martedì 17 aprile 2018

Fahrenheit 451, Ray Bradbury

Giuro, non farò manfrine sul tempo già trascorso tra l'ultimo post e questo qui. Alla fine la verità è che è colpa delle stelle: sono del segno dei gemelli, e ciò fa di me una personcina incostante perché sin troppo curiosa, entusiasta verso i più disparati rami di realtà. Detto ciò, già da diverso tempo ho concluso la lettura di un libro che non mi pare giusto lasciare in ombra, trattandosi di un celebre classico moderno come Fahrenheit 451 del signor Ray Bradbury.

Non so bene il perché, ma nella mia testa - anche se sono ben consapevole che non centrano nulla l'uno con l'altro - ho sempre associato Fahrenheit 451 Il buio oltre la siepe, letto e discusso ormai due anni fa (ma perché il tempo scorre così in fretta, perché!). Credo che la ragione di questo collegamento abbastanza inopportuno dipenda dal fatto che nella mia testa questi due titoli rappresentavano i massimi esempi di classici moderni della letteratura americana, cosa probabilmente vera, anche se non potrebbero essere più diversi per genere, trama, stile e struttura. Molto meno importante, i due titoli sono lontanissimi anche per quanto riguarda il mio gradimento personale: Il buio oltre la siepe resterà uno dei libri della vita, Fahrenheit... boh.

Fahrenheit 451 è una distopia, pubblicata per la prima volta agli inizi degli anni Cinquanta. L'intuizione di Bradbury è geniale: crea un ipotetico futuro dove, come vuole il genere cui il libro appartiene, le persone fanno parte di una società controllata, dove ogni forma di pensiero critico o soggettività è completamente annullata. Oltre a questo, Bradbury inserisce in questo quadro il peggior incubo di ogni appassionato lettore, studioso, amante della parola scritta: i libri sono severamente vietati, chi ne possiede viene considerato un sovversivo e prontamente viene appiccato il fuoco sulla sua abitazione. In un riuscitissimo ribaltamento delle parti gli addetti ad appiccare il fuoco sono i pompieri. Il protagonista che ci guida attraverso questa tristissima realtà è proprio uno di loro, Guy Montag, un pompiere fatto e finito che, una briciola alla volta, prende coscienza dell'oscurità dei suoi tempi e tenta nel suo piccolo di fare qualcosa per squarciare il velo che ricopre la sua città.

Dunque, devo dire che da questo breve romanzo mi aspettavo molto di più. Sarà per la sua fama, per quanto e come ne ho sempre sentito parlare, ma mi aspettavo davvero uno di quei libri che ti spaccano la testa in due, ci riversano dentro un sacco di cose che ti sconvolgono ed a lettura conclusa non sei più lo stesso di prima. Devo dire che questo fenomeno è avvenuto in piccolissima parte, e tutta concentrata nella prima metà del libro, che considero senz'altro la migliore. Capire il tipo di società che Bradbury ha costruito, e vedere pagina dopo pagina quanto lontana si è spinta l'ignoranza e la cecità delle persone, fa un effetto immancabilmente nauseante sul lettore, che difficilmente non resterà indignato dal riconoscere - ahimè - moltissimi aspetti di quella che è diventata la nostra quotidianità.

Ci sono parti che ho sottolineato, ci sono momenti in cui ci si ferma a riflettere o ci si sente come davanti ad una ineluttabile verità; tuttavia non sono entrata in forte empatia col protagonista, ed ho fatto un po' fatica a seguire con partecipazione la sua avventura dal momento in cui diventa un sovversivo ed un ricercato. Una cosa che mi è dispiaciuta parecchio, inoltre, è che un personaggio poetico come Clarissa compaia così poco, e sia alla fine puramente strumentale per ingranare la trama. Avrei apprezzato molto di più se l'autore ci avesse permesso di conoscerla meglio, di seguire da più vicino i suoi colloqui con Montag e, soprattutto, di scoprire con chiarezza dove sia finita.

