martedì 2 gennaio 2018

Ultimi bagliori del 2017 parte #1: libri belli

Cari lettori, care lettrici,
non ho dedicato l'ultimo post dell'anno alle top ten, ma ciò non significa che non avessi proprio intenzione di farne! E' un'occasione troppo ghiotta per chi si occupa di libri e altre forme d'arte e intrattenimento, una bella occasione per ripercorrere a ritroso il proprio anno di letture nonché una scusa in più per chiacchierare amabilmente di ciò che più ci ha appassionato. In realtà, quest'anno non riesco a fare una vera top ten perché in totale ho letto solamente quindici libri: una vera e propria vergogna per chi consacra la propria vita di lettore al superamento delle reading challenges! Ma io non sono tra questi, perciò sì mi dispiaccio un po' di non aver letto di più, di non essermi mantenuta almeno nella mia media – che gli anni passati è sempre rimasta sulla trentina di volumi letti – però pazienza, ho affrontato alcuni romanzi molto lunghi e diversi titoli che sono già certa non scorderò più, perché sono ormai entrati nel mio personale bagaglio culturale.

Tra questi, ci sono Il circolo Pickwick che ha risposto alla mia esigenza di leggere almeno un Dickens all'anno, e che come vi ho detto più volte è sicuramente uno dei libri più divertenti e spassosi che mi siano mai capitati tra le mani; è anche il romanzo che vi consiglierei più caldamente tra tutti quelli che ho letto, in barba alla sua gigantesca mole che tanto una volta iniziato non si riesce più a smettere, ed arrivati alla fine ci si dispiace pure che non ce ne sia ancora.

Di tutt'altra pasta è invece Uccelli di rovo dell'autrice australiana Colleen McCullough, un romanzo che non capisco proprio perché gode di una pessima fama, tanto che spesso quando l'ho nominato ho visto persone indietreggiare arricciando il naso; se qualcuno conosce il motivo della brutta reputazione di questo libro per favore me lo spieghi, perché la prosa della McCullough è coinvolgente come poche ed ha saputo trasportarmi lontano, nella sua sconfinata Australia, per seguire l'epopea di una famiglia e soprattutto della protagonista indiscussa di queste fittissime pagine: Maggie Cleary, un'eroina letteraria dal temperamento e dalla forza d'acciaio, che non ha nulla da invidiare alla collega Rossella O'Hara.

E se parliamo di storie familiari, come non citare la meravigliosa saga dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard, che ho proseguito leggendo il terzo volume, ovvero Confusione, che al momento vanta la posizione di preferito tra i libri della saga. Fortunatamente sia il quarto che il quinto volume sono a portata di mano sullo scaffale, e rientreranno di sicuro tra le letture dei prossimi mesi (anche se pensare di concludere la storia dei Cazalet, mi mette una tristezza infinita...).


Mi dà poi non poca soddisfazione vedere di essermi dedicata anche a letture di stampo storico, prima col bellissimo nostrano Canale Mussolini di Antonio Pennacchi del quale ho abbondantemente parlato nella recensione dedicata, e poi con Io non mi chiamo Miriam dell'autrice svedese di Majgull Axelsson, ultimo libro affrontato nel 2017 del quale mi farebbe molto piacere parlarvi fintanto che il ricordo è ancora fresco. Due titoli molto lontani per nascita e intenti, per tecniche narrative e protagonisti, che in comune hanno soltanto il periodo: gli anni Quaranta, affrontati con uno spirito che non potrebbe essere più diverso di così – uno tipicamente italiano, che svuota la fatica e la malinconia in un bicchiere di sana ironia; l'altro col piglio forte della scrittura d'inchiesta, mescolato alla delicatezza della memoria. Due romanzi storici agli antipodi, ma ugualmente eccellenti e retti su una minuziosa documentazione.

Il mio sodalizio amoroso con la letteratura classica inglese è stato ben rimpolpato – oltre che da Dickens – dall'amata Jane Austen con Mansfield Park e dalla felicissima scoperta di George Eliot con Il mulino sulla Floss.


Per l'ambito della non-fiction figurano due soli titoli: L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello del celebre neurologo-scrittore Oliver Sacks e poi E l'uomo incontrò il cane di Konrad Lorenz, di cui ahimè non vi ho parlato qui sul blog. Si tratta di un breve libriccino edito da Adelphi nel quale il padre della moderna etologia si concentra sulla specie canina, spiegandone l'origine, il comportamento, le abitudini, le capacità, il linguaggio sempre in bilico tra divulgazione scientifica e ricordi personali dell'autore con i cani della sua vita, in quel modo mai freddo e sempre denso di quell'amore che legava Lorenz agli animali. Lo consiglierei ovviamente a chiunque condivide la propria vita con un cane, a chiunque sta pensando di adottarne uno e sì, anche a chi dei cani ha paura.

Bene lettori e lettrici, questo era il mio riepilogo di letture del 2017, che è stato un anno particolarmente ricco anche di bellissime serie tv, delle quali forse farò un riepilogo a parte per evitare un post troppo logorroico. Detto ciò, spero che il vostro anno sia iniziato nel migliore dei modi e che abbiate già il naso tra le pagine di un ottimo libro!

Alla prossima ♥

4 commenti:

  1. Sono del parere che l'importante non sia la quantità di libri letti, ma la loro qualità: il fatto che molti si siano imposti come indimenticabili è un traguardo più eloquente di qualsiasi contatore! Attendo con curiosità il tuo parere sul romanzo della Axelsson e concordo sulla bellezza assoluta di Confusione, forse il mio preferito fra i volumi dedicati ai Cazalet. Fra i titoli da te citati che non ho ancora letto, mi interessa soprattutto Il mulino sulla Floss, chissà che non mi riesca di leggerlo proprio quest'anno!

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    1. Te lo auguro, perché è veramente un romanzo intenso e scritto divinamente, che non può deludere un'amante della letteratura classica. Inoltre George Eliot merita di essere letta e citata di più, perché purtroppo mi sembra godere di meno popolarità rispetto ad altri autori ed autrici dell'epoca vittoriana.
      Cercherò di scrivere il prima possibile la recensione sul romanzo della Axelsson! Il periodo di festività mi ha vista poco attiva, e di conseguenza ho diversi post arretrati che sgomitano tutti insieme.
      Grazie di esser passata e di aver commentato, a presto! ^^

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  2. Anch'io chiudo il mio vecchio anno con pochissime letture. Sia per essermi dedicata a tanto teatro, per il quale scrivo oltre a tutto il resto, sia perché non ho fatto della mia estate il solito sprint di un 4 o 5 libri come minimo (l'estate è sempre un periodo ghiotto per gli insegnanti).
    Tutte belle le tue letture. Concordo sul conoscere tutto ciò che ha scritto Dickens leggendone uno all'anno almeno, perché è uno di quegli autori che si devono "attraversare" per apprezzare un romanzo. Bel ricordo la lettura di Uccelli di rovo.
    Per quanto riguarda gli altri titoli, ne terrò conto. :)

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    1. Poche letture ma buone anche per te, spero! :) e speriamo anche di recuperare in questo nuovo anno ai mesi mosci di quello scorso.
      Dickens è uno degli autori che più amo in assoluto, per fortuna pur avendo letto alcune delle sue opere più famose, la sua produzione è talmente vasta che mi mancano tantissimi titoli. Nel 2018 di sicuro affronterò Oliver Twist.

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