesto per dire ciò che intendevano dire. Il fatto che parli della famiglia Tulliver e della loro disfatta economica a causa dell'avventatezza paterna, non è poi così importante; il classico evento scatenante che fa partire una storia poteva essere questo come qualunque altro, perché ciò che veramente è importante all'interno del romanzo di Geroge Eliot - pseudonimo di Mary Ann Evans - è il personaggio di Maggie. Tutta l'opera ruota attorno a lei, si concentra su ciò che lei significa, all'epoca in cui fu scritto così come ancora oggi. Maggie è il centro assoluto anche quando a stento compare nelle pagine, perché il lettore attento - il lettore che ha voluto comprendere cosa l'autrice stesse cercando di raccontarci - non fa altro che cercarla, sia anche soltanto in uno sguardo che qualcuno le rivolge, in un commento fatto alle sue spalle, nel suo stare in piedi in disparte e persino nelle sue assenze. E sempre, sempre, si continua a sperare che nonostante i venti contrari e la mancanza di cure, ella riesca infine a sbocciare. 

Ma ovviamente non è così, e state tranquilli, non è uno spoiler, anzi trovo che sia piuttosto qualcosa che dovreste sapere prima di approcciarvi alla lettura. Anch'io sapevo che Maggie non ce l'avrebbe fatta, anche se mi restava da scoprire in che senso non aveva speranza di riuscita; il destino d'infelicità di Maggie è qualcosa che si presagisce sin dalle prime pagine, fin da quando lei è soltanto una bimbetta dalla pelle, dagli occhi, dai capelli troppo scuri, contrari al vittoriano canone di bellezza che vuole le figure femminili - piccole o grandi che siano - delicate, angeliche (un termine che ho imparato quasi a detestare), fatte dalla testa ai piedi di colori tenui, bionde e bianche e soavi e leggere, fuori come dentro. Perciò poco importa che Maggie abbia due occhi grandi che si spalancano sulla luce della sua intelligenza, sulla sua fame di conoscere e d'imparare: non ha l'aspetto giusto e per di più i suoi capelli non ne vogliono neanche sapere di farsi arricciare come si deve - né la piccola accetta con pazienza di lasciarsi aggiustare - e l'aspetto - il continuo sottolineare l'erroneità dei suoi tratti scuri - è il primo, banale segnale di come Maggie sia collocata nel posto sbagliato.