Tuttavia, ciò che ci tengo a riconoscere a quello che viene considerato il capolavoro di Ray Bradbury, è la semplicità con cui è scritto, il linguaggio tanto accessibile da poter catturare sia i ragazzi che si stanno appena avvicinando alla lettura, sia a mio avviso un non-lettore. Lo trovo un romanzo fruibile veramente da tutti, e tale semplicità estrema può forse andare a discapito dell'opera quando incontra una lettrice rompiscatole come me che ad un libro chiede di più, ma ha per l'appunto il grande pregio di poter appassionare un pubblico forse più vasto.

L'avessi letto da giovanissima, forse l'avrei apprezzato senza riserve, e sono comunque felice che i professori di letteratura nei licei scelgano di consigliarlo. Sia mai che, tra un musical.ly ed uno snapchat qualche ragazzino/a si fermi a fare un ragionamento un attimo più complesso. 

4 commenti:

  1. Ciao Julia!
    È da un bel po' che non leggo romanzi di genere distopico, anche se i due grandi classici come 1984 e Il mondo nuovo li ho molto apprezzati.
    Mi spiace che questo romanzo non abbia soddisfatto le tue aspettative, ma quando si tratta di un'opera famosa e acclamata da tanti è facile che ciò accada.
    Io non l'ho ancora letto, ma conto di farlo presto.
    Per quanto riguarda le strane associazioni mentali, nel tuo caso Fahrenheit 451 a Il buio oltre la siepe, posso dirti che mi sento confortata perché accade anche a me di associare cose completamente diverse, e a volte non riesco a capirne il perché. Ad esempio io ho sempre associato le carte da gioco (quelle napoletane) al macinino per il caffè, e ogni volta che vedo una delle due cose subito penso all'altra. Solo recentemente ho capito il motivo. La prima volta che ho visto un macinino è stato a casa di mia nonna, e lei teneva, e tiene tuttora, il macinino e il mazzo di carte nello stesso angolo della credenza, l'uno a fianco all'altro.
    Viva le stranezze! 😁

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    1. Ciao Alessandra! Grazie mille per esserti fermata a commentare, ma soprattutto per aver condiviso questo piccolo aneddoto, trovo dolcissimo e pieno di affetto. E' affascinante come il cervello metta insieme certi pezzi, talvolta minuscoli, a nostra insaputa. Eppure quando ne scopri il motivo, molto spesso ha perfettamente senso!
      1984 credo sia il distopico per eccellenza, anche se ne ho letti pochissimi dubito che un altro romanzo possa in qualche modo superarlo. Il mondo nuovo invece mi manca, magari lo considererò come lettura futura :)

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  2. Ciao Julia! La tua recensione di Farhenheit 451 mi trova completamente d'accordo. Io adoro i distopici, di tutti i tipi, forme e gradazioni e sono rimasta abbastanza perplessa da questo romanzo di Bradbury, che secondo me manca della forza che i distopici ben scritti hanno. Anche io ho notato che la prima parte del romanzo è più solida e interessante, mentre nella seconda parte perde un po' di mordente. Quello di cui ho sentito molto la mancanza soprattutto è la sensazione di claustrofobia e di angoscia che questo genere trasmette di solito, al punto che, sinceramente, non ricordo molto della trama del romanzo. Orwell non lo batte nessuno, e questo è un dato di fatto, ma sicuramente anche Il mondo nuovo è un paio di gradini sopra il romanzo di Bradbury, così come Il racconto dell'Ancella, che è stupendo (e quello sì che ti spacca la testa in due e ti riversa dentro tante di quelle cose che, a lettura conclusa, non ti riconosci più). Un bacione fanciulla, grazie per questa bella recensione! :)

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    1. Grazie a te per i consigli, prendo nota dei titoli che mi state segnalando per quando vorrò di nuovo fare un salto nel mondo della distopia. Il racconto dell'Ancella ormai lo conoscevo (e come potrebbe essere altrimenti, con tutto il successo che ha avuto!), ma Il mondo nuovo lo conoscevo solo per il titolo, non gli ho mai prestato grande attenzione. Ora mi avete incuriosita :)
      Per il resto siamo d'accordissimo su Fahrenheit, il che mi rincuora perché temevo di essere io a non averlo capito bene o ad essermi persa qualcosa!
      Un bacione a te!

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