Nella parte prima del libro, che racconta l'infanzia di Maggie e di suo fratello maggiore Tom presso il mulino di Dorlcote - appartenente ai Tulliver da generazioni - oltre agli occhi di Maggie, alla sua voglia di leggere pur possedendo ben pochi libri, all'amore ed all'ammirazione per il fratello che gonfiano il suo petto di bimba, ciò che più mi ha colpita è il dualismo di Mr. Tulliver, il padre di Tom e Maggie, il quale da un lato si entusiasma per l'intelligenza di sua figlia e l'orgoglio paterno non può far a meno di irrompere nelle sue parole quando parla di lei - o di ridere per qualcosa di sconveniente che la piccola ha fatto per difendersi dalle critiche della madre e delle zie, che mai smettono di perseguitarla; Mr. Tulliver ammira Maggie con l'interesse e la soddisfazione con la quale ci si gusta un'opera ben riuscita, eppure è un uomo che non supera neanche di un passo la mentalità dei suoi tempi, e dice spesso cose come questa:
"Mi sembra un po' peccato, però" disse Mr. Tulliver "che sia il ragazzo ad aver preso dalla parte di sua madre, invece che la piccina. E' questo il peggior guaio dell'incrocio di razze: non si può mai calcolar giusto cosa verrà fuori. La bambinetta tiene da me, intanto: è il doppio più sveglia che Tom. Troppo sveglia per una donna, ho paura" continuò Mr. Tulliver, scotendo dubbiosamente il capo prima da una parte poi dall'altra. "Non è un gran male fintanto ch'è piccolina, ma una donna troppo sveglia non val più che una pecora dalla coda lunga: non crescerà di prezzo per questo"
Oppure questa:
"Capisce tutto quello che si dice, che l'eguale non s'è mai vista. E la sentiste leggere: correntemente, come se sapesse già tutto prima. E' sempre sui libri! Ma questo è un male... un male" soggiunse con tristezza, reprimendo quel suo biasimevole entusiasmo; "è inutile che una donna sia tanto intelligente; non può portarle che dei fastidi, ho paura. Ma, Dio la benedica!" e qui l'entusiasmo stava evidentemente riprendendo il sopravvento "lei può leggere i libri e capirli meglio che quasi tutte le persone grandi".
 Ecco il quadro entro il quale s'inserisce la figura di Maggie, figura unica, fragile, a mio avviso soffocata. Maggie è come un uccello cui sin dal momento in cui esce dall'uovo vengano legate le ali, cosicché pur avendo in sé l'inevitabile premessa (e promessa) che un giorno volerà, l'esperienza del volo non potrà neanche venirgli in mente e, chissà, forse gli sembrerà addirittura sbagliata. Non a caso Anna Luisa Zazo nell'introduzione riporta un'espressione di Antoine de Saint-Exupéry, il celebre padre de Il piccolo principe, il quale definì le conseguenze della miseria che impedisce agli esseri umani di sviluppare le loro potenzialità come Mozart assassinato: un bambino che avrebbe in sé la natura di Mozart ma non diventerà mai Mozart perché la miseria glielo impedirà, e dunque in quel bambino Mozart viene assassinato.

Questo è esattamente ciò che accade a Maggie, sebbene il suo assassino non sia la miseria (nonostante anche lei, così come il fratello ed i genitori, dovrà affrontare un grave rovescio di fortuna) quanto invece la società in cui vive: Maggie è una donna in una società di uomini e la sua autenticità femminile è al tempo stesso la sua forza e la sua condanna. Maggie è dotata di un animo grande, sensibile alla bellezza dell'arte e della cultura, ma anche immensamente bisognoso di affetto, di amore, un bisogno che per tutta la vita verrà solamente frustrato.

A dimostrazione che Maggie è una donna in un mondo di uomini, la sua esistenza sembra essere scandita dalle figure maschili: il padre, il fratello Tom, Philip, Stephen. Uomini per i quali Maggie proverà forme diverse ma altrettanto importanti di amore, e che a loro volta la ameranno senza però mai saperla proteggere e difendere davvero.

Mr. Tulliver, come abbiamo visto, esalta e mortifica lo spirito di Maggie in egual misura; la ama e la protegge dalle lingue lunghe delle donne di famiglia, ma troppo presto il sostegno che poteva ricavare dalla figura paterna le vien meno, quando guai legali ed economici prenderanno il totale sopravvento sulle giornate di Mr. Tulliver e quasi non si curerà più della sua piccina: diventerà Tom, a quel punto, il figlio prediletto, perché in quanto uomo potrà farsi strada nel mondo e risanare il nome e l'onore dei Tulliver - al contrario di Maggie, che nulla può e nulla conta.
E poi abbiamo Tom che, sin da quando erano bambini, non ha mai ricambiato Maggie con la stessa tenerezza che lei gli riservava anche quando non l'avrebbe meritato. Tom si è sempre eretto e creduto un modello di rettitudine, al contrario di Maggie che non aveva mai fatto altro che sbagliare e rovinare tutto; il suo amore di fratello si dimostra con durezza, con il voler dare l'esempio a quella sorella femmina incapace di esercitare la forza di volontà sullo scellerato sentire e che, secondo lui, dovrebbe limitarsi a sottomettersi ed obbedire a chi, come lui, può fare qualcosa di concreto.

Philip è forse l'unico che ha realmente compreso la natura di Maggie, che ha scoperto la sua curiosità ed il suo smisurato desiderio di conoscere, il suo amore per i libri e la vivacità nascosta, schiacciata dai doveri; ma Philip è il figlio gobbo dell'acerrimo nemico di Mr. Tulliver, l'avvocato Wakem, un rancore di famiglia trasmesso di padre in figlio, cosicché Maggie sarà frenata dal legarsi al giovane Philip tanto dal rispetto per le volontà paterne, quanto dalla prepotenza del fratello. Tuttavia non so dire quanto il sentimento di Maggie verso Philip sia semplice affetto e riconoscenza, e quanto vero amore. Non è un caso, però, se l'autrice attribuisce all'unico uomo capace di amare Maggie per ciò che realmente è, una sensibilità femminile, dovuta all'esperienza di Philip che, a causa della sua deformità, ha trascorso una vita solitaria, decisamente più contemplativa che attiva, dedita all'arte che è al tempo stesso rifugio, salvezza ed espressione di sé. Con Philip, Maggie può tirar fuori il Mozart assassinato che ancora esiste dentro di lei, ma è un rapporto senza futuro e dunque ancora una volta - più volte, anzi - l'animo più vivo di Maggie verrà messo a tacere.
Infine c'è Stephen, che costituirà l'ultima e più ardua prova per Maggie, una lotta interiore tra la propria felicità e quella degli altri: la verità, però, è che a Maggie non viene mai data una vera e propria scelta. Stephen, come tutti gli altri uomini nella vita di Maggie, non fa altro che decidere per lei, senza pensare che Maggie abbia tutto il diritto di decidere da sola della propria vita.

Ma - mi chiederete forse voi - Maggie è proprio l'unica altra donna in questa società di uomini? Ovviamente no, nel senso che altre figure femminili s'incontrano in queste pagine; sì, o quasi, se intendiamo Donna nel vero senso del termine, donna con un carattere, una personalità, con un'interiorità complessa e tormentata. Le altre figure femminili sono donne da salotto, i cui argomenti non si spingono oltre le mura domestiche ed i pettegolezzi di paese. 
Le uniche eccezioni sono forse Mrs. Moss, unica zia paterna, che compare poco ed è una donna sovraccaricata da troppi bambini, troppo lavoro e pochi soldi, ma al di là del suo aspetto povero e stanco si percepisce una solidità molto più vicina a Maggie, e non è un caso se quest'ultima preferisce la zia Moss a tutte le fastidiose ed insulse zie materne.
Soprattutto però l'eccezione è Lucy, la cugina di Maggie a lei contrapposta sin dall'infanzia tanto per l'aspetto quanto per il temperamento: tanto Maggie è scura, quanto Lucy è chiara; tanto Maggie è discola, quanto Lucy è una bimba buona ed educata. Le ritroviamo insieme quando sono ormai delle giovani adulte e sebbene Lucy si faccia apprezzare per la sua dolcezza, la sua generosità e per quell'allegria spensierata assolutamente giusta alla sua età (e che Maggie non ha mai potuto conoscere) non si può riconoscere in lei una pari della nostra protagonista. Nonostante questo, quando tutto va a rotoli Lucy è l'unica capace di superare i pregiudizi e, nonostante avrebbe avuto tutto il diritto di sentirsi tradita dalla cugina, è proprio lei l'unica capace di crederle e di perdonarla.

Un'altra cosa viene senz'altro da chiedersi visto quanto si è detto, ovvero se Maggie sia una donna che combatte, che si ribella a tutto questo o se semplicemente si arrende. Dal mio punto di vista, questa è una questione spinosa che potrebbe essere interpretata in maniere differenti; io non ho assolutamente visto Maggie come un personaggio arrendevole, purtroppo però lei combatte non contro chi la soffoca bensì contro se stessa: gli aguzzini del suo animo sono infatti sempre persone che lei ama con tutta se stessa, primo fra tutti il fratello Tom. E dunque Maggie non si sognerebbe mai di ferire con le proprie azioni le persone che per lei sono tutto, e per questo si condanna, credendosi lei quella incapace di dominarsi e di fare ciò che è giusto. Maggie si sente in colpa tutta la vita - quando da bambina causa qualche dispiacere a Tom e lui non le dà mai il sollievo del perdono, quando a causa dei problemi economici della famiglia lei non può far altro che lasciarsi scorrere il tempo addosso in casa e qualche volta prova della rabbia per tutto quel vuoto e subito se la prende con se stessa per essere così egoista, quando i genitori son tanto più disperati di lei; quando vorrebbe tanto accettare e proseguire l'amicizia con Philip Wakem, ma con questo farebbe un immenso torto al padre ed al fratello; quando vorrebbe gioire delle attenzioni di Stephen, ma questo cagionerebbe il dolore sia di Philip che di Lucy; per tutto questo, Maggie sempre si sente in colpa.

Maggie conduce allora la sua lotta con l'unica arma che le sembra di possedere: la rinuncia. Di volta in volta, rinuncia a ciò che vorrebbe per il bene di chi tanto ama, senza che questi solitamente si rendano conto del suo sacrificio, né tanto meno da tali rinunce Maggie ottiene  qualcosa in cambio. Rinuncia a Philip, rinuncia a Stephen, più di una volta rinuncia persino a sfamare la sua mente, smettendo di leggere e smettendo di sognare. Quando la lettura torna a far breccia nelle sue giornate, è come se la porta su un'esistenza migliore si spalancasse, una visione che le rende insopportabile il suo presente e le fa sentire quasi che sarebbe meglio evitare di spalancare quella porta. Nel corso della sua vita, Maggie tenta più volte di annullarsi, nella speranza di smettere di far soffrire le persone a cui vuol bene, e di smettere di sentirsi così tormentata. E' Philip che ogni volta che la incontra tenta di dissuaderla da questo folle ed ingiusto proposito, ma Philip da solo non basta a combattere la mentalità di un'intera epoca e fetta di società. 

La disperazione di Maggie arriverà ad una tale portata, che persino uno spirito vivo come il suo quasi coverà un desiderio di morte, nella quale quel tormento che mai l'ha lasciata libera cesserà infine di stringerla in quella morsa fatale nella quale sempre è vissuta. Ma in un certo senso, Maggie è già morta, perché il Mozart è stato lentamente assassinato.

George Eliot, pseudonimo di Mary Ann Evans, pubblicò Il mulino sulla Floss nel 1860, creando con la figura di Maggie un'eroina (o forse dovremmo dire un'anti-eroina?) letteraria senza precedenti e probabilmente senza successivi eguali. A lungo le analisi dell'opera si sono soffermate su questioni sì interessanti, ma che a noi paiono del tutto in secondo piano rispetto al valore femminista del romanzo, sebbene nessuno gli abbia attribuito tale significato per molto, molto tempo; d'altronde, all'epoca furono in molti a voler vedere nella storia de Il mulino sulla Floss la condanna di un personaggio come Maggie - interpretazione rassicurante, per le convenzioni vittoriane - senza comprendere a chi o cosa la condanna fosse effettivamente rivolta.

Vi ho parlato soltanto di Maggie perché, come detto all'inizio, lei è il centro assoluto dell'opera, ma il talento assoluto di George Eliot ha creato dei personaggi a tutto tondo anche nei comprimari, primo fra tutti Tom, la cui indagine psicologica e la cui crescita - che all'inizio seguiamo da vicino, passando assieme a lui gli anni di scuola - è così dettagliata, sottile che quasi impariamo a prevedere le sue azioni, tanto lo conosciamo bene. E se da una parte non possiamo tollerarlo per come calpesta senza ritegno la sorella, dall'altra dobbiamo necessariamente sostenerlo ed ammirarlo per il modo in cui, mettendosi in spalla tutti gli errori paterni, sin da giovane si rimbocca le maniche e lotta per rimediare, costruirsi un futuro avulso da macchie cagionate da altri e restaurare una serenità familiare. 
I parenti, presenti in larga misura (sopratutto quelli materni, il clan dei Dodson), sono squisiti stereotipi, difetti ed eccessi della vastissima realtà umana.

Non era facile, a quell'epoca, farsi notare nella scena letteraria inglese, perché erano gli anni di Dickens, di Collins, di Thackerary, di Elizabeth Gaskell; eppure le opere di George Eliot non solo riuscirono ad attirare l'attenzione, ma riscossero lo stesso successo dei suoi colleghi. E non mi stupisce, perché nella penna della Eliot ho trovato quasi qualcosa che supera tutti loro: c'è un senso di universalità dentro questo romanzo che è difficile da spiegare, quel che dice e come lo dice in qualche modo non ha mai smesso di essere vero e noi, donne e uomini della modernità, ce ne rendiamo conto dal primo rigo.

Ora so che si parla troppo poco di George Eliot e si parla troppo poco de Il mulino sulla Floss, un po' in ombra rispetto al successivo Middlemarch (c'è bisogno che io dica quanto desidero procurarmelo e leggerlo al più presto?). Per me, nonostante tutto, è stata una lettura scorrevole, dalla quale nonostante i caratteri minuscoli e la densità delle pagine non avrei mai voluto staccarmi; è stata una lettura impegnativa, semmai, dal punto di vista emotivo, perché Il mulino sulla Floss è in fin dei conti una lenta ed inesauribile tragedia, che ti risucchia e ti mastica e ti sputa e ti calpesta esattamente come accade ai sogni di Maggie. Nonostante questo, c'è tanta bellezza dentro, la bellezza che è propria dell'arte e che sta all'osservatore saper cogliere.

Non è un mistero che la letteratura inglese sia tra quelle maggiormente in grado di appassionarmi. Se vi chiedete il perché, provate a leggere Il mulino sulla Floss, poi ne parliamo.

A presto

7 commenti:

  1. Ciao Julia, questa tua analisi (perché chiamarla recensione mi sembra assolutamente riduttivo) mi ha tenuta attaccata allo schermo per tutto il tempo! Hai scritto divinamente e hai spiegato in modo approfondito e chiaro il tuo punto di vista. Nel leggerti, mi sembrava di sentire tutta la tenerezza che provavi per la povera Maggie, sembrava che accarezzassi tutti i personaggi, era come immergersi in un lago di velluto. Insomma, bellissimo. E ti dico di più: io di questo romanzo non so assolutamente niente. Non ho mai sentito parlare dell'autrice né della sua produzione (mea culpa) eppure non riuscivo a non restare rapita dalla tua narrazione. Inoltre, hai usato delle frasi bellissime: la mia preferita è "il lettore non fa altro che cercarla". Mi è venuta la pelle d'oca. A parte questo mio momento fandom spintissimo, devo dire che questo romanzo sembra essere una rappresentazione perfetta dell'epoca vittoriana, in cui i personaggi femminili risultano sempre perdenti. Mi è venuto in mente un romanzo tedesco dello stesso periodo, Effi Briest, molto diverso in tanti sensi, ma che incarna un po' questa fallimentarietà strutturale del femminile nelle società europee di quell'epoca. Appena il personaggio cerca di emanciparsi in qualche modo, viene punita duramente, nel peggior modo possibile. In più credo che tu abbia colto nel segno parlando della rinuncia. Effettivamente, è uno degli strumenti che le donne di tutti i tempi usano come gesto di amore supremo. E probabilmente è proprio questo che lo rende così attuale, così universale, come hai detto tu. Insomma, aggiungo subito questo romanzo alla wishlist e penserò alle tue splendide parole quando lo leggerò! ;) Un bacione fanciulla.

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    1. Ciao Duille! Mi fa sempre piacere trovare un tuo commento, ma in questo caso sono particolarmente felice che il post ti sia piaciuto, perché come si evince sia da quanto ho scritto che da cosa ho scritto che ho amato particolarmente questo romanzo, i suoi personaggi ed il messaggio che trasmette. Quindi grazie di esserti letta questo papiro, di averlo commentato così a fondo e per le belle parole che spendi sempre per ciò che scrivo, grazie davvero :) (fandom spintissimo nei miei confronti mi ha fatto troppo ridere, ahahaha!)
      Ammetto che mi ha un po' stupita il riferimento ad Effi Briest perché l'ho letto (l'anno scorso mi sembra) e non mi era piaciuto proprio per niente, né la scrittura dell'autore ma neanche i personaggi, e soprattutto la protagonista! Leggendo altre recensioni ho trovato quasi solo persone concordi con me, quindi se invece tu l'hai apprezzato mi incuriosisce molto il tuo punto di vista!
      Di Effi ad esempio non mi è rimasto nulla, non riuscivo ad entrare in empatia con lei mentre leggevo così come in generale il libro di Fontaine mi ha trasmesso sensazioni blande e indefinite; proprio il contrario di ciò che ho ricevuto dalla scrittura di George Eliot, la quale ha saputo rendere (almeno per me) estremamente reale, solido e concreto tutto ciò che narrava. Mentre leggevo Il mulino sulla Floss ogni tanto mi sembrava di essermi svegliata da un sogno, perché davvero vedevo davanti a me i personaggi o le scene che l'autrice andava descrivendo. Un potere evocativo a dir poco raro ed intenso. Poi, certo, c'è sempre di mezzo una questione di gusti e sensibilità personali. Intanto sono veramente contenta di averti fatto conoscere George Eliot, spero tanto che leggerai presto qualcosa di suo e che ti piacerà quanto è piaciuta a me! :)
      Un bacione a te.

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    2. Ciao Julia, forse sono sembrata troppo entusiasta nel descrivere il parallelismo con Effi Briest, perché, in generale, il romanzo di Fontaine non è piaciuto per niente neanche a me. L'ho trovato faticoso, pesante e, a dirla tutta, dimenticabilissimo, il che mi fa pensare che Fontaine non faccia per me, pur essendo un classico della letteratura tedesca. Salvando le distanze, però, ci ho trovato la stessa tematica sociale che indicavi come centrale ne Il mulino sulla Floss, anche se, certamente, meno incisiva. Quindi, se Effi Briest mi ha lasciato qualcosa, è il desiderio di leggere qualcosa di meglio sulle tematiche del femminile ed è qui che arrivi tu, mia cara grillo parlante, a consigliarmi quello che spero sarà il nuovo parametro di confronto per ogni altro romanzo sul tema che mai leggerò. :D Un bacione.

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    3. Okay, ora ho capito molto meglio il tuo punto di vista! Grazie per esserti presa la briga di tornare a chiarirmi le idee :)

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    4. Ma figurati! Mi fa un grande piacere chiacchierare con te di libri (in realtà, mi piace chiacchierare con te di qualsiasi cosa) ;). Un bacione.

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  2. Amo le storie incentrate su protagoniste forti, con personalità ben definite, e non assoggettate all'uomo di turno. E non mi dispiacciono neanche le storie tragiche, non perché io sia particolarmente sadica, ma perché ti coinvolgono maggiormente.
    Hai ragione, come titolo non è molto rinomato, un vero peccato.

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    1. Da quanto mi scrivi, direi proprio che Il mulino sulla Floss potrebbe rientrare nei tuoi gusti! E' un titolo sicuramente conosciuto tra gli amanti della letteratura inglese, ma in ombra rispetto ad altri romanzi più spesso citati ed esaltati. So che nel 2018 la Fazi stamperà qualcosa di suo, che sia l'inizio di una bella riscoperta!
      Grazie per esser passata ed aver commentato!

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